Il bello dello SMAU di quest’anno è che non devi nemmeno andarci, leggi, ascolti e vedi sui blog quasi tutto ciò che ti poteva interessare.
E se ci pensate, per il modello di business di SMAU, questo sarà prima o poi mortale (il Bzaarcamp costa meno).
Insomma, SMAU sta coccolando i propri aguzzini (intendo i blog).
Se non li avete già letti:
Le Relazioni Pericolosamente Pubbliche: Blogging e aziende (SMAU blog Blues)
Dotcoma
Marco Montemagno (video)
il podcast
tutti gli altri
Sindrome di Stoccolma
nelle 91 tesi
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Quattro post casuali
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10 Commenti
Il ruolo delle fiere è in generale in forte diminuzione a mio avviso [anche se non posseggo i numeri relativi]. Già con l’avvento e la diffusione del web aveva poco senso esporre, ed andare, in una fiera quando è possibile farlo comodamente seduti a casa e/o in ufficio. L’avvento della banda larga e le soluzioni creative e visive che rende possibile renderanno, ancor più dei bloggers, obsoleto questo media B2B.
Un abbraccio.
Pier Luca Santoro
Mi hai ispirato. Non potrei essere più d’accordo.
Lo SMAU è morto quando è diventato lo show di tette e culi per le ragazzine e se volevi vedere i prodotti che ti interessavano dovevi fare a botte con le scolaresche.
Non a caso la comunicazione di quest’anno è stata improntata sul discorso del professionale.
@Pier Luca
Le fiere hanno senso per certi articoli e se sei quasi sconosciuto o se le fiere stesse hanno molti frequentatori stranieri. Ancora oggi, sembrerà strano, ma non tutti settori sono internet intensive.
Semmai in molti casi le aziende preferiscono spendere i soldi nelle convention, hai il cliente più sott’occhio, fai gruppo, gli passi il messaggio che vuoi, lo fidelizzi ecc
ooops, volevo dire tette e culi per i ragazzini, naturalmente
@Gianluca
Sono anni che non vado allo Smau perché era diventato un grande luna park invaso da ragazzini in cerca dell’ultima consolle. Mi sono trovato di fronte a tecnici che non sapevano spiegarti nulla di quanto vendevano, deprimente.
@Pier Luca
Per Smau concordo, ma nel mio settore, l’agroalimentare, le fiere hanno ancora un senso perché il prodotto è un experience good, quindi se non lo assaggi non riesci a valutarlo. E non puoi chiamare 20 agenti per assaggiare 20 prodotti diversi, meglio andare in fiera. Certo che ci sono ampli margini di miglioramento, anche fiere storiche come Vinitaly e Cibus sono al centro di critiche. Gli si rimprovera essere troppo poco professionali e diventare dei supermarket del gusto.
Ovviamente, come in ogni generalizzazione, esistono le eccezzioni.
@ imprenditore: Se sei sconosciuto per darti visibilità in una fiera devi sostenere un livello d’investimento con il quale puoi farti conoscere più e meglio con altre modalità.
@ Carlo: Fare assaggiare ai venditori 20 prodotti diversi forse li confonderebbe. Fare una riunione ad hoc – invece di confondersi nel marasma della fiera – potrebbe essere un’alternativa?
Un abbraccio a voi tutti.
Pier Luca Santoro
si, ogni settore ovviamente presenta sfumature diverse. anche se credo, come pluca e L’i, che forse vale la pena di ‘allargare la forbice’, e invece di fare 1 fiera dove raccogli nella rete sia pesci pregiati che scarponi vecchi, sia meglio corteggiare con eventi ad hoc i pesci pregiati, e dedicare cose meno costose agli scarponi vecchi. non mi sono capito bene nemmeno io, non preoccupatevi.
Un’alrea osservazione al volo: ma gli gli operatori e i giornalisti stranieri, ci sono venuti a SMAU ? Ho fatto un piccolo esperimento: cerco SMAU con Technorati. Nelle prime tre pagine solo italiani.
@enrico: un giornalista straniero deve avere un grado di perversione alto (o parenti da trovare) per venire a Smau…
Gianluca, però una volta ci venivano , eccome, e le aziende straniere che volevano affacciarsi sul nostro mercato ci venivano, alcune esponevano, altre no, ma c’erano ( io lo so bene, mi sono occupato dell’ufficio stampa di SMAU..) C’è da riflettere su quale occasione ci siamo persi con SMAU. Anche perchè abbiamo lì da vedere il CEBIT, ed è meglio non fare confronti su come una fiera di questo settore dovrebbe affrontare il mercato. Ma ormai è tardi…