Blog aziendali, volume 2

Recentemente su IMlog si è tornati su uno degli argomenti più discussi al bar sport del marketing (Il blog piace alle aziende?), il corporate blog.
Chi segue questo blog da tempo sa che sono sempre stato piuttosto corporate blog scettico. Titti mi chiede di dire qualcosa (di sinistro, immagino). Molto su Imlog è già stato detto, e anche qui. Ribadisco i due pilastri del [mini]pensiero:
1) il corporate blog in senso stretto, puro e duro, può essere di successo e valere la candela dello sforzo organizzativo/legale per massimo l’1% delle aziende: le condizioni sono troppo stringenti (deve trattare di un prodotto o trendy, o molto noto, coinvolgente o internet-based, deve avere una community viva, l’azienda deve avere personalità, deve avere qualcuno capace di scrivere in italiano corretto e accattivante -l’agenzia di PR non vale-, insomma ci deve essere in azienda -al di là di una dirigenza illuminata disposta a rischiare e a mettersi in gioco- qualcosa da raccontare, qualcuno che lo sappia raccontare, che legga gli altri blog e un pubblico rilevante che abbia voglia di ascoltare).
Il successo dei blog, inoltre, è basato sulla credibilità della persona, conquistata nel tempo. Un blog di un’azienda non avrà mai la stessa credibilità, è di parte, non c’è niente da fare. Molto spesso è utile che il proprietario – se ha talento scrittorio- apra un blog, non l’azienda, scriva fuori dai denti e crei così indirettamente visibilità anche all’azienda. Ma il blog sarà personale, non corporate.
2) che il 99% delle aziende abbia una tremenda necessità/opportunità di ascoltare-da e comunicare-verso tutti i gruppi sociali, con cui ha quotidianamente si confronta, con modalità più simili a quelle dei normali scambi comunicazionali tra persone, partendo da certi polverosi comunicati stampa, lo sostengo da sempre. Ma nel 99% delle aziende, si può (e si deve) fare anche senza un blog. O almeno non partendo dal corporate blog. Ci sono migliaia di interazioni sbagliate e formalismi inutili da iniziare a cambiare, prima.
Amen.

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8 Commenti

  1. Pubblicato 29 giugno 2006 alle 9:30 AM | Link Permanente

    Credo che un corporate blog possa essere, invece, molto utile alle società di consulenza. La mia teoria è semplice: visto che “vendono” conoscenze e professionalità, il modo più facile per dirlo al mondo è proprio quello di condividerle. Il massimo del trial.

  2. mktg4nerds
    Pubblicato 29 giugno 2006 alle 10:57 AM | Link Permanente

    “… Ci sono migliaia di interazioni sbagliate e formalismi inutili da iniziare a cambiare, prima.”
    :+: :+: (come al solito)

  3. Pubblicato 29 giugno 2006 alle 1:32 PM | Link Permanente

    Sono daccordo, la prima cosa da capire è cos’è un blog, l’ho gia srcritto, il blog è un CMS come milioni di altri, il problema è cosa ci metti dentro. Le potenzialità sono enormi, ma è la filosofia che ci sta dietro che le aziende non possono o non riescono sposare, poi che sia scritto su un blog o in una brocures cambia poco.
    In principio fu il sito, poi il sito dinamico, il portale e adesso il blog cambiano i nomi ma se non cambiamo i contenuti che senso ha ?
    Tacus

  4. Pubblicato 29 giugno 2006 alle 4:43 PM | Link Permanente

    Sono del tutto [mini]d’accordo.
    Il 90% delle aziende non ha proprio una mazza di niente da dire con la frequenza che un buon blog necessita.
    E mica posso raccontare cosa stiamo facendo tutti i giorni (gli assidui lettori sarebbero solo i concorrenti).
    Diverso il discorso se sono società di informatica che hanno in internet lo sbocco naturale o una società molto molto alla moda, giovanile, allora sono fico e scrivo il blogfico.
    Esempio, non vedo il blog MaxMara ma il Cambi di Guru con il suo modo di fare immagine (io sono molto fico e ricco tu sei fico perchè mi paghi la mia fichezza) potrebbe farselo un blog dove dice con che velina è andato a cena ieri sera e che automobile ha comperato oggi.

  5. Pubblicato 29 giugno 2006 alle 4:43 PM | Link Permanente

    Sottoscrivo quasi tutto. Spenderei un po’ più di attenzione su quanto un blog personale finisce per diventare un blog corporate; è un fenomeno sottile, quasi impalpabile, ma interessante.

  6. Pubblicato 29 giugno 2006 alle 9:51 PM | Link Permanente

    Sottoscrivo. Continuo a non capire quelle persone che vorrebbero ostinatamente che ogni azienda abbia il suo blog. Come ho già scritto in passato, per qualche impresa il blog non solo non serve, ma è pure controproducente, se non è disposta a modificare il proprio processo organzzativo, per altre invece funziona benissimo.

  7. Pubblicato 30 giugno 2006 alle 12:31 PM | Link Permanente

    Concordo con Squonk sui blog personali che diventano corporate..;)

  8. Pubblicato 30 giugno 2006 alle 5:17 PM | Link Permanente

    Mmmm… che il blog non sia per tutti è evidente. Però porsi interrogativi su “cosa andrebbe fatto prima” rischia di rendere discutibile qualsiasi iniziativa. Ok, la mia azienda è impegnata a collaborare su progetti di blog aziendali per cui sono interessato. Ma, anche solo per idealmente, forzare le aziende a capire la blogosfera e magari ad intervenire conun proprio blog, le mette allo scoperto e, da persona-utente-consumatore, non posso che trovarvi benefici, anche solo per etichettare come malsane le iniziative peggiori.

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