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Convergenza, contenuti, contenitori

Si parla sempre di convergenza, pensando al mezzo, al supporto: il PC che diventa anche PVR, il DTT che fa il PC, il cellulare che ti fa vedere la TV, eccetera eccetera, dimenticando che al centro c’è un essere umano, che preferirà naturalmente oggetti ottimizzati per i diversi momenti o i diversi stati psichici della giornata (non mi serve un PC-TV se sto sonnecchiando supinamente sul divano, non mi serve un TV-PC se cerco informazioni personalizzate, la TV sul cellulare ancora mi sfugge quando e perchè).
E si sottovaluta invece che sono i contenuti che convergono rapidamente: verso la digitalizzazione, verso la materia fluida, il bit, e non appena bitizzati si liberano con ogni mezzo dai contenitori, escono dalle scatole fisiche e dai tubi spazio-tempo che li costringono o cercano (ancora per un po’) di contenerli.
Nel vecchio mondo erano i contenitori a influire sulla quantità e sui tempi dei contenuti, penso alla sospetta creatività dell’artista cantante che casualmente riempiva esattamente le tracce che si potevano fisicamente mettere su di un 33 giri (e infatti era appunto il contenitore a dare il nome al contenuto). Ora sono i contenuti che saltellano di qua e di là, passano da un mezzo all’altro.
E’ ormai inutile imbellire i contenitori con sedicenti ‘contenuti extra’ e pretendere che qualcuno poi paghi di più
per cose non desiderate. E’ inutile mettere i testi e le foto nei CD, si trovano comunque da qualche altra parte nel web. E’ inutile perdere troppo tempo con i template grafici dei siti di notizie: queste scorreranno verso i feed, mentre le pagine web come le conosciamo verranno ripulite da extension e browser sempre più potenti nel modificare la visualizzazione delle pagine.
Morto il contenitore, nessuno potrà più imporre l’acquisto di “macroblocchi di contenuti” basati sulla fisicità del supporto o sul mezzo di telecomunicazione, o imposti comunque a tavolino, dall’alto. Si va verso la polverizzazione, verso i singoli pezzi musicali scaricati o comperati ad uno ad uno, verso programmi radio e tv spezzettati, ripuliti da spot non contestuali, fastforwardati, ri-visti su mezzi totalmente diversi rispetto a quelli su cui erano stati progettati; tutto rotola verso l’acquisto grammo per grammo, o eurocent a eurocent, di notizie, di informazioni, di conoscenza, di note, di fotogrammi, e non più -per esempio- di un giornale di carta a un euro con tutti gli articoli che altri hanno pensato potessero interessarmi, vecchi copia incolla di agenzie, o messi lì spesso solo per riempire quelle benedette venti pagine per giustificare il soldino; e le TV tematiche difficilmente riusciranno a continuare vendere il pacchettone, con la tv della vela in panino con la tv del gambero rosso.
La rete che trasporta l’immaterialità aborre le inefficienze: e inefficienza non significa solo comprare qualcosa a prezzo più alto del mercato, significa anche comprare qualcosa che non si vuole.
E prima o poi qualcuno inizierà a chiedersi anche se tutto quel packaging imposto quasi a forza nel largo consumo abbia ancora un senso, forse a partire dal più fluido dei contenuti, e dal più inutile dei contenitori, quello dell’acqua minerale.

Ispirazioni:
Come stanno cambiando i media – Blog Notes, weblog di Giuseppe Granieri
Quinto rapporto sulla comunicazione in Italia
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