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Blog aziendali, volume 2

Recentemente su IMlog si è tornati su uno degli argomenti più discussi al bar sport del marketing (Il blog piace alle aziende?), il corporate blog.
Chi segue questo blog da tempo sa che sono sempre stato piuttosto corporate blog scettico. Titti mi chiede di dire qualcosa (di sinistro, immagino). Molto su Imlog è già stato detto, e anche qui. Ribadisco i due pilastri del [mini]pensiero:
1) il corporate blog in senso stretto, puro e duro, può essere di successo e valere la candela dello sforzo organizzativo/legale per massimo l’1% delle aziende: le condizioni sono troppo stringenti (deve trattare di un prodotto o trendy, o molto noto, coinvolgente o internet-based, deve avere una community viva, l’azienda deve avere personalità, deve avere qualcuno capace di scrivere in italiano corretto e accattivante -l’agenzia di PR non vale-, insomma ci deve essere in azienda -al di là di una dirigenza illuminata disposta a rischiare e a mettersi in gioco- qualcosa da raccontare, qualcuno che lo sappia raccontare, che legga gli altri blog e un pubblico rilevante che abbia voglia di ascoltare).
Il successo dei blog, inoltre, è basato sulla credibilità della persona, conquistata nel tempo. Un blog di un’azienda non avrà mai la stessa credibilità, è di parte, non c’è niente da fare. Molto spesso è utile che il proprietario – se ha talento scrittorio- apra un blog, non l’azienda, scriva fuori dai denti e crei così indirettamente visibilità anche all’azienda. Ma il blog sarà personale, non corporate.
2) che il 99% delle aziende abbia una tremenda necessità/opportunità di ascoltare-da e comunicare-verso tutti i gruppi sociali, con cui ha quotidianamente si confronta, con modalità più simili a quelle dei normali scambi comunicazionali tra persone, partendo da certi polverosi comunicati stampa, lo sostengo da sempre. Ma nel 99% delle aziende, si può (e si deve) fare anche senza un blog. O almeno non partendo dal corporate blog. Ci sono migliaia di interazioni sbagliate e formalismi inutili da iniziare a cambiare, prima.
Amen.

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  • Qui scrivo — più o meno seriamente — di (un)marketing, social business ed eCommerce. Ma anche di negozianti, e di altre combinazioni tra persone e prodotti, online e offline. (No, il bambino in alto non sono io)

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