Un po’ di [mini]foto dalla Catalunya, anche se non molto da cartolina. E qualche impressione a caso:
- Barcellona è diventata molto catalana, dall’ultima volta. Cancellata ogni traccia di castigliano e anche di tori: l’asino catalano è la star locale. Anche Microsoft fa cartelloni in catalano. Spagna adeu.
- A Barcellona i ristoratori non applicano quasi più l’interruption street marketing; fermare, bloccare, implorare, buttare dentro il turista non funziona più neanche lì. Eggià, ora devi far credere al cliente che è stato lui a scegliere il tuo ristorante, così originale, così denso di storia, così tipico: la maniera migliore è di non mettere nemmeno l’insegna, e farti inserire nella guida alternativa. I turisti arriveranno da soli, credendo ognuno di averlo trovato solo loro, quel posto.
- A Barcellona tengono molto all’immagine: perfino i cartelli di ingorgo del traffico a causa delle festività sono fatti con un certo stile (mica i wordart nostrani su foglio A4, corretti a penna)
- A Barcellona ci sono più negozi di scarpe che a Bologna, ma il numero 45 è introvabile. E a Barcellona ci sono più italiani che a Bologna.
- A Barcellona, non so come hanno fatto, le magliette in vendita del Barça FC sono tutte originali. Non tarocche.
- A Barcellona le strade sono così lavate che devi stare attento a non bagnarti fino alle caviglie. E che diamine.
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