…a uscire sul nastro dell’aeroporto di Stoccarda è un finto bagaglio, sponsorizzato, attaccato al nastro. Impossibile, vista l’ansia del momento, non guardarlo.
Ma non ditelo a quelli dell’aeroporto di Bologna, che gia’ si aspetta mezz’ora, ci manca solo la pubblicità per fare imbufalire i passeggeri.
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Questa e’ un po’ cattiva pero’ potrebbe essere una buona idea. Malpensa: esce una valigia pubblicitaria: Se siamo passati indenni a questo, risolveremo anche i vostri problemi.
Lo slogan si puo’ adattare a qualsivoglia azienda, sicurezza informatica, banche, legali ecc…
Certo nel bilancio di fondi stanziati per il marketing c’e’ anche da mettere in conto la causa per diffamazione. Urge studio di fattibilita’ :-)
fighissimo: l’ho ripreso e tradotto sul mio blog.
Mau
Scusate, ma io non capisco tutto questo entusiasmo, mi sembra paragonabile al classico esempio dello scimmione con le mutande rosse di ogilvyana memoria. E’ evidente che l’impatto può essere molto alto ma con un tasso di ricordo così breve da inficiarne l’efficacia. A mio parere i casi sono due, o si moltiplicano i casi di brand extension, nel corso di una giornata per una sedimentazione nella memoria oppure occorre agire sulla profondità dell’esperienza. Non è quindi a mio parere l’idea a non essere efficace ma la sua esecuzione
Tra marketing bancario e viaggi in aereo c’è sicuramente un forte legame.
Questa storia , un limpido esempio di “constriction marketing” ne è un interessante capitolo.
Ciao Enrico, non sono sicuro che ci sia quel legame tra le due storie che tu evidenzi, mentre nel caso che tu riporti, le persone sono “costrette” ad ascoltare una proposta di acquisto di carta di credito che possono accettare o rifiutare, il caso dell’aereoporto è più simile alla pubblicità che puoi guardare mentre aspetti la metropolitana. Io non sto dicendo che non possa essere efficace, ma solo se è molto targetizzata oppure in grado di offrire una esperienza più profonda, altrimenti il ricordo svanirà perché le persone saranno esposte ad altri messaggi. Alla fine nel primo caso, forse qualche carta di credito sarà venduta, mentre nel secondo sarebbe interessante andare a misurare l’efficacia dell’iniziativa indipendentemente dal suo costo che può anche essere nullo. Quello che invece avrei ritenuto più interessante è se questo finto bagaglio fosse considerato come una prima sollecitazione seguita da altre forme di comunicazione di rinforzo. Non discuto quindi l’idea ma mi sembra eseguita a metà
In effetti non sapremo mai, a meno di andare a Stoccarda, se solerti signorine in minigonna ti inseguono poi per proporti il conto corrente della finta valigia.
Certo Maurizio, il legame cui mi riferivo era relativo solo alla corrisponenza del target (chi viaggia in aereo) e al fatto che le promotrici sono due istituzioni finanziarie, non alle 2 azioni, che sono sostanzialmente diverse. Sono anch’io dell’idea che la valigia abbia senso se è un elemento di un insieme di azioni coordinate, da sola avrebbe davvero poco senso.
@enrico Se parliamo di quel target solitamente questa utenza business di cui parlate ha poco tempo a disposizione, guarda poco la televisione, è difficilmente raggiungibile con la pubblicità tradizionale.
No, ma che meraviglia…
Io da Bologna son solo partito, mi ricordo che in piena sindrome da 11 settembre, mi fecero passare l’appuntito cavaturaccioli, ma mi fecero aprire un vecchio computer commodore, tecnologia notoriamente pericolosa.
Io la metterei in termini di entertainment: due – tre valigie che rassicurano sulla solerzia degli operatori e (perché no) nel frattempo pubblicizzano qualcosina…