Oggi, andando a zonzo, leggo un pallido tentativo di pinko-marketing: Oviesse, l’era del consumatore intelligente.
Intelligente ok, ma consumatore a chi?
Propongo Oviesse, l’era della persona del consumatore intelligente.
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sono assolutamente daccordo. sono anni ormai che la parola “consumatore2 è bandita da ogni contesto di comunicazione pubblicitaria!
Qualcosa mi dice che dopo l’addio di Enzo Baldoni, le Balene stiano perdendo colpi. Ho provato ad entrare in uno store Oviesse ed ogni reparto ha nomi allucinanti tipo “L’angolo delle signorine per bene” o “Lo spazio dei signori eleganti”…
Parlare di consumatore è, probabilmente,il primo grande errore in un approccio coretto per lo sviluppo ed il consolidamento di un marchio e/o prodotto.
La centralità dell’essere umano e del cliente in antitesi alla visione meccanicistico-razionale del “consumatore” dovrebbero condurre le strategie e le azioni di marketing delle aziende che invece, perlopiù, persistono ed insistono chiedendosi poi i perchè delle errate interpreazioni sui comportamenti del [da loro definito] consumatore.
Un abbraccio sincero.
Pier Luca Santoro
forse proprio perchè “consumatore” è una parola bandita, è stata recuperata. la parola non è il massimo, ma l’idea la trovo moderna.
cmque, la mia impressione è che il blog sia molto utile ed intelligente.
complimenti da uno che entrerà a luglio, finalmente, in una prima vera esperienza lavorativa di marketing!
Sono Giampaolo Marcuzzo, Direttore Marketing di Oviesse. Ho letto con interesse il commento sul pay off di Oviesse e il suggerimento fatto sarà sicuramente occasione di riflessione per me e il mio gruppo di lavoro.
L’intento che ci ha portato alla formulazione di questo pay off è stato quello di favorire il passaggio del percepito di Oviesse da “good value for money” a “good value for me” e in questo senso abbiamo voluto coinvolgere in prima persona i 9 milioni e più di clienti che ogni anno fanno acquisti nei negozi Oviesse, di concretizzare il dato ormai acquisito che la scelta di fare acquisti da Oviesse non è più un passaggio obbligato per ragioni di prezzo, ma una scelta consapevole che tiene conto del rapporto qualità prezzo e dei servizi offerti.
La comunicazione all’interno del punto vendita, studiata anch’essa insieme al mio compianto amico Enzo Baldoni, ha invece l’ambizione di rielaborare i vari segmenti del settore in chiave onirica e ironica. Proprio Enzo ha ideato e insistito fortemente su definizioni quali “l’angolo delle signorine grandi forme” e “l’angolo degli accessori sorprendenti”, che in un primo momento hanno destato perplessità nel management della nostra azienda. Queste perplessità sono state poi superate grazie all’accoglienza che questa “riclassificazione” ha ricevuto invece presso i nostri clienti.
Un cordiale saluto.
Spesso il vostro contributo è piu’ importante del mio iniziale, grazie a tutti per gli interventi. (Oviesse inclusa, non è da tutte le aziende intervenire in una discussione su di un blog).
gianluca
Non credo che il nome dei reparti sia un problema. Mi preoccuperei piuttosto di verificare se l’esperienza è coerente con questi nomi. E’ un po’ che non vado all’Oviesse, una buona occasione per farci un giro.
io da signorina, consumatrice, trovo il nome dei reparti come “l’era del consumatore intelligente” come una forzatura. mi sembra che ci si aspetti un sorriso a denti stretti. così come le pin up anni cinquanta-signorine per bene che accompagnano il nome dei reparti. non mi piace.
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