Durante questo weekend (per me) lungo mi sono letto* Unleashing the ideavirus – il cui contenuto è universalmente noto: la comunicazione monodirezionale è morta, solo quella tra pari funziona, la funzione del marketing è rilasciare prodotti-idee e aiutarli ad autopropagarsi attraverso la conoscenza dell’ambiente, degli influenzatori, dei tool operativi, della Rete.
Ciò che mi ha colpito invece, rileggendo le sacre scritture, è la loro inapplicabilità a buona parte dei prodotti di largo consumo di cui facciamo uso tutti i giorni, e che ancora molto pretenziosamente si autodefiniscono brand – "marchi".
Niente di ciò che consumiamo quotidianamente è "virale" o "viralizzabile", nel modo in cui è stato pensato.
I prodotti che troviamo negli scaffali sono pretesti per riempire involucri che nel 2008 sono soltanto solidificazioni fossili dell’era gloriosa dei dinosauri della pubblicità televisiva e della Pangea della TV commerciale.
Il marketing continua stancamente a infilare la testa sotto la sabbia con frasi quali "30% di prodotto in più", "Studiato specificatamente per i bambini", "Formula antibatterica studiata in laboratorio", "Guarda la visione al microscopio* *simulata" mentre là fuori nessuno più ascolta, nessuno là fuori ne parla.
Le "marche" di cui non parla nessuno hanno i giorni contati. Gli involucri colorati non funzionano più, in mancanza della pubblicità che li regge in piedi, e la materia che contengono verrà semplicemente ed efficientemente erogata da dispenser un tanto al litro, o al chilo.
*un classico libro che (ri)leggi solo perchè è scaricabile gratuitamente, molto datato quanto ad "ambiente circostante", ma interessante proprio (e forse solo) per questo.
Cose simili:
- Il Mulino Bianco cerca idee in giro
- Gli interinali dei social media
- Mandarina Duck, la pubblicità, la conversazione, il blog e altro ancora
- Mike Bongiorno mi sfotte, ma con allegria

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uhm… mi viene da pensare che quello che è viralizzabile non sia il prodotto in se’ ma un vantaggio competitivo (caratteristiche intrinseche, usabilità, packaging, comunicazione… col prezzo ci vado più cauto).Se non ci si concentra su COSA dire, il COME è vuoto per forza. Poi stasera leggo il libro anch’io e capisco perchè quella appena scritta è una cazzata :)
beh, il prodotto E’ il vantaggio, o no?
il problema è che manca proprio quello…
Il passaggio tra marchio e marca passa attraverso la ricostruzione del valore.
Tagionare sulla viralità è fuorviante, torniamo a pensare a delle buone ragioni per parlare di una marca. Se oggi la gente non ascolta è perchè la maggior parte dei “discorsi” sono irrilevanti.
ho smesso di leggere Godin tempo fa. E’ stimolante se guardi _tutto_ dal suo punto di vista (che hai efficamente sintetizzato, ma che lui ripete da anni e tutti i giorni sul blog…) ma anche a me pare spesso inapplicabile.
Forse perchè disegnare scenari di domani è più facile che guardare alle aziende di oggi, che se hanno un certo successo (altrimenti non ci farebbero lavorare) un qualche bisogno lo soddisfano. Non sempre la mucca viola è utile. La noti, ma non per questo funziona.
quello che godin descrive in questo libro viene applicato (quasi alla lettera) proprio in questi giorni da una società italiana che si chiama memopal e che propone un sistema di backup online. se provate a fare una ricerca in rete con la parola memopal vedrete che sono comparsi come funghetti nel giro di pochi giorni tantissimi post su vari forum che cercano di propagare questa idea dicendo + o – sempre le stesse cose. quello che mi chiedo è se sia lecito/conveniente far finta di essere un disinteressato frequentatore di forum che da sinceri consigli quando invece si è una persona pagata x farlo.
@simona: godin non ha mai detto di fare spam mascherato… forse non l’hai letto bene :)