La storia di questo blog è raccolta in una auto-presentazione/intervista del 2004 scritta per i blogger di Marketing Routes, che tenevano una “rubrica” settimanale chiamata Blog Of The Week.
[mini]marketing nasce – quasi per scherzo – due tre quattro cinque anni fa, rimuginando le parole minimarket, minimale e marketing, che rappresentavano idealmente il perimetro di ciò che mi sarebbe piaciuto scrivere. Sentivo di dover partire (a scrivere), senza sapere dove sarei arrivato.
[mini]marketing è a tutti gli effetti un blog personale, ma che riguarda solo una parte di me, ovviamente quella che scruta nel marketing, (quindi niente foto di famiglia, niente opinioni politiche o cestistiche).
E in particolare riguarda le mie convinzioni sul marketing, più o meno queste:
- tentare, nei ritagli di tempo, di far evaporare e falsificare sistematicamente un pochino ogni giorno di tutto il bla bla bla che mi avevano insegnato a scuola e che si respiravo in molti comunicati stampa;
- [mini]marketing come versione personale dell’underground (ora va di moda groundswell) marketing (chi lo chiama ecologico chi sostenibile chi neo marketing chi gonzo marketing, ma è sempre la stessa cosa:
una nuova forma (di vita) di marketing, non più inteso come metodo di circonvenzione degli incapaci ma come elemento di miglioramento della qualità della vita, pensato per le persone, dalle persone e con le persone, cercando di dimostrare che – alla fine- ciò conviene anche alle aziende; internet è al centro di tutto questo, ma appunto per questo deve ricordarsi sempre di avere la realtà attorno.
Insomma, il mini-neo-ecologico-marketing è come il fratello buono del marketing, o almeno quello che almeno ci prova, ad essere buono; recentemente, il pensiero si è consolidato nella pseudo-teoria delle 7 T del marketing utopico e nella pubblicazione di un libro “[mini]marketing, 91 discutibili tesi per un marketing diverso” per la Simplicissimus Book Farm
Poi c’è la parte ludica (ma a volte più profonda delle altre due) del blog:
- inoculare sperimentalmente dosi di marketing in cose, luoghi, umani, animali e mostri che ne avrebbero certo fatto volentieri a meno. Il marketing è in sostanza scambio+comunicazione, e come tale, allo stato puro, puo’ essere applicato un po’ a tutte le cose.
E’ un blog scritto su di un confine labile, in bilico tra il rifarsi a Stefano Benni, David Foster Wallace e Seth Godin, ma a volte più vicino ad un Villaggio-marketing (inteso sia come Paolo, che come quello Globale, che come quello tipico della bassa padana).
Chissà perché tante persone (circa 6.000 con i feed) lo prendono sul serio. Forse proprio perché sembra poco serio, e a volte le idee che passano per il surreale, la metafora o l’assurdo si leggono più volentieri.
Non so se alla fine qualcosa di buono ne rimarrà e finché avrò la voglia di scrivere la saga del [mini]marketing. Ma fosse solo per la recensione di Fabio De Luca, ne è forse valsa la pena.
“He’s like David Bowie in 1974, if David Bowie wrote about minimal forms of marketing and how to be headhunted for *really* cool jobs, instead of starmen waiting in the sky…”
Non ho capito in effetti cosa intenda, ma mi sembra bellissima, grazie.





7 Commenti
Sappiamo da tempo che sei una blogstar… ;-)
no, dai, la blogstar no. :-)
Pisso dire che ti conosco ? :)
certo che pioi :-)
adorabile. Semplicemente adorabile.
viene preso sul serio perchè in modo leggero… lo è?
ottimo blog! Gianluca
Bè, che dire, illuminante… Peccato che poi la realtà sia un po’ distorta da chi continua a pensare al marketing come la mera attività di un collaboratore che si sente un po’ più figo dell’impiegato amministrativo..
Piccola critica sull’ebook, sembra un po’ troppo ritagliato sulla comunicazione apple, quindi tesi non proprio discutibili..