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Rileggendo Godin

Durante questo weekend (per me) lungo mi sono letto* Unleashing the ideavirus – il cui contenuto è universalmente noto: la comunicazione monodirezionale è morta, solo quella tra pari funziona, la funzione del marketing è rilasciare prodotti-idee e aiutarli ad autopropagarsi attraverso la conoscenza dell’ambiente, degli influenzatori, dei tool operativi, della Rete.

Ciò che mi ha colpito invece, rileggendo le sacre scritture, è la loro inapplicabilità a buona parte dei prodotti di largo consumo di cui facciamo uso tutti i giorni, e che ancora molto pretenziosamente si autodefiniscono brand – "marchi".

Niente di ciò che consumiamo quotidianamente è "virale" o "viralizzabile", nel modo in cui è stato pensato.

I prodotti che troviamo negli scaffali sono pretesti per riempire involucri che nel 2008 sono soltanto solidificazioni fossili dell’era gloriosa dei dinosauri della pubblicità televisiva e della Pangea della TV commerciale.

Il marketing continua stancamente a infilare la testa sotto la sabbia con frasi quali "30% di prodotto in più", "Studiato specificatamente per i bambini", "Formula antibatterica studiata in laboratorio", "Guarda la visione al microscopio* *simulata" mentre là fuori nessuno più ascolta, nessuno là fuori ne parla.

Le "marche" di cui non parla nessuno hanno i giorni contati. Gli involucri colorati non funzionano più, in mancanza della pubblicità che li regge in piedi, e la materia che contengono verrà semplicemente ed efficientemente erogata da dispenser un tanto al litro, o al chilo.

*un classico libro che (ri)leggi solo perchè è scaricabile gratuitamente, molto datato quanto ad "ambiente circostante", ma interessante proprio (e forse solo) per questo.

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