L’idea (di quel demonio di Antonio Tombolini -remember esperya?-) del pesto ai blogger della San Lorenzo-vedrete- non rimarrà un fatto isolato. Anzi, non lo è rimasto di già: Polaroid racconta che la stessa operazione è messa in atto da indie band (regalando, in quel caso, non pesto ma mp3 da scaricare ai blog ritenuti influencer).
E se ci pensate, non è mica nuova l’idea: che rimane quella di mandare campioni ai giornalisti perchè poi ne scrivano un articolo e quindi facciano promozione a basso prezzo al prodotto (che all’azienda costa meno dell’inserzione, quanto meno perchè non escono soldi, ma solo magazzino, e che -teoricamente- vale di più in quanto il giudizio del giornalista dovrebbe essere percepito come imparziale).
Ricordo ancora con invidia il fratello di un mio amico che scriveva (più per passione che per soldi) per un giornale di tennis: aveva sempre racchette ‘in prova’ che poi rimanevano nella cerchia degli amici, vendute a basso prezzo.
Allora, dove sta la differenza di feeling che si percepisce in giro tra il pesto ai blogger e la racchetta al giornalista, che percepisco ma non capisco? Perchè il sampling ai giornalisti è sospetto e verso i blogger è smart?
Certo, il fattore novità, il fattore povero-blogger dilettante-squattrinato almeno-guadagna-qualcosa. Ma non basta. Proviamo a disegnare i percorsi per guardarli meglio, qui sotto.
In conclusione:
- il reticolo di blogger, link e commenti crea, per pura evidenza statistica, un grado di fiducia elevata nel proprio giudizio, data dall’alto numero di ‘campioni’; stile rating di ebay distribuito insomma.
- il giudizio non è inficiato dal fatto che spesso chi manda campioni da giudicare è anche inserzionista dello stesso giornale. Che è il datore di lavoro del giornalista. E che lo stesso inserzionista fa pubblicità sull’altro giornale specializzato esistente. Questo vale però solo finchè il blog è puro, e non inquinato da sponsor di settore.
- la capacità di raggiungere un numero elevato di contatti è ancora molto più elevata da parte della stampa. Ma questi lettori hanno probabilmente meno fiducia nei confronti del singolo giornalista, rispetto ai lettori dei blog (nei confronti delle loro fonti multiple). E quindi gli influenzatori trasmettono meno positività ai possibili acquirenti finali.
- ultimo, i lettori dei blog possono commentare e quindi discutere tra di loro. Questo non fa che rafforzare la loro convinzione verso la loro capacità di giudizio e quindi verso la trasmissione agli altri del messaggio.
- ultimissimo, la forza di fare sistema dei blog (eh? vi è piaciuta?) farà schizzare in alto il sito del produttore nel pagerank molto più di un articolo di un giornale; provate già ora trofie al pesto. E che vendiate online, o al telefono, o con venditori in carne e ossa, non sfuggirete all’informazione preventiva sul web che ormai tutti i compratori attuano prima di acquistare. E se non ci sarete, là in alto, nella rete…
Ah, e il pacco? La confezione mi è arrivata ieri: molto curata, contiene i cataloghi, molto interessanti, i prezzi, per quello che ne capisco, adeguati.
Per il report dell’assaggio, a lunedì prossimo.
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2 Commenti
Ottima analisi di un’ottima iniziativa.
Avevo letto dell’Ente del turismo olandese che ha portato in Olanda un panel di Blogger rappresentativi e … influenzatori.
Speravo che qualcuno interpretasse “a modo nostro” questo tipo di iniziative.
Well done Tombolini, questo si che è “Spaghetti Marketing”.
Saluti
Gianluca
C’è da rimarcare anche un aspetto , il giornalista è influenzato dal suo editore, che è a sua volta influenzato dal bilancio, alla voce “introiti pubblicitari”.
I Blogger sono , o meglio dovrebbero essere, liberi da queste logiche.
Quindi la credibilità del blogger è più alta, ma più vicino al comune sentire quindi per alcuni aspeti meno autorevole e se il pesto che mi mandano non mi piace, o non piace ai miei lettori ? che quindi dispensano commenti negativi? che succede ?
Se alla base non c’è molto prodotto mi sembra una strategia sicuramente innovativa ma rischiosa.
Resto in attesa del report assaggio.