Secondo me, uno dei principali fattori che – a colpo d’occhio, spannometricamente – caratterizzano un approccio di marketing old nei confronti di uno niù è che il primo fa sua la cultura del divieto (tutto è vietato salvo ciò che è permesso), mentre il secondo privilegia quella della libertà (tutto è permesso salvo ciò che è vietato).
Fateci caso, in certi negozi si usano più cartelli per vietare che per promuovere.
Chi vieta poi spesso scopre a sue spese che è costato più il controllo del presunto danno dovuto a piccole e grandi furbizie, più o meno volontarie, mentre chi parte dalla posizione opposta scopre che spesso il valore della promozione – che i clienti ‘non oppressi’ e liberi dalla presunzione di colpevolezza – spargono in giro spontaneamente, è superiore al danno totale prodotto dai contravventori.
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Caro Gianluca,
Una breve esperienza di vita vissuta in tal senso. Un negozio di abbigliamento di Frara City è diviso in due ambienti, alla seconda volta che la mia compagna ed io entriamo ci dice di aspettare la commessa per entrare nel locale posteriore al principale trattandoci fondamentalmente come dei ladri. siamo usciti immediatamente e non ci ha mai più visto.
Un abbraccio.
Pier Luca Santoro
mi sembra che il marketing old sia caratterizzato dal fatto che, più in generale, il cliente sia una sorta di “macchina pigra” che deve essere stimolato dall’azienda e ricevere soluzioni già confezionate. In contrasto, il marketing niù crede che il cliente possa ricercare un proprio senso nello scambio: le boutique sono old e le bancarelle dell’usato, dove ognuno ricrea il valore dei prodotti che sono esposti, sono niù??
Esiste anche l’old da riprendere, quello che chiamo il marketing della lattaia. Buon Giorno signora Pina, come sta sua figlia? Auguri per la promozione di suo marito, assaggi questo formaggio che le piace tanto è freschissimo, ce l’abbiamo anche con le olive, ma stia tranquilla è magro come lo gradisce lei.