Ultimamente – ironia della sorte, visto che fatico a scrivere perfino qui – mi si propongono “collaborazioni” scrittorie con portali e siti di nicchia, che finora ho sempre gentilmente declinato, un po’ per il tempo ma soprattutto per la difficoltà di scrivere in linee editoriali prestabilite. O forse perchè un certo “stile” (detto senza pretese, ben inteso) trapiantato altrove, senza contesto, credo potrebbe suonare bizzarro.
In ogni caso, noto che alla base però, sempre più di frequente, manca il “des” (cioè, perchè devo farlo? Cosa ci ricavo, esattamente?)
Rifletti con me su questo:
- l’altro ieri, c’erano solo riviste cartacee settoriali, che tutti leggevano. Per collaborare, dovevi conoscere qualcuno o portare un po’ di pubblicità. Scrivere benino era un plus. Se entravi, diventavi un guru/guretto.
- ieri mattina, nascevano portali e siti settoriali, che molti leggono. Se riuscivi a entrare nel cortiletto, diventavi un piccolo qualcuno.
- ieri sera, nascevano i blog settoriali multiautore, che essendo semi-professionali e di buona sostanza hanno avuto una certa visibilità: se ci scrivevi erano una buona vetrina per farsi vedere e testare quanto ci sai fare con il mezzo*. Se sei bravo e tenace, però, dopo un po’ ti metti in proprio. Altrimenti smetti.
- stamattina, rispondimi che non capisco, che diavolo ci scrivi a fare su un sito** gestito da altri?
Quando, nell’ambito dell’editoria di nicchia – in senso lato – ci sono audience (orrore!) talmente triturate da essere tutte contendibili?
Detto poveramente: oggi perchè dovrei (io, tu, tutti) scrivere – di solito – gratis per un altro sito quando con il mio blog e un po’ di pazienza posso avere la stessa visibilità (e al 100% di mia proprietà?)
*sempre grato sarò a Imlog per questa opportunità.
** vale un po’ anche per gli allevamenti di blog stile nova o altri (vedi post di novembre 2005)





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11 Commenti
Sono d’accordo con te. Ognuno fa le scelte che ritiene opportune: tuttavia, coloro che si buttano ovunque e gratis, per quanto mi riguarda, non ricevono molta attenzione, soprattutto quando parlano di argomenti che fanno parte del proprio perimetro professionale.
Non è la prestazione gratuita di per sé (fatti loro), quanto una proporzione inconscia “Tanti articoli = Tanto tempo” sta a “Tanti articoli gratuiti = Tanto tempo libero”. Ed onestamente, un valido professionista che ha tanto tempo libero ancora non l’ho conosciuto.
Mah, forse nel caso degli “allevamenti”, soprattutto se fatti sotto il cappello di un brand come quello del Sole, il do ut des è essenzialmente di immagine, di visibilità. Che poi di quell’immagine, di quella visibilità ci sia davvero bisogno, questa è un’altra faccenda.
quindi Mr, dici che il cappello, tutto sommato, serve ancora?
Gianluca, condivido le tue riflessioni. Tu tocchi un tema nevralgico:
1. esistono molte testate on e off line che hanno un bisogno spasmodico di contenuti
2. esistono persone brave e competenti che anche se hanno un loro blog non hanno la tua brand awareness…
Come vedi c’è ancora mercato anche solo con scambio di visibilità
Ciao
Andrea
Standing ovation. Mi sembra di averle dette io queste cose, ma tu lo hai fatto meglio. (Come al solito). L’editoria specializzata, il mercato delle conferenze, deve tenere conto di tutto questo.
Lanciamo un appello forte è chiaro, signore signori i contenuti validi costano ;) Anche il mio macellaio vuole essere pagato, la visibilità non la vuole. In Italia tutti vogliono avere tutto gratis. Non se ne capisce la ragione. Se si deve lavorare gratis, tanto vale farlo per se stessi o per una giusta causa ;)
Maurizio, è vero, ne avevamo parlato anche al marketing barbecue.
andrea:
3)le persone brave e competenti, con un po’ di costanza e di tempo, ottengono blog con alta awareness ma soprattutto reputation (per ricitare maurizio) :)
E’ vero Gianluca per l’awareness basta un gorilla con le mutande rosse ;)
è stato un piacere :)
imho quei ‘cappelli’ servono solo o a chi non ha abbastanza coraggio delle proprie opinioni – e così finisce per non doverne avere del tutto, che fare quello contro il sistema sui blog di confindustria sarebbe davvero troppo – oppure a chi vuole essere presenzialista a tutti i costi e che è convinto che mettere il proprio nome in più posti possibili conti sempre e comunque; ma per questi secondi, vale l’ottimo commento di Giuseppe Mazza, direi :-)