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L’ombelico del marketing

Lorenzo Jovanotti Cherubini, su Max di marzo:

“Le nuove tecnologie non mi spaventano, lo scambio dei file lo trovo eccezionale. Per me più le cose girano, meglio è. La pirateria in qualche modo è endemica a qualsiasi sistema. Pensa al periodo coloniale: c’erano i pirati che approfittavano del fatto che circolassero le merci per appropriarsene di una parte. Nella musica è la stessa cosa. Penso che la repressione della pirateria non abbia senso, invece ha senso allargare il mercato il più possibile. Sfido qualunque collega a imbattersi in un ragazzo che vende cd falsi e a non essere curioso di vedere se c’è anche il suo. Se il mio non c’è, ci rimango male”
Però su quel disco non guadagni niente…
“Noi prima di tutto dobbiamo gioire del fatto che una canzone entra nel tessuto sociale, entra nei cuori: questo è il motivo per cui si fa questo lavoro. I soldi arrivano dopo, e arriveranno comunque: se fai una canzone di successo, guadagnare è l’ultimo problema. Il problema è fare pezzi buoni che vengano (ndr: non vengono) piratati il più possibile… Lo dice uno che i dischi li compra: l’ho sempre fatto, anche quando non avevo un soldo, e continuerò a farlo”

Probabilmente non era intenzionale, ma ha descritto qualcosa che va oltre lo scambio di mp3 e ha il sapore di marketing del futuro, più etico, più trasparente, più virale…

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