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Reportage semiserio dal "Marketing Reloaded"


(Ah, si parla di questo evento, nel caso)
Sottotitolo: “Slogan o vero cambiamento? Riflessioni e proposte nell’era del Web n.0″

Arrivo molto in ritardo – per chi non è di Milano un convegno alle 9.15 è prima dell’alba – , mi perdo tutta la prima parte – in cui tra l’altro io e fluido eravamo in bibliografia nel libro omonimo presentato in anteprima; fluido ha assistito e ne scriverà forse lui prossimamente – , e al desk non trovo più nessuno per avere la password per il wi-fi. Pero’ all’ingresso c’è un accredito “VIP/blogger”, uau!

Entro nella sala, veramente strapiena: urca! – c’è il tavolo dei relatori, in formato presidenziale con tanto di bandiere nazionali ai lati -ma nemmeno un portatile acceso. Quando apro il mio, qualcuno deve sicuramente pensare che io sia un giornalista geek.

La B di blogger a pennarello sul badge? Operazione fallita, non c’è proprio il badge al convegno, un vero peccato – non solo per la B, che spero venga ripresa comunque in altre occasioni da altri blogger come segno di riconoscimento all’interno di convegni mainstream - ma anche perchè si perde qualsiasi contatto peer-to-peer in sala.

Allora disegno la B sulla mia cartellina istituzionale. Certo è che di altre B in sala non ne vedo.
Probabilmente ha ragione Gaspar, quando dice i blogger non contano una cippa, là alla fine della coda lunga.

(In 60 secondi sento in sequenza: portale, target, consumatore. Voglio uscire, ma resisto.)

Inizia lo speech dello sponsor (l’imbarazzo di essere speaker sponsorizzante - lo so – è tremendo, non lo invidio mica). Carrellata di case history stile cosa abbiamo fatto di web 2.0. Vedo pezzi di Citroen che gli utenti hanno ricomposto in modo artistico, come user generated art. Si parla molto di C2B, di caccia aperta ai blogger bravi all’interno dell’azienda per scrivere corporate blog. Arditamente si sostiene che nei motori di ricerca i blog non sono ancora in cima. Boh, sarà.
Poi si parla del progetto Gazzetta su Mediacenter (non particolarmente di successo credo, ma posso sbagliare). Il Mediacenter non mi pare molto 2.0, ma c’è Microsoft tra i relatori.
Poi esce anche un riferimento a ‘Joost’ “Si, lo conosco, ma io non scarico mica“, strizza l’occhio ammiccante. Anche perchè è impossibile scaricare con Joost :-)

(non sono piu’ abituato alla realtà, o sono ri-finito negli anni della bolla?)

Davvero pochissime persone in sala hanno un PC – doh! – ma non si parla di marketing & tecnologia? In compenso molte cravatte e molti tailleur.

Finalmente conosco Fluido di persona. E’ come incontrare un vecchio amico di sempre, miracoli del blogging, siamo quasi commossi. Roba da blogger, non ci fate caso.

Si apre il dibattito.

(Leggo subito sul maxischermo Marketing e tecnologia: binomio vicente. Voilà, beccato il typo! devo curare questa mia mania, prima o poi.)

Si parte con molta enfasi su prodotti disegnati dagli utenti. Si propongono community su fidelizzazione dei dipendenti e delle reti di vendita. Insomma, se seguite elmanco e la sua lista, sapete gia’ tutto. Si parla molto di community di coolhunter. Io avrei parlato di galassie di blog di coolhunter linkate tra loro.

(percepisco – ma è una impressione personale – sempre un che di creazionista, cioè il web 2.0 ci interessa, purche’ lo gestiamo noi, dentro nostre applicazioni 2.0.)

Poi si parla di “Tempo è la nuova moneta”, che noi abbiamo di nostro solo 50 ore di tempo ‘gestibile’, si parla di casa digitale. ecc. ecc. Scappa una frase stupenda e freudiana: in Italia fortunatamente non abbiamo il TIVO. Si scorrazza su bluetooth ecc. ecc. proximity… ecc. ecc.

(In sala ci sono un sacco di bluetooth accesi: dobbiamo promuovere anche il Blogger-badge bluetooth!)

Si continua con l’obiettivo: spendere piu’ tempo con il nostro brand. Poi arriva l’immancabile l’uomo dell’anno sei tu. (si ride in sala, – ehi, non doveva essere una battuta! -)

Le tre E dei brand fichi 2.0: enabling-engaging-empowering. Se risolvi il problema -> il consumatore (buzz! buzz! come a Taboo) diventa tuo avvocato.
Si vede tecnologia come enabler per marketing alternativo, graffiti laser, skaters proiettati sui palazzi, ecc.

(diciamo che se già seguite alcuni blog specialistici, tipo Icecards, Ebola, Adverblog, Marketing Routes, i Ninja, ecco: niente di nuovo. siete avanti anni luce rispetto ai convegni, risparmiatevi pure la metro)

Si riparla di creazioni di community per coolhunter: Chuco. In rete però non trovo il sito.
Epitaffio finale: l’adv non morira’ mai, ma da sola non ce la fa piu’.

Parla Giacomazzi: ma i relatori qui le adoperano veramente? facce basse – no -. Siamo nella fase turbolenta del ciclo. Ne vedremo delle belle. Non male, magari doveva parlare un po’ di più.
Esce ‘l’eterna indecisione di dove caschi il mktg digitale in azienda’. Già sentito ma sempre valido.
Poi la favola che in Italia le aziende vorrebbero investire nel marketing digitale, ma è difficile reperire le giuste professionalità, perchè manca la formazione. Si, certo.

(il prossimo che nomina second life me ne vado)

(forse è giusto che i convegni siano a piu’ basso livello dei blog, devono essere piu’ divulgativi, il digital divide è piu’ dentro il marketing, soprattutto a livello dirigenziale, che fuori…)

Vedo Marco che esce e ne approfitto per conoscerlo di persona, finalmente due-chiacchere-due interessanti, su economia di gratuitità o meglio non monetaria, e economia di mercato, e di come questi eventi devono cambiare per continuare ad essere efficaci (qualche sana iniezione partecipativa, magari in diretta, background chat, wifi free per tutti, e senza strani proxy che nemmeno il buon fluido è riuscito a configurare, per iniziare?)
Anche lui ha la sensazione che i blog siano molto piu’ avanti di quello che stiamo ascoltando.
Anche lui ha notato che il pc in sala ce l’hanno in 3, io compreso.

(Vedo Fluido che dopo aver sentito pronunciare ‘la conquista del consumatore” va a fumarsi una sizza.)

Ops!: Andrea Boaretto – uno degli coautori del libro, che recensirò a parte, quando mi arriverà – riconosce la mia B, che in mancanza di badge ho appunto disegnato in grande sulla carpettina da convegno. -che blogger sei?- -minimarketing!- piacere reciproco, allora leggi davvero minimarketing :).

Parla Microsoft Online Services (certo ci vuole un coraggio sovraumano a invitare MS a un convegno su web 2.0, ma è un parere personale)
Si discute di tv+pc sulle ginocchia, poi si passa alle consolle. Mi pare di percepire l’acronimo CAN car access network, ma non sono sicuro. Si continua con il MSN Messenger, 16-46 anni, tanti utenti, popolarissimo. Ok, ma non tanto reloaded, diciamo un sempreverde, ecco.

Si continua con Pini: bisogno di socialità, non si deve più parlare di costo sacrificio per la scelta ma di valore beneficio per poter disegnare le scarpe, un superpotere…

(ogni tanto il dibattito vira pericolosamente su ‘pensate, lo fanno online!’ come nel 99)

(MS, basta spiegarci il vostro MSN, basta.)

Si avvicina la chiusura, scusate per il tempo limitato non abbiamo parlato di tante cose, neanche di RSS. Forse sarebbe stato troppo, in effetti. Anche se non parlare di RSS nel web 2.0…

Io e fluido cominciamo a sms, ma per pudore non possiamo riferire le nostre considerazioni: diro’ solo che a un certo punto lui ha confrontato un relatore a un famoso politico del grande centro.

Alcune domande del pubblico, e si chiude. Parte uno spezzone di Matrix: la maggior parte dei presenti pensa di essere Keanu, e invece è dentro la matrice.

Le mie questioni rimangono in canna, visto che da lunedi ci sarà marketingreloaded.com spero mi risponderanno lì, come inizio di dialogo con la blogosfera.

*come fate a conoscere il target - quello che compra, intendo – nel mondo virtuale, in cui ognuno vuole essere come non è nel mondo reale?*

*non ci sono grandi professionalità? io credo che non serva formazione, ma volonta’ nelle aziende di investire”

*perchè MS continua – se continuerà – a sviluppare piattaforme tendenzialmente chiuse, come MSN, come i blog MS, ecc. ecc.? tutto questo non è poco 2.0?”

“si sono viste oggi diverse esperienze definite 2.0 create dalle aziende. Ma l’evidenza mostra che la grossa parte del web 2.0 sia fuori dalle aziende, o in generale dal web commerciale, e che crei vero valore e potere solo nella parte fuori dal controllo delle aziende, nella parte “abitata” della rete, blog, forum, wiki.
Quindi la collaborazione, sul prodotto, sul design, soprattutto se gratuita, ecc. avviene solo nel momento in cui le aziende scendono dal piedestallo e le persone sentono di poter parlare con loro simili, magari iniziando a smetterla di chiamarlo consumatori.”

“e nessuno ha mai pensato che a questo signore che usa il web 2.0 della vostra azienda non potrebbe fregarne niente? Perchè dovrebbe importargli?”

Gli organizzatori passano a salutare i blogger. Trovo più interessante questa discussione di tutti i 120 minuti precedenti, parere personale anche questo. Io e Fluido salutiamo la compagnia e un samurai blogger dei Ninja, di cui non ricordo lo pseudonimo – suzuki? – e usciamo per un nostro personalissimo BarCamp di 20 minuti. Ecco qui quello che ne è uscito, premetto che non abbiamo preso bevande alcooliche.

  1. E’ sempre più difficile essere sorpresi, tutto ci sembra vecchio o già visto
  2. Il web marketing è un ossimoro, il web è solo comunicazione
  3. il marketing 2.0 di successo, ucciderà sè stesso, alla fine
  4. gli homer simpsons sono ancora la maggioranza, ed è per questo che – dobbiamo ammetterlo per esperienza – l’adv classica funziona ancora
  5. ogni nuovo mezzo di marketing efficace raggiunge la sua soglia di saturazione
  6. ogni idea killer 2.0 diventa inefficace quando riproposta come clichè commerciale e intenzionale
  7. il digital divide è generazionale, e chi comanda ora è ancora molto 0.1
  8. convegni come quello di oggi sono meglio di niente
  9. il web virale è una tautologia, ogni buona idea è virale di per sè
  10. dobbiamo assolutamente organizzare un Mktgbar(becue*)Camp dal basso, con completa libertà di scrivere e dire va***te come queste sopra.


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