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L’odioso marketing one-to-one della Piccola Banca

Allora, ricapitolando: tu sei cliente di Piccola Banca, non sei nè ricca nè povera, hai un conto corrente come tanti altri, da tanti anni. Naturalmente non vai in banca più di una volta a trimestre, di solito di fretta perchè hai da fare la spesa, andare a prendere i bimbi a scuola, poi quando hai tempo tu la banca è chiusa, tipo il sabato e il pomeriggio. Poi arriva la fine dell’anno e scopri che stai pagando ogni operazione 1.62 euro, dalla quinta operazione mensile in poi, di cui una è l’accredito, un’altra l’accumulo in fondi, un’altra ancora la retta dell’asilo. Inoltre paghi bancomat e extra per prelievi su altre banche.
Vai a Piccola Banca con carico di odio e prove d’accusa di offerte della concorrenza. Improvvisamente il Direttore ti offre a 60 euro annue operazioni e bancomat gratuite e illimitate. Quando esci sei soddisfatta, ma anche amareggiata, e anche un po’ incazzata.
Tutte le aziende di servizi consumer dovrebbero garantire equità minime ai clienti. Alice costa sempre 30 euro al mese, che io mi lamenti oppure no. Se cala il prezzo, cala per tutti. La contrattazione va bene per le aziende, che hanno tempo e funzioni per farla. Voi parlate tanto di marketing e servizio al cliente e bla bla bla. Ma in Piccola Banca ci sono quattro persone che fanno la rassegna stampa e passano la giornata a ritagliare da Piccolo Giornale Locale i trafiletti sulla sagra del cotechino, e nessuno che si sogni di guardare cosa fa il cliente con il conto corrente, e proporgli un servizio che sia adatto alle sue esigenze. Meglio fregarlo finchè non si sveglia da solo o quando qualcuno gli dice che deve fare il rompicoglioni, per ottenere qualcosa che altri hanno già ottenuto.

[mini]wife, 16 gennaio 2005, ore 19.53

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  • Qui scrivo — più o meno seriamente — di (un)marketing, social business ed eCommerce. Ma anche di negozianti, e di altre combinazioni tra persone e prodotti, online e offline. (No, il bambino in alto non sono io)

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