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Ma-ster-eotypes

Mi domando quanti dei presenti nella sala affrescata, illuminata in modo rilassante (non che ci sia comunque un barlume di tensione nervosa negli occhi stanchi del venerdì dei prospect che sono accorsi alla presentazione del master di cui al post precedente), stiano pensando come me ad annotare statistiche bizzarre sugli stessi co-pre-pre-pre-partecipanti, anzichè rimanere concentrati sui contenuti del corso. Comunque, mi sembra interessante annotare che:
  • due, forse tre delle uniche cinque ragazze (sono tutte nel bel mezzo del guado, ma signore mi pare esagerato) sono visibilmente ritoccate (labbra, naso, altro non posso vedere, al momento)
  • la cravatta viene indossata da cinque dei circa dieci candidati uomini. Alcuni li ribattezzo subito secchioni, con i loro maglioni + cravatta stile Prodi al sabato pomeriggio. Età variabile, con due estremi visibilmente lontani dalla media, dalla mediana e soprattutto dalla moda.
  • le slide sono il copia e incolla della pagina del sito. Con lo stesso font. Con lo stesso numero di caratteri, ovviamente illeggibili, persino dagli occhiali a lenti telescopiche dei peggiori secchioni. Persino il relatore è imbarazzato, si atteggia come se lo avessero obbligato, a quelle slide in font 6 senza un a-capo neanche a morire lì. E quando dice “ehm, si, queste slide ci sono ma le saltiamo” ho un imbarazzo che vorrei saltare anche io, che non c’entro niente, con quell’orrore di comunicazione.
    (Cominciamo bene, speriamo che quelle slide le abbia fatte il professore di amministrazione e controllo, non quello di marketing)
  • value proposition: ragazzi, dopo il master, avrete successo e soldi. Ma non ditelo a nessuno che ve lo abbiamo detto. Subito dopo, il testimonial (sulla slide, non lì). La Artoni. Ma la Artoni, penso io, non è ricca e brava e famosa e politica già di famiglia? G.A.C! (cioè, bella forza!)
  • si presenta un consulente che insegna (o fa il tutor) al master. E’ così bello, ma così elegante, ma così curato e impeccabile, che ti viene voglia di segnargli la macchina al parcheggio. Ma siccome è anche simpatico, non lo faccio.
  • una delle non-signore già fa si, certo, ok, bene, sono-d’accordo, come-ha-ragione-lei, con un movimento leggero ma percepibile con la testa. Oh no. Mi ero dimenticato di questa cosa, della groupie da lezione universitaria.
  • colpo di scena, entra il testimonial, uno che sta per finirlo, il master. E’ un ingegnere. Ottimo per incoraggiare gli economisti, “se ce l’ha fatta questo”.
  • il prof.dir.gen. per compensare un po’ dice che ci sarà parecchio da studiare, avvertite datori di lavoro ma soprattutto fidanzate. A meno che non facciate come quei coniugi che lo hanno frequentato assieme. Dovremmo fare lo sconto famiglia!
    Risata generale, tranne lo scrivente che ha un brivido freddo. Mi viene da fare una battuta greve del tipo chissà se usavano la piattaforma di distance learning anche per quello. Rinuncio.
  • Ehi, ma un Segmento Commerciale non c’è nel programma? Che razza di business administration eunuco insegnate? E un segmento Comunicazione? (Ok, questa è una domanda che l’amministrativo declina in “E un segmento sui ratei e risconti?” e l’organizzativo in “E un segmento sui rapporti sindacali?” Ognuno vede l’azienda come composta al 90% dalla sua funzione)
  • Alla fine, per carità, il master sembra interessante*. Ma ormai non riesco più a non vedere queste vicende con gli occhi di minimarketing. Devo partecipare?

*aspetto sempre i vostri feedback, se siete già stati masterizzati a distanza in MBA.

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