"IL MARKETING NON E’ EQUO": LICENZIATA

Fa obiezione di coscienza ai corsi di marketing e strategia e viene licenziata dalla bottega “equa e solidale”.

Il marketing come l’esercito e l’aborto?

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7 Commenti

  1. Pubblicato 11 novembre 2004 alle 9:17 AM | Link Permanente

    Ma le bottege equo-solidali sono operee pie?
    Secondo me tutto questa avversione per il marketing deriva dalla confusione che alcune persone hanno nel cranio.
    La nike sfrutta i bambini: colpa del marketing! La montedison inquina: colpa del marketing! Ho paura che certe letture parziali siano errate come approccio al marketing (No-Logo).
    Anche le bottege equosolidali hanno bisogno di analizzare il mercato, di stendere strategie e di operare delle scelte. E tutto ciò, con buona pace dei “no global”, con un occhio al profitto, perchè altrimenti non si mangia.

  2. Pubblicato 12 novembre 2004 alle 10:38 AM | Link Permanente

    non ho letto il caso di Padova ma avendo lavorato un po’ nell’equo solidale mi sento di dire che la conclusione di Byron è un po’ distorta: “con un occhio al profitto, perchè altrimenti non si mangia” non è applicabile totalmente a questo tipo di gestione. Intorno a queste botteghe ruota molto volontariato, il cui “profitto” non è moneta, ma altro. Inoltre, la bottega “fa profitto” quando sostiene i progetti promossi. Certo: le botteghe in Italia fanno parte di almeno due grandi circuiti che muovono miliardi e le cui strategie sono ben differenziate. Ma l’idea di profitto mi pare resti un po’ eccentrica rispetto a quella “lineare/geometrica” del marketing (cosa da cui deriva anche un po’ la schizofrenia dell’ambiente).
    Scusate l’intervento di un profano.

  3. Pubblicato 12 novembre 2004 alle 10:41 AM | Link Permanente

    ps: l’immagine che le botteghe equo solidali danno di sé alla gente che non le frequenta, probabilmente riassunta nei primi due paragrafi del commento di Byron, è sicuramente “un problema di marketing”. :-)

  4. Pubblicato 12 novembre 2004 alle 11:56 AM | Link Permanente

    è vero, io non frequento i negozi equosolidali (nel mio piccolo paese non ce ne sono).
    Non capisco però come si possa dire che sia un po’ distorta l’idea che un negozio equosolidale debba comunque campare!
    So benissimo che l’obiettivo principe di questi esercizi commerciali non è il profitto. Tuttavia almeno il pareggio in bilancio dovrebbe essere ricercato!
    Il mio commento, comunque, voleva essere contro la demonizzazione del marketing, del fatto che il profitto (in qualsiasi forma) sia necessario affinchè l’esercizio in questione continui ad offrire i prodotti e i servizi che crede giusto offrire.
    Per sintetizzare: l’obiettrice del marketing in questione, secondo me, pecca moltissimo di presunzione! Tutto qui.
    F.to un altro profano! [Per ebi: cosa s'intende per idea di profitto lineare/geometrica del marketing?]

  5. Pubblicato 12 novembre 2004 alle 2:02 PM | Link Permanente

    Chiunque abbia visto i punti vendita La Tortuga a Padova e Venezia avrà pensato che di “solidale” han ben poco…

  6. lorenzo
    Pubblicato 10 dicembre 2004 alle 8:31 AM | Link Permanente

    occorrerebbe aggiornarsi: a quanto ne so alla tipa era stato offerto di corrisponderle lo stipendio fino al termine del contratto, anche se rimaneva a casa, e quella … ha voluto solo creare il caso.
    Riguardo i negozi di Padova e Venezia, conosco quello di Padova e posso dire che la sede prestigiosa è dovuta colpo di fortuna (gli eredi hanno finito col mettersi daccordo nel venderela ad un ente solidale) e ci sono decine di persone che prestano volontariamente la loro opera, per spirito di solidarietà. Se poi fanno corsi dove insegnano a ttrattare con cortesia la gente, a non spazientirsi, a preparare le vetrine e non so cos’altro non ci vedo proprio nulla di male. Parla un disoccuopato cinquantenne che va su tutte le furie a sentir parlare di marketing e consulenza aziendale.

  7. lorenzo
    Pubblicato 10 dicembre 2004 alle 8:31 AM | Link Permanente

    occorrerebbe aggiornarsi: a quanto ne so alla tipa era stato offerto di corrisponderle lo stipendio fino al termine del contratto, anche se rimaneva a casa, e quella … ha voluto solo creare il caso.
    Riguardo i negozi di Padova e Venezia, conosco quello di Padova e posso dire che la sede prestigiosa è dovuta colpo di fortuna (gli eredi hanno finito col mettersi daccordo nel venderela ad un ente solidale) e ci sono decine di persone che prestano volontariamente la loro opera, per spirito di solidarietà. Se poi fanno corsi dove insegnano a ttrattare con cortesia la gente, a non spazientirsi, a preparare le vetrine e non so cos’altro non ci vedo proprio nulla di male. Parla un disoccuopato cinquantenne che va su tutte le furie a sentir parlare di marketing e consulenza aziendale.

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