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IAB: targeting o conversazioni?

Spieghi il candidato come si concilia l’intervento (sempre molto trascinante ed evocativo) di David Weinberger (trascrizione qui, video qui), e in particolare il passaggio seguente

Il marketing a un certo punto diventa guerra: marketing campaign, targeted marketing, saturation marjeting, stategic marketing, marketing penetration. E’ una spiacevole situazione.

Abbiamo così suddiviso i clienti in mercati, che però non sono reali. Pensiamo che chi appartiene allo stesso market sia suscettibile alle stesse scelte, ma non è così. Pensavamo allora che il marketing fosse centrato sulla persona, che ogni utente fosse un market. Ma in realtà quello che succede è che le persone parlano le une con le altre e formano tra di loro dei mercati, mercati basati su interessi comuni.

con questa considerazione (che confermo) di Maurizio

Poi una visita agli stand e ci si accorge subito di quanto l’offerta media italiana sia lontana anni luce, dagli standard internazionali. Search engine marketing, dem, un po’ di contextual advertising, e tanti tanti banner.

e quella di Massimo (che confermo)

Mi sono perso l’intervento di David Weinberger – contro la pubblicità? – questa mattina allo IAB. Pare che, da solo, valesse il prezzo del biglietto. Qualcuno l’ha per caso registrato?

Grande pienone, grandi stand, mancavano solo le ballerine. Anche se ora è vero e non è una bolla, sembrava di essere nel 2000. Ora metà è Google e un altro quarto è a performance.

Ma è sempre e solo pubblicità, comunque. Tanto di cappello a chi l’ha invitato (se era al corrente del tono dell’intervento), ma mi chiedo… Chissà se Weinberger lo inviteranno di nuovo.

e la seguente, mia: tutto il main focus degli speech (pagati) del pomeriggio è stato sul Behavioural Targeting Marketing, che significa in pratica che ti servono i banner a seconda delle pagine che hai visitato prima, e non di quelle che stai visitando ora.

Ora, il BTM lo vedo come un male di passaggio necessario (ehi, nessun business vive veramente senza pubblicità, finchè tutte le persone non impareranno a informarsi veramente), un epigone un pelo più raffinato dell’advertising classico (i banner sono advertising ‘classico’ per come la vedo io), ma pur sempre l’ultimo colpo di coda del war marketing citato da Weinberger (il suo limite principale, secondo me, è che nessuna persona può essere veramente ‘riassunta’ nei suoi comportamenti passati, online come offline).

Qualcuno potrebbe dire che è un po’ come quando il verduraio ti consiglia le zucchine di stagione ricordandosi la tua preferenza per quel tipo di ortaggio. Ma il verduraio è una persona, mentre il banner non lo è. E dentro ci sta un mare di differenza.

PS: nota social del post, ringrazio oltre ai suddetti, gli altri blogger che mi hanno fatto passare una giornata interessante (al di là della manifestazione in sè): Federica/Gatte di via plinio, Stefano Gorgoni, Markettara/Disruption, MissPurple, Marco Massarotto, Enrico Bianchessi, Miriam Bertoli, Matteo/Imlog, Andrea Signori/Marketing Routes, Tony/Deeario, Delymith, Squonk, Mauro Lupi, Mr Dainesi. Non metto i link che poi sembra che facciamo tutto questo per il PR ;)

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