
… era l’appello (ironico ma non troppo) di Golem (RadioRai1) di questa mattina, a proposito del neuro-marketing, che riprendeva l’immancabile articolo – sul – marketing – spiegato – al – popolo di Repubblica e un altro sul marketing – un – tanto – al – kilo nello stile di Focus.
Il tentativo di scannerizzare la mente umana per trovare la formula magica che apra il portafoglio, oltre a puzzare di vecchio come le teorie economiche degli anni sessanta (quelle con lo schema unidirezionale produzione -> marketing -> vendita, per capirci), non funzionerà , e per un semplice motivo: non conviene economicamente.
Un po’ come il one-to-one marketing, tutto bello tutto fico in teoria, ma costoso e quasi mai conveniente nella realtà . Per fortuna ogni corteccia cerebrale di essere umano è profondamente diversa (quando esistente), e la scannerizzazione (o risonanza magnetica, per la precisione) costerebbe di piu’ di tutte le lattine di bibita di Pepsi o Coca Cola che ogni uomo potrà mai acquistare nella sua vita.
Cose simili:
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Secondo me la storia dell’opinione pubblica è ciclica. E adesso a ritornare è il “caro” vecchio Vance Packard, apocalittico giornalista che con le sue indagini ci fece diventare tutti dei publifobi.
Funziona un po’ come le leggende metropolitane: dai un’appparenza di realtà, cita studi ed università, fai leva sulle paure della gente e trova un bersaglio
Secondo me la storia dell’opinione pubblica è ciclica. E adesso a ritornare è il “caro” vecchio Vance Packard, apocalittico giornalista che con le sue indagini ci fece diventare tutti dei publifobi.
Funziona un po’ come le leggende metropolitane: dai un’appparenza di realtà, cita studi ed università, fai leva sulle paure della gente e trova un bersaglio
Ciao Gianluca,
Avevo letto anche io delle notizie sull’argomento tempo fa e (a cominciare da quelle su “Repubblica”) mi erano sembrate così improbabili da non ritenerle degne neanche di un commento.
Vedo che l’onda continua e traggo spunto dal tuo post per rifletterci ora.
Esistono, quasi certamente, oltre ai bisogni consci anche bisogni inconsci o subcosnci che, in sintesi, finchè non vengono stimolati sono “latenti”.
Questa è l’area che – come dicevo – dagli “ignoranti” viene definita della manipolazione di marketing.
Da qui ad arrivare al neuro marketing c’è di mezzo la neuro (nel senso di “domicilio” psichiatrico)
Non il marketing, non la psicologia non la psichiatria attuale sono delle scienze nè sociali nè, tantomeno, naturali/esatte.
Accumunare discipline nel tentativo di farle diventare una scienza mi appare una bufala di scarso livello.
Un abbraccio
Pier Luca
Ciao Gianluca,
Avevo letto anche io delle notizie sull’argomento tempo fa e (a cominciare da quelle su “Repubblica”) mi erano sembrate così improbabili da non ritenerle degne neanche di un commento.
Vedo che l’onda continua e traggo spunto dal tuo post per rifletterci ora.
Esistono, quasi certamente, oltre ai bisogni consci anche bisogni inconsci o subcosnci che, in sintesi, finchè non vengono stimolati sono “latenti”.
Questa è l’area che – come dicevo – dagli “ignoranti” viene definita della manipolazione di marketing.
Da qui ad arrivare al neuro marketing c’è di mezzo la neuro (nel senso di “domicilio” psichiatrico)
Non il marketing, non la psicologia non la psichiatria attuale sono delle scienze nè sociali nè, tantomeno, naturali/esatte.
Accumunare discipline nel tentativo di farle diventare una scienza mi appare una bufala di scarso livello.
Un abbraccio
Pier Luca