web analytics

Il Garante: dal 2006 basta pubblicità indesiderata in TV

Provvedimento a sorpresa del Garante per le Telecomunicazioni: da marzo 2006 basta con la pubblicità indesiderata in televisione. [...]
Analogamente a quanto avvenuto per gli abbonati al telefono, da gennaio 2006 gli abbonati RAI riceveranno insieme al bollettino di pagamento del canone, un breve questionario in cui si chiederà il consenso esplicito e informato alla presenza di qualsiasi forma di pubblicità (comprese le sponsorizzazioni e le televendite) nei programmi televisivi. Tutte le risposte dovranno pervenire entro e non oltre 60 giorni dal ricevimento del questionario.
Mattia Camellini – comunicazioneitaliana.it

Sembra vero, eh? Non lo è, ovviamente. Ma il fatto che la RAI sia la pay-tv meno conveniente (quasi 10 ? al mese per una programmazione ridicola) e più iniqua (chi paga, chi non paga…) rendevano la notizia succulenta, suggestiva e quasi credibile.
Bell’articolo, peccato per la conclusione in cui l’autore imputa la fine -in pratica- dell’elenco telefonico come mezzo di (tele)marketing, all’errato invio, interpretazione e gestione del famoso questionario.

E infatti come altro definire (ndr: terremoto) quanto accaduto ad un settore che, a pochi mesi dalla “chiusura” dell’archivio elettorale (oltre 40.000.000 di nominativi), ha visto ora il suo principale mezzo di comunicazione (l’archivio telefonico) passare improvvisamente da 26.000.000 di contatti disponibili a circa 260.000? Siamo tutti d’accordo sull’opportunità di questa legge e sulla necessità di rispettare il diritto alla privacy, ma non è agendo così che a nostro avviso si è garantito questo diritto.
Basti pensare al modo in cui è stato raccolto il cosiddetto consenso “informato”. Il questionario è stato forse inviato con una comunicazione dedicata in cui veniva dato rilievo all’assoluta novità e importanza della propria scelta (importanza dovuta alle inevitabili ricadute sull’occupazione e l’economia delle aziende che lo utilizzano)? Niente affatto: è stato inserito nelle bollette telefoniche, che essendo pagate in addebito automatico da un consistente numero di abbonati, non destano particolare attenzione; insieme al questionario c’erano altre comunicazioni che hanno aumentato certamente la confusione; infine era scritto in modo troppo tecnico, poco chiaro e a caratteri piccoli.

Andiamo, l’utilizzo del database telefonico per il telemarketing è stata, finchè è durata, una pratica assurda e intrusiva, per la natura stessa del mezzo, privato e 1-to-1 per eccellenza, e anche per l’abuso che ne è stato fatto, contro ogni evidenza scientifica ed empirica (telefonare alle persone, a casa, durante l’orario serale, per vendere ADSL, enciclopedie, corsi e abbonamenti è una scassatura di maroni fuori limite e deleteria per tutti, anche per le aziende che affidano le proprie vendite a call center e intermediari senza nessuno scrupolo).
E anche una scheda con caratteri grandi e descrivente quanti lavoratori del direct avrebbero perso il posto, non avrebbe suscitato nessuna compassione e apertura alla ricezione di chiamate pubblicitarie.
Il telefono fisso, per sua natura e per le sue finalità, non si può spegnere come la TV, e la sollecitazione è finita, nessuno la vuole. Insomma il paragone suggestivo iniziale non regge. E per far arrivare prodotti e servizi a casa degli utenti serviranno ben altri mezzi. O un percorso totalmente opposto.

Cose simili:

Questo articolo è stato pubblicato in comunicazione, In generale, marketing, media e ha le etichette , , . Aggiungi ai preferiti: link permanente. I commenti ed i trackbacks sono attualmente chiusi.

Page optimized by WP Minify WordPress Plugin