C’è una cosa che mi tormenta da sempre: è il prezzo psicologico.
Da quando si usa? Davvero fa vendere di più? Davvero inganna il povero cliente?
Il ritorno comunque deve esserci. La mia ricerca sul catalogo settimanale distribuito a pioggia:
- Famila fa segnare un 35% di “9″ sul totale delle cifre a catalogo,
- anche alla COOP non scherzano (il 30% dei numeri sono dei nove)
- il Bennet è a circa il 25%
Cose simili:
- Ci voleva #Sanremo per vedere gli italiani su Twitter
- 300.000 sono pochi?
- “Il cliente affezionato è un costo”
- Sull’economia dell’abbondanza – di post (solo per blogger)

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Aggiungi alla tua ricerca il mio fruttivendolo, che sabato aveva in offerta a 0,99 euro le banane e le pere. Che io ho prontamente acquistato.
Ciao Gianluca,
Complimenti per la ricerca.
Non per minimizzare il tuo interssante contributo ma devo dire che dal 1982 (quando vivevo in quella nazione) ho visto in Inghilterra quello che adesso sta prendendo il sopravvento anche in Italia grazie all’avvento dell’ euro; il prezzo psicologico.
Le differenze?
- 9 pounds e 99 pences
- 22 anni di ritardo ancora una volta.
Un abbraccio
Pier Luca
Lo stesso si osservava in Germania, dove addirittura ogni mattina venivano (e vengono tuttora) proposti programmi per le casalinghe in cui si reclamizzano i prezzi più bassi del giorno. Esattamente come fa Lidl da noi (che infatti è tedesca).
Io penso che la ggente (si, quella con due ggì di cui parlano le statistiche) sia satura di “nove”.
In questo senso in Ikea sono molto più avanti… come dimostra la foto qui sotto!