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Pastiglie ai blogger (reloaded)

Anche a me è arrivata la mail di “invito alla prova” delle Valda di cui ha già parlato Napolux e in modo più sfumato Luca Conti (anche se questo blog non ha alcuna credibilità nel consigliare caramelle, ma so per certo che anche blog più social-adolescenziali alla MSN Windows Live o alla libero.it sono stati coinvolti, come credo sia giusto. Anzi, perchè non coinvolgere solo quelli?). In pratica, se vuoi, ti mandano a casa un cofanetto di caramelle assortite.

L’intero progetto mi sembra ben sopra la media, e un intelligente modo di iniziare a parlare alla parte abitata della rete con approcci alla “Come ti chiami? Ti posso offrire da bere?” che non hanno, per il fatto di essere occasionali e di valore economico risibile, l’intrusività di certe iniziative di affiliazione continuative (tramite multilevel, punti, premi…) che possono risultare discutibili eticamente (vedi interessante dibattito chez Luca Carlucci) e dai confini sfumati (circa la credibilità in gioco, sia delle aziende che dei blogger coinvolti, ma anche dell’efficacia effettiva).

Qualcuno la considererà comunque un’intrusione delle aziende nel mondo dei puri, ma mi chiedo, potremo davvero escludere dai blog il marketing e il business (intendo quello delle aziende che non si chiamano Apple o Google, di cui si discute sempre e comunque, forse pure troppo)?

Posto che sì, ce la possiamo fare, sarebbe veramente un mondo migliore, o sarebbe solo il modo di condannare le aziende alle vecchie pratiche dello spot, delle PR old-style, del GRP (Grossa Rottura di Palle) ecc. ecc? Io, detto per inciso, non ho certezze.

Premesso questo, ho qualche appunto da segnalare alla campagna di Valda, nel bene e nel male:
- La mail inizia così (posto che è comunque migliore di tutte quelle del genere finora ricevute, del tipo “alla cortese attenzione della redazione”)

Ciao Gianluca,
sono Valda, quella delle caramelle gommose con lo zucchero che stanno nella scatoletta dorata. Hai presente?

Come no? Una delle cose migliori dell’infanzia, solo che io di solito non parlo alle pastiglie – almeno non a quelle balsamiche. Se ti fossi presentato come il responsabile di prodotto delle caramelle (con un nome vero) ti avrei apprezzato di più.

- L’OK obbligatorio ai dati personali contiene un OK automatico all’uso pubblicitario che al blogger potrebbe risultare molesto: “al solo fine di : 1) gestire il sito www.valda.it [...] 4) fini promozionali” Non si poteva scrivere “al solo fine di inviare il pacchetto di caramelle”?

- l’uso del termine ‘simpatico omaggio’, post richiesta, mi fa tanto P&G old times, ma tant’è.

- dopo aver richiesto l’invio, ti si informa dell’avvenuta iscrizione automatica agli amici del sito di valda.it… Boh? Perchè? E se qualcuno fosse a disagio a essere amico di una caramella? “un amico” di valda.it? Ehi, non ti ho ancora detto se le caramelle mi sono piaciute!

- visitando valda.it: c’è un bel po’ di abuser generated content, ma non mi scandalizzo: è la versione reloaded della raccolta punti con concorso, con il video al posto del bollino. Ai ragazzi con lo zainetto e le cuffiette piacciono queste cose, questa è la verità (quella ufficiale, almeno, forse, ecco).

- Il codice di autoregolamentazione sul coinvolgimento dei blogger di Ogilvy mi sembra un buon inizio per iniziare a fissare il confine in cui termina un onesto ‘farsi avanti’ e inizia la fastidiosa molestia. Commento alcuni punti:

Non proponiamo ai nostri clienti di coinvolgere i blogger come una tattica bensì come un elemento complementare e coerente con la strategia generale del progetto. Non raccomanderemo questa iniziativa come la soluzione miracolosa per ogni campagna digitale.

Interessante, se rispettato.

Non faremo finta di aver letto il tuo blog se non l’abbiamo realmente fatto.

Sperando che il seeding triste del tipo “ciao, senti, ho letto il tuo blog e mi piace molto, che ne dici di questa %iniziativa/video/sito/promozione%” sia finito per sempre.

Sei autorizzato a scrivere le tue sincere opinioni sulle informazioni o sui prodotti che ti abbiamo inviato (si puoi anche dire che non ti piacciono).

Facile a dirsi: secondo me il “problema” dei buzznetwork di affiliazione continuativa (garantisco diritto di replica ovviamente) sta nel “se parli mali di un prodotto, puoi perdere il tesoretto di punticini accumulato nel tempo”, cioè sei sotto scacco psicologico, in regime di sudditanza. Chi te lo fa fare, dopo un po’ che ti sei sbattuto, di parlare male di innocui – per esempio – chewing gum? Gli invii one-time tipo Valda, invece, sono a termine: se le caramelle non mi piaceranno, amen, lo scriverò, o proprio non ne scriverò, e stop. L’autorizzazione a scrivere la verità appare credibile.

Prima di inviarti una email controlleremo se nella pagina “Chi sono”, “Contatti” o “Pubblicità” del tuo blog sia indicato esplicitamente che preferisci non ricevere comunicazioni da agenzie di PRMarketingAdvertising. In tal caso non ti disturberemo.”

Certo, io scrissi ai tempi nel “Chi Sono” che il sottoscritto “Ama lo spam, legge sempre i pieghevoli dei supermercati, sperpera le autorizzazioni al trattamento dei dati personali, [...]” , insomma, me la sono cercata, ma gli altri?

Qualcuno potrebbe dire che questo è una specie di meccanismo opt-out che è in contrasto con la normativa (almeno a quella europea) sullo spam, ma sarei per considerarlo invece, in una filosofia personale di limitazione del danno e in un panorama desolante di blog-PR fatto di improvvisazione e pressapochismo surreale, un punto a favore di questa iniziativa e un passo avanti nel travagliato rapporto tra blogosfera e business.

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