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Fare business con il web 2.0 per l’azienda

Ok, lo ammetto. Il titolo serve solo per condannare a imperituro click verso questo post coloro che, stolti, cercheranno su Google, con keywords banali, la salvezza al loro dramma lavorativo. Io mica lo so come si fa business con il web 2.0. Cioè, un po’ lo immagino, ma vedo una frattura epocale, apocalittica, totale tra aziende individuali e tutte le altre.

Per le prime, se sei dotato di una buona dose di passione, di altruismo e di conoscenza, sei probabilmente già a posto; considero scontato che chi ha una vera passione e volontà di ascolto non possa non cercare continuamente – e alla fine raggiungere – la proposizione di un prodotto di qualità. Se fossi un tenutario di enoteca* mi guarderei attorno, su Facebook, su Vinix, sui newsgroup e nelle mailing list tematiche, creerei microeventi informali comunicandoli ai miei contatti in modo discreto e empatico, creerei un mio blog per mettere in ordine le mie idee e descrivere il mio lavoro, renderei il mio catalogo online più partecipativo, con descrizioni personali e commenti liberi sui vini in vendita, creerei le condizioni perchè sia facile mettere alla prova quello che dico sui miei prodotti.
L’unica precauzione, attaccare un foglio A4 sopra il PC, con queste regole:

  1. non sono qui per farmi pubblicità
  2. devo contribuire ad accrescere la conoscenza delle persone che abitano nel mio mercato
  3. sono qui per imparare, per riflettere e per discutere le mie certezze

Per le seconde, sono confuso, nessuna cosa di questo genere è in realtà fattibile, per svariate ragioni. Vedo McKinsey che emana rapporti in cui aziende pensano di usare il socialnetworking e altro con percentuali future del 30% e attuali del 10%, ma poi evita di specificare qualsiasi caso pratico. Temo che ricadano in una di queste casistiche:

  1. l’azienda – o l’agenzia di PR – si è iscritta a Facebook, a Twitter o a MySpace e ha cominciato ad approcciare un po’ di gente che però la guarda in modo strano, come l’ospite bizzarro che-nessuno-sa-chi-è ai matrimoni (io tra i miei seguaci in Twitter ho Rete 105, chissà cosa…)
  2. l’azienda si è costruita un walled garden 2.0 dove fa trastullare i propri utenti con filmati e giochini pseudo autogenerati
  3. chi ha risposto al questionario ha iniziato a usare Linkedin

La verità che nessun consulente ha il coraggio di ammettere, è che tutto ciò che chiamiamo il web 2.0 – per comodità – è su misura per le persone, non per le aziende. Che tutto ciò che è in espansione è per le persone, non per le aziende. Tutto ciò che è vivo, nel web, è per le persone, non per le corporation.

*si fa per dire, visto che scelgo le bottiglie all’iper basandomi sul mio gradimento del font dell’etichetta.

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  • Qui scrivo — più o meno seriamente — di (un)marketing, social business ed eCommerce. Ma anche di negozianti, e di altre combinazioni tra persone e prodotti, online e offline. (No, il bambino in alto non sono io)

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