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Product post-placement

In principio era il pacchetto di sigarette mostrato in primo piano nelle commedie all’italiana, ora siamo agli oggetti virtuali, inseriti dopo che se ne è verificato il successo (immagino per le serie TV).
Allora perchè non dare un iPod a Rickie Cunningham, un’Alfa Romeo nuova ai banditi a Milano e un TomTom a Starsky e Hutch?
Anche se credo che i telespettatori si siano fatti più furbi, o forse solo molto più indifferenti, di ciò che pensano produttori e agenzie, sempre alla disperata ricerca di forme pubblicitarie poco misurabili da propinare agli inserzionisti. O sbaglio?
La differenza tra il product placement tradizionale e quello virtuale è che quest’ultimo non richiede di essere programmato con largo anticipo. Non è più necessario scommettere sulla buona riuscita di un programma tv e investire in esso. Oggi per gli inserzionisti c’è la possibilità di valutare prima l’andamento di un programma e successivamente investire in pubblicità.
Corriere della Sera – Quando la pubblicità è virtuale

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  • Qui scrivo — più o meno seriamente — di (un)marketing, social business ed eCommerce. Ma anche di negozianti, e di altre combinazioni tra persone e prodotti, online e offline. (No, il bambino in alto non sono io)

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