In un articolo di ieri, PI riportava come i film non vengano uccisi dal p2p (la condivisione illegale di file, detta anche pirateria o addirittura furto dai più cattivi) ma vengano promossi dallo scambio.
Il P2P non ha dunque ucciso i Simpson [...] i download illegali hanno proliferato ancora una volta ma la pellicola, che secondo l’opinione dei primi spettatori vale i soldi del biglietto, ha avuto il suo meritato momento di gloria nei cinema.Scaricare un film da Internet, come suggerisce Zeropaid, può servire da volano pubblicitario ai film ‘che vale la pena’ vedere, facendo parimenti cadere nel dimenticatoio le porcherie. Chi ha la possibilità di visionare in anteprima un DivX di un’opera di fresca uscita ne può descrivere le qualità a familiari ed amici, invogliando le persone a premiare i contenuti di valore e restituendo al fiasco che meritano le visioni di scarsa qualità. Questo può essere un problema per l’industria, che non ha più il controllo totale sui gusti dei consumatori, ma il fenomeno ha le potenzialità per convincere chi di solito vede gli spettatori come semplici numerini, a dare ascolto alle loro richieste reali, investendo il giusto denaro nelle produzioni di qualità, conclude il portale pro-P2P.”
Sono d’accordo, generalmente parlando. Certo non serviva il p2p per le opinioni sul film, già ci sono i blog e i forum degli spettatori, questa mi sembra una forzatura per dare un’aureola di bontà al p2p. Il punto è che il fenomeno dovrebbe essere studiato con vere metriche e dati alla mano, misurando tutti i lati del poligono:
- Quanto chi scarica è ‘connector’, per dirla alla Tipping Point. E’ probabile che chi scarica sia una persona fortemente connessa ai nuovi media, IM, mail, post, forum. ecc. Quindi con una possibilità di diffusione del messaggio elevata.
- Da studiare quanti dei contatti dello ‘scaricatore’ sono ‘scaricatori’ e quanti ‘cinemacquirenti’. E’ chiaro che se lo scaricatore ha contatti solo con altri scaricatori (e la cosa potrebbe essere verificata) l’impatto effettivo sull’acquisto di biglietti potrebbe essere basso
- Da capire quanto è ‘maven’, e in grado di far pesare la propria opinione come autorevole.
- Quanto va (andava) al cinema lo ‘scaricatore’ medio, per misurare gli incassi persi, misurando il numero totale di persone che l’hanno scaricato.
In ogni caso, chiunque abbia contatti con la generazione che nel 2007 ha 15 anni, capisce come la battaglia contro il p2p sia persa, nel futuro. Per questa generazione il p2p non è un reato più grave di bigiare la scuola o scrivere con un pennarello sul muro. E credo che l’industria dei media dovrà imparare presto quindi, bene o male, a convivere e prosperare con questa sorta di “trial gratuito” o “marketing esperienziale” imposto obtorto collo.
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Guarda che tu a me scaricatore non me lo dici, capito?
Al massimo, portuale.
;-)
L’industria discografica di nicchia (quella del vinile 12″, per intenderci) sfrutta da sempre il P2P come “volano” per artisti e produzioni. Tutti gli altri hanno visto un ridimensionamento delle vendite dei supporti ma iTunes – anche se in tempi più recenti – ha poi riequilibrato le perdite (dati FIMI recenti lo confermano per l’Italia). Per quanto concerne la cinematografia, il fenomeno è (come dici tu) difficilmente misurabile ma non impossibile: bollini Siae (per i DVD), licenze dei videonoleggi, ticket strappati nei cinema sono già un buon punto di partenza. L’apologia, anche soft, del P2P non mi sembra comunque educativo.
Un paio d’anni fa mi laureai proprio con una tesi sulla fruizione del cinema, il P2P e il copyright. Se non ricordo male, dalla fine degli anni ’90 al 2005 i dati SIAE sugli ingressi al cinema mostravano un leggero, ma costante, miglioramento ogni anno. Per quanto riguarda l’home-video (rent & sell) l’avvento del DVD ha nettamente migliorato il giro d’affari. Poi i dati si possono interpretare, le modalità di fruizione e di accesso sono cambiati, ma i numeri, al 2005, erano chiari.
Credo che il motivo per cui il p2p non stia uccidendo i film possa essere anche un altro.
Andare a vedere un film al cinema è un atto/evento non comparabile con una visione “privata”. Anche se in casa ho un mega schermo un mega impianto surround, vedermi un dvd non sarà mai la stessa cosa di andare al cinema.
La stessa cosa non si puo’ dire di un cd musicale o di un videogioco.
Parlare del p2p come una cosa da condannare è a mio modo di vedere un vero e proprio non sense. Mi spiego: http, pop, smtp sono dei protocolli utilizzati per fare in modo che le macchine, notoriamente stupide, possano comunicare fra loro: http per la gestione dell’ipertesto, pop e smtp per la gestione della posta; anche il p2p è un protocollo! Condannare il p2p sarebbe come condannare il protocollo pop, che serve per la posta in ricezione, solo perché qualcuno fa spam o manda lettere di minatorie. Ve lo immaginate? Arrestati utenti sorpresi mentre utilizzavano il pop o peggio smtp. Estendendo il concetto alle strade sarebbe come vietare la libera circolazione perché in città girano i deliquenti. Semplicemente ridicolo.
Altro discorso è invece il diritto legato al copyright, ma anche qui ho dei seri dubbi sulla completa leggittimità morale del concetto stesso di copyright. Soprassediamo che è meglio.
saluti e grazie per l’ospitalità