Su Nuova Comunicazione-NC, mensile di ADVexpress, c’è un articolo di Luca-Fluido con contributi di Mafe e – sciaguratamente – anche del sottoscritto, in cui riprendo alcuni miei pensierini ricorrenti (sopravvalutazione dei brand dell’importanza che rivestono nella vita delle persone, umanità nell’uso dei social media, accettazione dell’insuccesso come esperienza, sottovalutazione della coda lunga).
Grazie a Luca per avermi coinvolto. Il file da scaricare è pesantuccio, ma credo sia una lettura interessante.
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Social media e brand su NC
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11 Comments
scaricato, letto, bello, grazie.
Hai gettato dei sassi nello stagno. Sono argomenti che meritano di essere approfonditi perché molto importanti. Il dibattito attuale è ancora superficiale. Si parla genericamente di conversazioni, ora occorre approfondire. Ho preso appunti e comincerò a riflettere su quanto scrivi ovvero:
* implicazioni del processo di “coinvolgimento” per tutti i soggetti
* ridefinizione del termine “insuccesso”
Non capisco invece cosa intendi per sopravvalutazione dei brand. Parli del concetto, del loro ruolo, o di altro?
Non lasciamo morire questo thread, credo valga la pena di esplorarlo.
Sorry non avevo firmato.
Gluca, premetto che ho letto l’articolo nell’annebbiamento della sera, ma sono un po’ perplessa.
Quest’uomo Ogilvy prima ti cita quando dici che la ricerca degli “influenti” non è “la Via”, e che i brand tendono a sopravvalutarsi.
Poi, come se niente fosse, un po’ più sotto parte col disco di quanto ’son stati fighi in Ogilvy con la loro campagna rivolta ai “cinquanta blogger precedentemente selezionati” dal loro software proprietario (ah, questa me la devo ricordare :-D il metro di Sèvres per misurare l’influenza dei blogger… quando si organizza il campionato del celolunghismo, ricordarsi di chiederlo in prestito…), e di come si è parlato della Valda nelle conversazioni online.
Ora, tu sei scusato e autorizzato a essere diplomatico con De Fino, ma please, autorizzami a ridere un po’ sotto i baffi…
@ale: lascio a Luca la risposta, io intendevo in particolare che non è contattando tutti i primi 10 o 20 o 100 blogger che si raggiunge la blogosfera, ma al limite contattando quelli “rilevanti”. Poi deve essere stato difficile trovare rilevanza rispetto alle Valda :-) certo piu’ difficile che far parlare i blogger, che so, di Apple…
@maurizio: per sopravvalutazione intendevo che i brand credono che le persone pensino a loro molto di piu’ di quanto succeda in realtà (o qualcosa del genere, ecco)
prima lo sfogo:
se fosse un post lo intitolerei “il bello e il brutto della blogosfera, due facce della stessa medaglia, la conversazione” come in piazza (quella fisica) parli bene e male di qualcuno o di qualcosa in piena libertà. A seconda del tuo carattere, della tua storia e della tua cultura in tutte le tue manifestazioni cerchi, o lo fai perchè ti viene naturale (ergo: “sei fatto così!”), di mantenere il livello della conversazione “alto”, sia in accordo che in disaccordo con il tuo interlocutore. questa logica o meglio questa attitudine spesso non viene mutuata on-line ed ecco che sui blog di tutti noi, a volte, nascono polemiche infinite, spesso futili, catene di sant’antonio dell’ovvietà.
poi la ragione:
chissà, forse rispondendo a questo commento sono il primo che sta mettendo in scena l’ennesima commedia. mi auguro di no. e lo faccio per la stima che nutro nei confronti dell’autore del blog che ci ospita. mentre scrivo, gianluca precisa quello che intendeva in merito alla “rilevanza” …non ho nulla da aggiungere . riguardo invece all’uomo Ogilvy e al celolunghismo…non ho parole. Gianluca e le altre persone alle quali avevo chiesto un parere erano consapevoli che l’articolo l’avrei scritto da “uomo d’azienda” con tutto quello che questo comporta. Nessun tentativo quindi di strumentalizzazione o altro.
Il tema affrontato in quelle 4 pagine è complesso e stimolante. in così poco spazio non c’era la benchè minima presunzione di essere totalmente esauriente. Ringrazio tuttavia chi ha fornito i contributi, chi mi ha permesso di scriverlo e la rivista che l’ha pubblicato. Considerandolo un atteggiamento positivo e di apertura verso mondi diversi che iniziano a dialogare.
Non è da tutti citare in un articolo scritto con il cappello aziendale, qualcuno che ha delle opinioni scomode nei confronti delle tesi che si cercano di portare avanti. Per questo non ho avuto le stesse sensazioni di Alessandra.
Il punto è che il limite tra autoreferenzialità ed alfabetizzazione (intesa come informazione) in questo momento ed in questo mercato è davvero labile.
Raccontare le proprie esperienze, i propri successi ed i propri insuccessi è utile per il mercato ed è una pratica molto utilizzata all’estero … qui ne facciamo sempre un’affare di stato (rimanendo ovviamente fermi al Media-Evo).
Quello che piuttosto può essere interessante è una lettura comparata del contributo di Fluido e del suo collega Paolo Iabichino su 7th Floor di pochi mesi e fa su temi in qualche modo analoghi.
http://www.7thfloor.it/2007/11/28/guerrilla-viral-marketing-marketing-non-convenzionale-ogilvyone-iabichino/
Credo che posano venir fuori interessanti sensazioni su come si muovono alcune agenzie.
Saluti
Gianluca Arnesano
@gianluca: quell’articolo è un cult per me. e a mio modo di vedere, le strade del marketing di conversazione e quello dello ’sorprendili!’ prenderanno strade differenti all’interno del c.d. non convenzionale.
@Luca e @Gluca: faccio ammenda del tono troppo “notturno” del commento, la prossima volta farò più la brava, non è mio obiettivo suscitare flames sui termini.
Cercherò di dirla con termini “da conversazione diurna”, o anche “da donna d’azienda”, se l’etichetta di questo post lo richiede.
Non ho contestato nessuna “strumentalizzazione”; ho piuttosto notato una contraddizione e un “cambio di registro” fra le opinioni espresse da Mini e Mafe e le considerazioni che seguono: una sorta di “stacco”, a mio parere disturbante, nell’affiancare l’opinione A e la prassi “contrario di A”.
Questa – ribadisco, a MIO modo di vedere, non penso di avere in tasca nessun metro universale e oggettivo – io non la categorizzo sotto “apertura mentale”, ma sotto “predicare – o far predicare – in un modo, e razzolare in un altro”. Per fare un esempio, noi non rendiamo disponibile il sorgente dei nostri script, ma, per coerenza, non lanciamo nemmeno peana all’OpenSource dal nostro sito.
Quanto all’ironia sul software di misurazione dell’autorevolezza, beh, visto che stiamo facendo conversazioni da esseri umani, non mi rimangio niente. Credo – anche in aziendalese – di avere sufficienti elementi di esperienza per diffidare di questo genere di metriche.