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Nel nome del Prodi…

…ovvero il branding politico all’italiana.

Avevo già nominato il centrosinistra italiano come possibile miglior autogol comunicazionale del 2005. Pare invece che ci si stia lavorando: da Rep. alcuni passaggi interessanti dal punto di vista marketing.


Repubblica.it/politica: Gad, trovato il nuovo nome: “Unione per la democrazia”

Il centrosinistra ragiona sul rapporto degli esperti di marketing


[...] Sul tavolo dei dirigenti ulivisti, infatti, è appena arrivato il rapporto-sondaggio che lo staff prodiano aveva commissionato un mese fa alla Gpf&Associati, lo studio di esperti di marketing politico guidato da Giampaolo Fabris. Il documento si intitola appunto “La denominazione di un nuovo soggetto politico: il Centrosinistra”. Sessantaquattro cartelle, ricche di analisi e di quadri sinottici, frutto di una rilevazione condotta attraverso “sei colloqui di gruppo a carattere esteso e proiettivo, con un campione corrispondente all’elettorato potenziale”, nelle tre città principali di Milano, Roma e Napoli, e tra fasce di elettori di centrosinistra e indecisi.

Ma non era il caso di fare prima l’indagine di mercato, poi lanciare il prodotto (la GAD e la FED), anzichè viceversa?

[...] L’indicazione finale sul nome della coalizione, “Unione per la democrazia“, è stata tratta proprio dalle risposte fornite dal campione interrogato da Fabris.

La fantasia al potere, non c’è che dire.

[...] Ecco perché, in questa fase di impasse, diventa importante per certi aspetti decisivo il nome della Cosa. È un “fattore-chiave per gli intervistati”.

Ricordate la Daewoo che diventa Chevrolet?

Ma prima di dare indicazioni costruttive sul nome futuro, il rapporto compie una sana opera distruttiva sulle sigle esistenti. “I nomi attualmente in circolazione – si legge nel documento – soffrono di una complessiva debolezza rispetto alla forza evocativa e alla ricchezza semantica del nome ‘Casa delle Libertà’”. “Gad” suscita reazioni “fortemente negative” (qualche risposta-tipo del sondaggio: “non comunica niente”, “è un nome duro, freddo”).

Ma no? Per fortuna che ci sono gli esperti di marketing!

“Alleanza” agita invece reazioni “ambivalenti” (ma al fondo evoca essenzialmente un accordo di tipo tattico, tra soggetti diversi e con scopi incerti). “Grande Alleanza Democratica” va meglio per i contenuti che riflette, ma risulta “poco coinvolgente” (è “generico e privo di impatto”).

Più semplicemente, è ttroppo lungooo.

La conclusione propositiva degli esperti, a questo punto, è chiara. Gli elettori chiedono un nome “capace di esprimere l’identità del centrosinistra”. Questo nome deve incardinarsi intorno a due concetti essenziali. Il primo è “Democrazia”. È fortemente alternativo al concetto di “Libertà” evocato nel nome del centrodestra.

Interessante. Da approfondire. Che forse l’Ulivo nel 2001 abbia perso quindi per quel payoff che diceva “Democrazia e’ libertà”, nella foto?

E soprattutto declina a tutto tondo i valori del centrosinistra, “sia sul piano istituzionale (le regole e le procedure) che su quello fattuale (il benessere individuale e quello comune)”. Un insieme di valori, insomma, che “segnano il superamento della dicotomia individuo-collettività”, e che evocano “un alto contenuto etico e morale di richiamo a valori universali”. Il secondo è “Unione”. Come “convergenza di principi e di intenti”. Oltre tutto, estesa su un duplice livello: “alla coalizione, ma anche all’elettorato: il senso della collettività, il ‘noi’, l’idea comunitaria e di appartenenza”.

Unione, unione, dove l’ho già sentito?

Il messaggio prioritario che l’opposizione dovrebbe veicolare, attraverso il suo “marchio”, è insomma il “bene comune”. Perché – come conclude il rapporto di Fabris – “se il termine ‘democrazia’ denota per gli intervistati l’identità istituzionale del centrosinistra, e quello di ‘unione’ ne rimarca la cifra espressiva, il concetto di bene comune rappresenta la chiave di accesso valoriale alla coalizione”.

Eccoci. Ci siamo. Due nomi. Infinite combinazioni tra cui scegliere. E’ il momento per veri esperti di marketing!

Con tutti questi elementi di riflessione e di valutazione sul tavolo, i leader si sono consultati, per ora ancora a livello riservato e informale. Hanno scartato diverse ipotesi intermedie. Lo stesso Fabris suggerisce nel suo studio, tra le altre, la formula “i democratici”: facilmente associabile a slogan brevi ed efficaci (L’Italia dei democratici, I democratici per il futuro)”. Ma la pre-esistenza già considerata talvolta culturalmente “egemonica” dei Ds (i Democratici di Sinistra) rende questa ipotesi difficile da percorrere.

Eppoi, dopo le elezioni americane, chiamarsi Democratici avrebbe portato bene…

Allo stesso modo, il rilancio della “vecchia ditta”, l’Ulivo, è preclusa dai veti di Mastella e Bertinotti.

L’Ulivo, vecchia ditta ma con una brand awareness al 99%, sarebbe stata una scelta troppo scontata e banale per farsi pagare una consulenza di marketing, sia pure politico. E allora, diamo la colpa a Bertinotti e Mastella, che sono bravi incassatori, via.

Per questo, in attesa di mettere l’accordo nero su bianco in un incontro che potrebbe svolgersi entro questa settimana, Prodi, Fassino, Rutelli, D’Alema e gli altri dirigenti della coalizione si sono orientati verso una sintesi semantica e simbolica: “Unione per la democrazia”, appunto. O magari, con una piccola variante, “Unità per la democrazia”.

Unità? Eh no. Abbiamo scartato Democratici per l’assonanza, e allora Unità?

Se questo sarà il nome, la discussione sul simbolo non è invece neanche iniziata. Una sola cosa è sicura. Da qualche parte l’Ulivo rimane. “Quel marchio è nostro – si sono detti Prodi e i vertici della Quercia – e nessuno ce lo può togliere. Se non lo possiamo utilizzare per tutta la coalizione, quello diventerà il nome della Federazione unitaria”. Visto lo scontro in atto con la Margherita, più che riformismo questo sembra piuttosto esorcismo..

Non ho capito la battuta finale, ma insomma, per il logo pare serva un altro focus group. E chissà se dopo il generatore di nomi, qualcuno si occuperà di creare anche del generatore di loghi?

Insomma, un altro capitolo di marketing politico divertente, ma tutto sommato la parte più spassosa, comunque, del microbranding dei partiti italiani rimane ancora la traduzione che poi ne deriva sui giornali inglesi e americani:

  • Daisy Party (sembra una festa per adolescenti)
  • Olive Tree (molto agreste, dalla DC al DOCG)
  • Democratic Union for the Europe (sembra una cosa importante, invece è l’UDEUR!)
  • National Alliance (che sa di assicurazioni o fondi di investimento americani)
  • Northern League (dell’hockey su ghiaccio?)
  • Refounded Communists (“but unreconstructed”; insomma le fondamenta ci sono, ma quando ricostruite il comunismo, diceva l’Economist tempo fa)
  • Forza Italia: intraducibile.

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