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La coda lunga applicata a sè stessa.

Ieri a Milano, per ascoltare Anderson* – ma forse più per vederlo di persona, come i ragazzini con le starlette della De Filippi, c’erano: il ministro Gentiloni, Fabris e un pubblico di circa 200 persone sostanzialmente e non equamente diviso tra business dressed corporate urban people e geek-blogger.

Fossimo stati nel 1999, avremmo saputo (forse) del convegno solo da un articolo sulla stampa. Nel 2007, anche chi non c’era ha potuto godere di una copertura che andava dai twit in stile ultim’ora di Televideo (anzi, per me Twitter è proprio la versione 2.0 dell’ultim’ora di Televideo, se solo avesse i tag), al liveblogging dettagliato (uno su tutti, Matteo di Imlog, a fianco a me), le foto (anche di alcune slide). La coda lunga, nell’informazione, non è che funziona. E’, e basta.

Ciò che si è detto, non starò quindi a ripeterlo qui (c’è comunque un txt, nemmeno corretto, buttato giù con il vecchio notepad, visto che il wifi era molto instabile), ma butto due osservazioni al volo:

1) la coda lunga si applica stramaledettamente bene a tutto ciò che è digitale, immateriale, impalpabile. Ma.
Se e quando ne vuoi fare una teoria economica con la T maiuscola, devi comunque precisare bene e apertamente che le dinamiche comunicative (the network effect) e distributive (the infinite shelf) di un bene o di un servizio non riassumono necessariamente tutto il punto critico della catena del valore – a meno che, appunto questo ‘bene’ non sia musica, informazione, bit, letteratura, and so on.

E che le economie di scala e di processo esistono ancora, e che produrre un’automobile o un bullone per cinque persone disperse in quattro continenti non è e non sarà mai profittevole.

E che il just-in-time non è fattibile per qualsiasi prodotto. E che i magazzini eliminati hopefully a livello retail dall’e-commerce sono stati spostati in realtà a livello produttivo, e questo influenza gli economics generali di un prodotto in un mercato, rispostando la redditività sulla testa.

2) ho capito perchè ai convegni invitano i blogger. Sono gli unici che fanno domande senza timore reverenziale, e in inglese, alla fine delle presentazioni. Quanti convegni terminavano con l’implorazione dell’organizzatore “Ci sono domande? Nessuno? Là in fondo? Nessuno? Non siate timidi – eh, eh.”.
Ecco, i blog-giornalisti evitano l’imbarazzo – sempre che si sopporti che non rispettano i dress code degli eventi.

PS: vorrei tranquillizzare LPD, tutto bene. La zona cenalunga era tranquilla, tutti i blogger son salvi, il futuro della coda lunga dell’informazione è salvo :). Si vedano anche le foto a prova di ciò.
Ringrazio Giovy per l’organizzazione con tanto di badge, e tutti gli altri, è stata una bella serata.

* che poi dovremmo imparare, dagli oratori americani, le 3 S: stile informale, sintesi, simpatia.

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