“sventolando il bandierone non più il sangue scorrerà”
Elio e le Storie Tese, La terra dei cachi
C’è fermento sull’italianità degli acquisti, da Lapo in poi: qualche blogger riprende e diffonde l’iniziativa Italy Made (in inglese poi? mah), il presidente dice “Comprate italiano!”
Non ce la faccio, nonostante mi sforzi, ad aggregarmi alla bandwagon. (ecco, vedi, nemmeno la parola italiana riesco a trovare)
Cosa definisce un prodotto ‘italiano’?La proprietà aziendale, la percentuale di pezzi, la percentuale (e quale?) di catena del valore, il fatto che i dipendenti siano italiani o extracomunitari? Un latte munto da cingalesi da mucche francesi residenti in Italia è italiano? Una Fiat assemblata in Italia con pezzi prodotti in Polonia è italiana, e una Honda assemblata da operai abruzzesi (faccio per dire) è italiana o giapponese?
E come si giustifica la discriminazione per quei dipendenti italiani di aziende italiane ma appartenenti a gruppi esteri (io ci sono passato due volte, nella situazione, la prima che mi sovviene è Autogerma, che distribuisce in Italia il gruppo Audi-VW); dovranno perdere il posto in quanto traditori della patria?
E non andremo a finire che poi ci si dirà tutti quanti “comprate solo roba della vostra regione” poi “della vostra provincia” poi “del vostro quartiere”, “del vostro orto”, “del vostro…”.
E che all’estero diranno lo stesso con i prodotti italiani? La tristezza di quegli adesivi sulle auto di Detroit nella fallimentare campagna “Buy American” non ha insegnato niente?
Azeglio, più che consigli per gli acquisti, questo paese da furbetti der quartierino ha bisogno -me compreso, mica dico di essere diverso- di appelli all’educazione civica, di lasciare passare le vecchiette sulle strisce pedonali, di rispettare i limiti di velocità, di farsi fare le fatture anche se poi ci devi pagare l’IVA e ci perdi lo sconto che il venditore ti farebbe per evaderla, di fare leggi non personali, di rispettare la volontà popolare dei referendum sulle leggi elettorali, e di essere -questo lo ammetto- a volte meno ridicolmente esterofilo (pensate ai telecronisti e al popolo del bar che pronuncia Platinì, Monacò, Tzanetti). E ha bisogno di riconoscere che i cinesi, per dirla tutta, ultimamente stanno pure creando posti di lavoro.
Azz! Mi sono in-grillito anch’io, e allora la chiudo qui.
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non ti eleggeranno mai.
100% d’accordo dall’inizio alla fine.
(un voto c’è….)
Forse, non cambiera nulla, ma ogni tanto le cose vanno dette, forte e chiaro.
gianluca, chi si occupa delle fotocopie??
..da stampare e attaccare su tutti i muri degli uffici italiani.
E’ in inglese per una maggior risonanza, si spera anche internazionale
:)
E’ una delle prima faq
Ma si tratta sul serio di discriminazione?
Secondo me è una buona idea comprare “italiano” cioè comprare quei prodotti o servizi che sono stati in qualche modo prodotti in Italia. Non per essere razzisti, ma per reagire ad una crisi che obiettivamente c’è.
Secondo me progetti come Italy Made sono encomiabili, quantomeno per il tentativo di voler cambiare le cose.
E poi, proviamo a pensare a quante aziende lasciano a casa centinaia di persone perchè conviene produrre nelle varie cina, bulgaria, malta… Se “l’italianità” del prodotto/servizio diventasse una leva nel processo d’acquisto un po’ più forte, non è possibile che in futuro si renda appetibile anche rimanere a produrre in Italia?
Sarò un ottimista, anzi lo sono e mi sta bene così.
Ecco, dimenticato la firma nella fretta, chiedo venia
Gli individui ed apparentemente le organizzazioni raramente apprendono dagli errori altrui………sarà x questo che la storia si ripete, anche in qs caso.
Un abbraccio
Pier Luca
Un CD degli OfflagaDiscoPax?
Sono d’accordo su tutto, direi.
Comunque questa è l’ennesima riprova del qualunquismo di Ciampi e del suo essere totalmente fuori dal mondo. Pare uscito dal Risorgimento, sta indietro di seicento anni e non ho mai sentito tanta retorica gettata su TUTTO come quando parla il nostro capo dello stato (carica che diventerebbe utile SOLO se fosse una carica apertamente schierata politicamente).
[Ste]
Anche per il settore alimentare cosa vuol dire Made in Italy?
Il codice a barre delle etichette alimentari suona poi come una presa in giro. La cifra 80 indica l’Italia ma quanti sanno che può voler dire che solo il confezionamento del prodotto è avvenuto in uno stabilimento locato sul suolo nazionale?.
Lo sappiamo da dove viene molta della passata di pomodoro, arriva in grande quantità dalla Cina e poi viene mescolata con il prodotto italiano e diventa Made in Italy. 4 su 5 prosciutti sono prodotti con carne di maiali importati.