Sindrome di S(toccol)MAU

Il bello dello SMAU di quest’anno è che non devi nemmeno andarci, leggi, ascolti e vedi sui blog quasi tutto ciò che ti poteva interessare.
E se ci pensate, per il modello di business di SMAU, questo sarà prima o poi mortale (il Bzaarcamp costa meno).
Insomma, SMAU sta coccolando i propri aguzzini (intendo i blog).
Se non li avete già letti:
Le Relazioni Pericolosamente Pubbliche: Blogging e aziende (SMAU blog Blues)
Dotcoma
Marco Montemagno (video)
il podcast
tutti gli altri
Sindrome di Stoccolma

Blog, Marketing, smau

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Gianluca Diegoli
Sono un bocconiano sfuggito alle società di consulenza, con un'esperienza ventennale di management dei canali digitali.
Il mio lavoro è supportare il management come consulente indipendente e manager temporaneo su e-commerce, digitalizzazione del marketing e del retail. Ho lavorato per Coop, Ducati, Barilla, Tiscali, Altromercato, Cirio, Telenor, CRIF e altre aziende ed enti.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri.
Ho fondato Digital Update assieme ad Alessandra Farabegoli, che organizza corsi sulla comunicazione digitale.
Insegno e-commerce all'Università IULM di Milano.
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10 Commenti

  1. Pubblicato il 7 ottobre 2006 alle 9:45 AM | Permalink

    Il ruolo delle fiere è in generale in forte diminuzione a mio avviso [anche se non posseggo i numeri relativi]. Già con l’avvento e la diffusione del web aveva poco senso esporre, ed andare, in una fiera quando è possibile farlo comodamente seduti a casa e/o in ufficio. L’avvento della banda larga e le soluzioni creative e visive che rende possibile renderanno, ancor più dei bloggers, obsoleto questo media B2B.
    Un abbraccio.
    Pier Luca Santoro

  2. Pubblicato il 7 ottobre 2006 alle 11:14 AM | Permalink

    Mi hai ispirato. Non potrei essere più d’accordo.

  3. Pubblicato il 8 ottobre 2006 alle 12:26 AM | Permalink

    Lo SMAU è morto quando è diventato lo show di tette e culi per le ragazzine e se volevi vedere i prodotti che ti interessavano dovevi fare a botte con le scolaresche.
    Non a caso la comunicazione di quest’anno è stata improntata sul discorso del professionale.
    @Pier Luca
    Le fiere hanno senso per certi articoli e se sei quasi sconosciuto o se le fiere stesse hanno molti frequentatori stranieri. Ancora oggi, sembrerà strano, ma non tutti settori sono internet intensive.
    Semmai in molti casi le aziende preferiscono spendere i soldi nelle convention, hai il cliente più sott’occhio, fai gruppo, gli passi il messaggio che vuoi, lo fidelizzi ecc

  4. Pubblicato il 8 ottobre 2006 alle 12:27 AM | Permalink

    ooops, volevo dire tette e culi per i ragazzini, naturalmente

  5. Pubblicato il 8 ottobre 2006 alle 5:59 PM | Permalink

    @Gianluca
    Sono anni che non vado allo Smau perché era diventato un grande luna park invaso da ragazzini in cerca dell’ultima consolle. Mi sono trovato di fronte a tecnici che non sapevano spiegarti nulla di quanto vendevano, deprimente.
    @Pier Luca
    Per Smau concordo, ma nel mio settore, l’agroalimentare, le fiere hanno ancora un senso perché il prodotto è un experience good, quindi se non lo assaggi non riesci a valutarlo. E non puoi chiamare 20 agenti per assaggiare 20 prodotti diversi, meglio andare in fiera. Certo che ci sono ampli margini di miglioramento, anche fiere storiche come Vinitaly e Cibus sono al centro di critiche. Gli si rimprovera essere troppo poco professionali e diventare dei supermarket del gusto.

  6. Pubblicato il 8 ottobre 2006 alle 6:11 PM | Permalink

    Ovviamente, come in ogni generalizzazione, esistono le eccezzioni.
    @ imprenditore: Se sei sconosciuto per darti visibilità in una fiera devi sostenere un livello d’investimento con il quale puoi farti conoscere più e meglio con altre modalità.
    @ Carlo: Fare assaggiare ai venditori 20 prodotti diversi forse li confonderebbe. Fare una riunione ad hoc – invece di confondersi nel marasma della fiera – potrebbe essere un’alternativa?
    Un abbraccio a voi tutti.
    Pier Luca Santoro

  7. Pubblicato il 9 ottobre 2006 alle 8:52 AM | Permalink

    si, ogni settore ovviamente presenta sfumature diverse. anche se credo, come pluca e L’i, che forse vale la pena di ‘allargare la forbice’, e invece di fare 1 fiera dove raccogli nella rete sia pesci pregiati che scarponi vecchi, sia meglio corteggiare con eventi ad hoc i pesci pregiati, e dedicare cose meno costose agli scarponi vecchi. non mi sono capito bene nemmeno io, non preoccupatevi.

  8. Pubblicato il 12 ottobre 2006 alle 9:13 AM | Permalink

    Un’alrea osservazione al volo: ma gli gli operatori e i giornalisti stranieri, ci sono venuti a SMAU ? Ho fatto un piccolo esperimento: cerco SMAU con Technorati. Nelle prime tre pagine solo italiani.

  9. Pubblicato il 12 ottobre 2006 alle 10:49 AM | Permalink

    @enrico: un giornalista straniero deve avere un grado di perversione alto (o parenti da trovare) per venire a Smau…

  10. Pubblicato il 15 ottobre 2006 alle 12:16 PM | Permalink

    Gianluca, però una volta ci venivano , eccome, e le aziende straniere che volevano affacciarsi sul nostro mercato ci venivano, alcune esponevano, altre no, ma c’erano ( io lo so bene, mi sono occupato dell’ufficio stampa di SMAU..) C’è da riflettere su quale occasione ci siamo persi con SMAU. Anche perchè abbiamo lì da vedere il CEBIT, ed è meglio non fare confronti su come una fiera di questo settore dovrebbe affrontare il mercato. Ma ormai è tardi…