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Si va al CitizenCamp

Dopo quasi sette anni da un linux meeting a cui avevo partecipato – altro evento un po’ dal basso, quasi un Barcamp ante litteram, in cui avevo l’ingrato compito di mettere assieme le aspettative (minimamente) commerciali dello sponsor (nonchè mio datore di lavoro) con le aspettative – esageratamente, devo dirlo – anticommerciali della platea (le cicatrici dello scontro di civiltà si possono trovare ancora in giro, su Google; e pensare che io volevo solo far conoscere la realtà del business a questi geek scatenati), dicevo, ho deciso – tah dah – di partecipare al prossimo CitizenCamp di Casalecchio.

Credo che bloggare sia – per riprendere in qualche modo il Coupland di Jpod – dal punto di vista clinico una forma di autismo. Quindi l’incontrarsi di persona deve avere un che di surreale e improbabile che vale la pena provare. Anche perchè di solito chi sa scrivere non sa parlare, e viceversa.

Non so se alla fine avrò il tempo di mettere in forma intelligibile quei quattro spunti che mi sono segnato in aereo su NIMBY e blog, l’argomento che mi piacerebbe approfondire raccontando in 5-minuti-5 una piccola storia reale di un insignificante paese della bassa padana contrapposto a grandi interessi e a un enorme deposito di gas sotterraneo.

Può anche darsi che alla fine – sopraffatto dal timore reverenziale davanti a tali blogstar da far tremare i polsi – semplicemente io tiri fuori i miei occhiali finti con il nasone, e faccia intendere a tutti di essere un addetto al catering, sgusciando velocemente verso l’arcipelago di centri commerciali che circondano Casalecchio.

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