E’ ormai noto il mio scetticismo per l’uso commerciale o teleguidato di un blog in politiche aziendali di marketing o customer care o altro ancora, e soprattutto se incoraggiato e strutturato dall’azienda stessa come un giornalino di classe o peggio redatto nominalmente dall’amministratore delegato ma poi scritto da segretarie e ghostwriters; insomma, il mio scetticismo è verso il corporate blogging in generale. Credo che il blog, se per blog intendiamo un mezzo di comunicazione e non semplicemente un facile mezzo di publishing online o un content management a basso prezzo, debba essere, per essere interessante e avere visite, disinteressato, spontaneo e personale.
Ho trovato interessante al riguardo la storia di Robert Scoble, technical evangelist e blogstar “insider tollerato” alla Microsoft, che ha ottenuto risultati, in termini di interesse e simpatia verso il brand, molto più rilevanti dei vari comunicati stampa aziendali e delle varie operazioni simpatia di Bill.
[Economist.com - al momento su sottoscrizione]
“il blog dall’interno -dice il capo degli evangelist di Microsoft- ha una funzione tranquillizzante verso il nostro pubblico, preoccupato dal fatto che noi potremmo essere il Male assoluto del Monopolio; il blog ha lo stesso effetto dell’ascoltare la tranquilla voce dei piloti sul loro canale radio privato, per me che soffro della paura di volare“
Il blog è scritto fuori dall’orario lavorativo (almeno in apparenza), ed è in tutto e per tutto un blog personale, dove sono commentati compleanni e piccole sfighe quotidiane. Scoble non sembra aver timore di lodare prodotti della concorrenza migliori, come per altro faceva in passato quando bloggava da indipendente. Così quando difende Microsoft da accuse che ritiene ingiuste, la sua credibilità aumenta. Il tutto fa aumentare di molto le visite.
In conclusione, il blog rimpiazzerà l’ufficio PR o le classiche PR? Io non credo proprio, il futuro del corporate blogging è incerto per tutti. Certo la verità e la trasparenza dovranno essere variabili prese un po’ più in considerazione in tutte le attività di PR, pena il filtraggio di informazioni dall’interno di tutt’altro avviso e con una forza di propagazione spontanea molto maggiore.
Credo inoltre che il rischio legale del corporate blogging in caso di opinioni bloggate versus quelle ufficiali sia realistico. Prima o poi si scatenerà qualche causa tra dipendente e azienda, tra azienda e azienda. Gli avvocati aziendali saranno in agguato. La conclusione è rilevante e io concordo in pieno:
Will corporate bloggers start to get tongue-tied and sound just like tedious press releases? Mr Scoble, for his part, hates the question but concedes that, theoretically, Microsoft’s corporate view and his own could come into severe conflict, and it is not clear what would happen then. Will he criticise only the small things, but toe the line on the big issues? As his page views, fame and influence increase, it might become increasingly difficult for him not to feel self-conscious, and to resist the deadening effect that this can have on any writer’s prose.
Insomma, il suo blog, come ogni corporate blog, vive di un equilibrio instabile: se diventerà più aziendalista, perderà credibilità e lettori, se invece si scontrerà con l’azienda, potrebbe diventare un ex-dipendente e un ex-corporate-blogger. Il che è poi, in estrema sintesi, la spiegazione del perchè non credo al corporate blogging.
Microsoft ne parla qui [interview with Robert Scoble]. Il blog di Robert.
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Cito:
“Così quando difende Microsoft da accuse che ritiene ingiuste, la sua credibilità aumenta. Il tutto fa aumentare di molto le visite.”
Secondo me è l’esatto contrario, la credibilità diminuisce. Le visite aumentano, ma forse per protesta, per curiosità.
Perchè un dipendente MS dovrebbe poter criticare la MS stessa, seppure in forma privata? Sputare nel piatto dove mangia?
Ma chi ci crede! Zio Bill non è uno sprovveduto, e la libertà è un lusso che pochi si possono permettere, specie se la libertà è in contrasto con gli interessi aziendali (potebbe essere altrimenti?).
Un’analogia con l’informazione in Italia: la proprietà ufficialmente (Mr. Silvio) non impone la linea ai telegionali (lasciamo stare il discorso RAI…), ma i dipendenti si tolgono volentieri il cappello davanti al grande capo, altrimenti il loro destino sarà segnato (magari con una “promozione”).
Ci sono le eccezioni, i giornalisti moderati, per esempio Mentana, che fanno il bene il lavoro… op
cristian
prendi la frase nell’intero contesto: dal fatto che il blogger dica cose a volte in favore, a volte contro, in modo indipendente, finora MS ci ha guadagnato alla grande in popolarità e immagine, come conferma il capo delle PR… e ci ha guadagnato anche il blogger. Sul futuro, come scriveva l’Economist e il sottoscritto, tutto può succedere…
comunque sei il primo in Italia a sostenere che un dipendente non puo’ bloggare nel piatto dove mangia :-), magari Urbani ci penserà a regolamentare il tutto.
Per l’informazione in Italia, il discorso è lungo e non credo c’entri molto con il corporate blogging. Pero’ il blog di Letta, con i retroscena, lo leggerei volentieri :-)
Il capo PR può dire tutto e il contrario di tutto, ma questo non è detto che corrisponda al vero. La popolarità di MS
non credo sia aumentata: vero o falso, MS è vista come il male, e non basta un evangelist a cambiare l’opinione comune.
Poi scusa, pensi davvero che io sia il primo a sostenere che non si può bloggare dove si mangia? (da cosa lo deduci?). Io vorrei billogare su tutto, compreso il capo stronzo, ma pochi mettono nome, cognome, azienda ecc. sul proprio blog personale (oltre ai critiche alla propria azienda). Perchè? Bisognerebbe chiederlo a loro. Forse semplice paura di ritorsioni (senza nascondersi dietro un dito).
Riconfermo l’analogia fra blog e comunicazione giornalistica:siamo davvero liberi di comunicare nel e del contesto lavorativo? Passo e chiudo ;-)
Beh, se non riveli segreti atomici aziendali -ammesso che esistano tali segreti ormai, e che siano raggiungibili dai normali blogger, e che freghi poi a qualcuno-, e non lanci insulti gratuiti o beghe personali, e fai semplicemente recensioni o commenti personali in orario extra-lavoro sui prodotti di mercato in modo indipendente come fa il nostro eroe, non credo proprio che verresti licenziato per questo; o lavori al KGB? ;-)
Per MS, negli states l’impatto del blog (e dei blog che citavano il blog) è stato piu’ che rilevante, almeno in un target ben delimitato, altrimenti l’Economist non ne avrebbe mica parlato. E MS l’ha capito benissimo e lascia fare apposta. Questo era il punto. Passo e chiudo anche io :-) anche perchè di blog sui blog se ne parla pure troppo. ciao!
In riferimento al tema dei licenziamenti apprendo poco fa che un dipendente google è stato licenziato prorpio a causa del blog che teneva (vd. notizia: http://www.thestandard.com/internetnews/000988.php).
In riferimento ai corporate blog, vale la pena di distinguere tra external ed internal corporate blog che, come noto, assolvono ad obiettivi di comunicazione ben distinti tra loro.
Un abbraccio
Pier Luca
mai sentito di external e internal corporate blog. che sono? dove li hai trovati?
ci hanno perso in due: lui (il lavoro) e l’immagine di google come azienda “liberal”, aperta al dialogo, democratica ecc. ecc.. forse con un pò di buon senso reciproco e rispetto delle regole ci avrebbero guadagnato entrambi. non dimentichiamo che il blogger aveva violato un dettagliato contratto scritto di non-disclosure pubblicando pure delicati dati finanziari..
Argo…………..
External:
- Sales
- Relationship
- Adver
Internal
- Knowledge
- Communication
- …….etc.
Quindi; corporate blog come strumento di comunicazione con l’esterno o con l’interno dell’azienda.
Un abbraccio
Pier Luca