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(Sn)ubuntu, l’alternativa al mac per marketer cool


Il vero marketer blogger usa orgogliosamente il Mac, si sa. Ma io ho un PC aziendale, e poi pare anche che l’ultimo dei top manager con l’Apple sottobraccio se ne sia andato. Non ho nemmeno soldi extra per provare computer color panna, buonissimi e costosissimi. Devo tentare qualcos’altro che non sia il Mac, per distinguermi dalla massa di chi usa Windows, dal popolo bue dei marketer mediomen. E poi tutta questa enfasi pseudo-religiosa sul Mac nella blogobiglia mi ha sortito una irrefrenabile voglia di resuscitare il vecchio Dell Pentium III, chiuso nel cassetto e spento da mesi, e ridargli una vita migliore, lui che aveva sofferto senza lamentarsi, di tutti gli sfinenti service pack di Bill dal 2001 a oggi. Dai, ce la possiamo fare, mi pare quasi di sussurrargli. Mi dicono che c’è un certo dialetto Linux, chiamato Ubuntu, che recita:

“Linux for Human Beings”
“Ubuntu” is an ancient African word, meaning “humanity to others”. Ubuntu also means “I am what I am because of who we all are”. The Ubuntu Linux distribution brings the spirit of Ubuntu to the software world.

Mi sembrano subito payoff talmente visionari, fumosi e pregni di tutto e niente, da essere perfetti per la conversazione da aperitivo con quegli spocchiosi dei Macchisti, anche se ho dubbi che i marketers siano esseri umani a tutti gli effetti. Comunque, la grafica del sito mi piace, scarico il malloppo. Quando si dicono le motivazioni della scelta.
Pare che basti inserire il CD, cliccare OK + default + Any Key, Homer style.
Fin qui tutto bene, fin qui tutto bene…
Poi tocca al Wifi. Mioddio, non vede la scheda. Il driver per Linux non esiste.
Pare però che esista un convertitore di driver, una specie di presa multipla, come quella per le spine tedesche, che trasforma i driver da Windows a Linux. Ma non riesco a farlo funzionare, del resto, non vedevo un’interfaccia a comandi da quando ho formattato il DOS 6. Inoltre, ogni tanto, mi dice che devo scrivere ‘sudo’. E io sudo sì, e neanche poco.
Alla fine trovo un sito che mi fa il servizietto via interfaccia browser. Dice che fra un mese mi chiederà 19 dollari, ma che sarà mai.
Si accende il wifi. Sono nel mondo parallelo. Trovo anche un servizio che si chiama Automatix, che è una specie di Windows Update, solo che ti installa un po’ di tutto, da Skype a roba per rippare i CD che non userò mai. Ma visto che pare funzionare, butto dentro di tutto.

Beh, caro lettore, è stato faticoso, ma ne è valsa la pena.
Openoffice è meglio di Office, Firefox lo conosciamo, l’antivirus non serve, non mi manca niente, ho il messenger, sto scrivendo su Blogger. Se avessi una mia azienda non esiterei un attimo a cambiare tutti i software dell’ufficio. Meno programmi ci sono in rete da scaricare e tanto più difficili da installare sono, tanto meglio è per la produttività aziendale.
E poi, tanto quanto Windows è un mondo colorato, lampeggiante, un flipper in cui ti puoi distrarre facilmente e perdere la concentrazione, quanto Ubuntu è un mondo pulito, essenziale, new age. Aiuta la concentrazione. E la conversazione.

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