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Smau, oggi

Sono stato alla presentazione di Smau, oggi pomeriggio. Io ho un vero blocco mentale per queste manifestazioni, quindi non faccio testo, non fate quello che dico io, o non basate i vostri investimenti su questo post, che non ne capisco nulla. Detto questo,

  • vedere il prezzo della partecipazione prezzata al metro quadro (le ho messo un metro in più, lascio?) mi mette una tristezza profonda. Non so perchè. Lo so che è sempre stato così. Ma ogni anno mi sembra più triste.
  • vedere le PR di Smau crogiolarsi su di una mailing list di mille giornalisti mi ha ricordato quando qualcuno ti voleva vendere che ti avrebbe inserito in un migliaio di motori di ricerca
  • ricordare che l’evento più interessante e innovativo dello scorso anno a Smau aveva visto la partecipazione attiva di una bella pattuglia di blogger, e oggi non sento nemmeno pronunciare la parola blog, streaming, podcasting (secondo me vogliono vietare di bloggare da Smau, sennò come li vendono, i biglietti?)
  • vedere riproporre da anni la classica divisione per categorie (networking, telecomunicazioni, software, ecc.) senza che per ognuno ci sia uno straccio di tema guida, senza nemmeno provarci a fissare un’agenda, da quella che dovrebbe essere la fiera leader del settore, mi mette tristezza. Innovation for business? Ma oramai l’innovazione – come fanno notare dalla platea – non passa per la fiera. Sarebbe meglio conversation for business. Ma conversation su che, visto che perfino l’area delle conferenze e degli speech viene semplicemente venduta, un tot a ora, immagino.
  • capire che non ci arrivano proprio, a capire che i modelli di ecosistema degli eventi del passato zoppicano, se riproposti nel 2007 (chiami il guru, lo paghi da guru, fai pagare il guru ai tuoi visitatori, e trattieni una percentuale oppure chiami aziende che pagano il posto, e fai da collettore di visitatori che entrano gratuitamente, per compensare il rischio di doversi sorbire solo pitch di vendita senza contenuti usabili) soprattutto se vuoi usare il secondo modello, ma facendo poi pagare anche i visitatori. (ah, si certo, fanno pagare solo per selezionare i veri businessman, che loro dai biglietti ci perdono. Ma allora si potrebbero far mandare una visura camerale, autenticata dal notaio. O una mail dal dominio aziendale. O una certificazione giurata del commercialista ;) Questo sarcasmo perchè credo che il problema al momento non sia la selezione dei partecipanti, ma l’interesse, ma loro non la vedono così)
  • la sensazione che Smau non abbia per niente al centro le persone. E’ solo business pseudo-immobiliare, posto vuoto, posto pieno, ultimi stand disponibili, si affrettino. Il visitatore non è visto da nessuna parte come una persona che potrebbe perfino dare un contributo a una discussione. No, deve essere selezionato per bene, profilato, scannerizzato da una pistola laser e inserito in un db, che per carità, va bene, ma potrebbe dare di più (il visitatore, dico). Magari qualche persona di azienda non ICT potrebbe portare esperienze, dubbi, critiche interessanti. Ma non paga lo stand, e allora ciccia.
  • Sentire dire che ‘i bambini non entreranno vivi in Smau 2007′ mi ha messo tristezza. Magari potevano invece fare un babyparking gratuito, stile Ikea, per i 15 euro. Tanto ci volevano 2 ore per visitare la fiera, l’anno scorso, mi dicono
  • Sentire dire che sì, sarebbe bello che la fiera avesse tante iniziative collaterali, serali, magari enogastronomiche, utili per fare networking rilassato e conversazioni non solamente mercantili (che di solito fruttano più delle puramente mercantili, in tutti i sensi). “Ma dovete (pagarvele e) organizzarle voi, che noi vendiamo solo stand e metri quadri”

Insomma, avevo la speranza che Maurizio si sbagliasse, invece – temo – che avesse ragione alla grande.
La prossima volta vado all’aperitivo del SES a cui mi aveva invitato Miriam.

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  • Qui scrivo — più o meno seriamente — di (un)marketing, social business ed eCommerce. Ma anche di negozianti, e di altre combinazioni tra persone e prodotti, online e offline. (No, il bambino in alto non sono io)

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