Alla fine della stagione invernale 2007/2008, voglio segnarmi 10 pensierini sull’ecosistema montano.
1) Il paradosso dell’acqua minerale: i montanari hanno scoperto – e sfruttano alla perfezione – il fatto che i padani* non ci arrivano proprio, a capire che l’acqua che trovano a caro prezzo al minimarket, etichettata e imbottigliata, è esattamente la stessa che esce dai rubinetti dei loro appartamenti – non simile, proprio uguale-uguale, stessa fonte, stesso acquedotto.
2) il mistero delle arance senza protezione: i padani non capiscono come possano i commercianti di montagna lasciare la frutta incustodita fuori dal negozio alla sera, e ritrovarla intatta alla mattina – io mi sono spinto a teorie sociologiche per cui il trust si riduce in ogni comunità in modo proporzionale al quadrato del numero di abitanti. E nelle community online avviene lo stesso.
3) il pricing inverso dei maestri di sci: se io compro un’ora di maestro da solo, pago 23 euro, se siamo in due 38 euro – ma la mia share of teacher’s mind è solo il 50% di quella che avrei avuto se fossi stato da solo, il che vuol dire che un’ora effettiva di maestro mi costa in realtà molto di più. Sembra che convenga, invece no, ma il padano non ci arriva e compra il maestro in due per risparmiare.
4) Il latte alla spina: vedere la fila di stationwagon e SUV fermarsi educatamente e disporsi alla coda alla macchinetta automatica che distribuisce a un euro un litro di latte crudo alla spina fa decisamente tenerezza – dopotutto l’umanità in fondo è buona e intelligente, via.
5) lo yogurt è virale anche se non lo fa apposta: il caseificio cooperativo locale produce uno yogurt fantastico, e così è possibile verificare sul campo quanto sia virale un ottimo prodotto soprattutto quando presentato con una bella storia alle spalle – il problema della viralità spontanea è che poi i tuoi amici cercheranno presto di riconvertirti in una specie di corriere-della-droga, con centinaia di yogurt da redistribuire a valle trasportati nei doppifondi dell’auto. Da notare che il fenomeno virale è aiutato da un ottimo customer care, per cui se uno yogurt ti è esploso nel frigo (succede davvero – pare), te lo sostituiscono senza nemmeno chiederti la prova dell’involucro di plastica esploso corredato da scontrino di acquisto – e non hanno neanche frequentato un MBA per capirlo.
6) L’evil "divieto di cessione skipass": ora, ditemi voi se questo divieto sia in qualche modo giustificabile da costi o ragioni reali e non sia invece un mero balzello contrario a qualunque amore nei confronti del cliente e che palesa in modo trasparente la considerazione che qui tu sei solo un povero padano da spennare. Ma per fortuna l’asimmetria informativa non è insormontabile e il mercato (nero) vince lo stesso, tramite un protocollo umano universale che indica chiaramente che hai un cartoncino scottante da vendere. Del resto, le conversazioni non sono altro che il mercato nero del marketing.
7) Crowdsourced parking: quando osservi cosa succede quando le logiche di parcheggio sono lasciate totalmente al libero arbitrio degli automobilisti, qualche dubbio sul fatto che il parcheggio – ma anche la Rete – possa auto-regolarsi in modo efficiente, ecco, ti viene, altro che wisdom of the crowds. In ogni caso, il giorno dopo noti cosa succede quando la stessa faccenda è regolata da un vigile, e allora rimpiangi di gran lunga quando il parcheggio era auto-regolato (e non solo il parcheggio, in genere).
8) Gli amici si vedono nel bisogno: ricordate che se sta nevicando copiosamente, e siete alla disperata ricerca di un rimedio o un consiglio su quali catene montare per tornare a valle, il sito Volkswagen – navigato via Nokia a suon di sonanti 0,5 cent a KB a Vodafone – per qualsiasi delle prime dieci parole chiave che vi possono venire in mente in questi casi, vi proporrà immancabilmente l’imperdibile cravatta VW e un elegante portachiavi con logo.
9) Noia portale & twitter snow: qualunque valle o comprensorio turistico visiterete, troverete almeno una cinquantina di siti che aspirano a essere "il portale della val xyxyxxyy". Ovviamente tutti con grafica inqualificabile e con le stesse informazioni superficiali e aggiornate all’inverno precedente, con gif animate che puntano a e-mail dall’estensione @infinito.it o @blu.it che non incoraggiano certo a sperare in una pronta risposta. E che cavolo, dividetevi i compiti, uno fa il meteo, uno la prenotazione alberghiera, uno gli eventi e un altro storia e itinerari, un altro magari un blog. Invece niente.
Poi a nessuno a cui venga in mente la killer applichescion: lo stato della neve via twitter**. Alt, fermi tutti! non fatelo secco e impersonale, che poi la blogosfera s’incazza :), fatelo con la voce umana! A questo scopo propongo due template pronti all’uso: ‘ehi raga, oggi neve fichissima (xx cm) e pochi snow in giro!’ oppure ‘azz! Solo 10 piste aperte ma il meteo mette bene fino a domenica!’
10) Trend & fashion corner: se siete osservatori, l’avrete già visto, che Decathlon è già definitivamente l’Ikea dell’abbigliamento invernale – quando qualcosa si rompe, te ne compri un’altra uguale, e spendi comunque meno. Non so se è il modello sia perfettamente dimostrato, ma questa è la vox populi, e quindi è vero.
*in regime di par condicio, ci tengo a precisare che qui il termine padano è inteso solamente come ‘abitante della Pianura Padana’
**per chi non lo avesse ancora capito, twitter è l’angelo sterminatore del direct marketing via SMS (twitter:sms=feed:newsletter)
Cose simili:
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ahahaha. grande come sempre.
però sull’acqua mi ribello.
che l’acqua della montagna sia la stessa che esce dal rubinetto è una semplificazione. non tutte le acque sono uguali. io ne bevo sei litri al giorno. beviti sei litri al giorno di acqua del rubinetto, anche di montagna, se sei capace (senza, inoltre, morire di calcoli sei mesi dopo)
sullo iogurt che dici tu non saprei. ma comunque non v’è da stupirsene. lo iogurt in fatto di comunicazione sa il fatto suo da tempo. in fondo che cosa è lo iogurt fatto in casa se non multilevel marcheting? un amico te lo consiglia e ti da un po’ di fermenti. dopo un mese hai il frigo che scoppia di fermenti vivi e tu ti trovi, come l’amico, a consigliarlo a tutti… nonostante ormai ti esca dalle orecchie. il fermento lattico insomma si che sa fare brending! e ci ha anche la marcuzzi testimonial, lei e la sua naturale regolarità…
Riguardo al punto 8 non fa che confermare la mia convinzione… internet su cellulare è stato un enorme fallimento e credo lo sarà ancora per diversi anni. Visto che dal traffico telefonico guadagnano sempre meno, gli operatori sperano di spillare quattrini in questa maniera ma fregano solo i ragazzini, chi ci casca la prima volta, oppure chi ne ha davvero bisogno…
“per chi non lo avesse ancora capito, twitter è l’angelo sterminatore del direct marketing via SMS (twitter:sms=feed:newsletter)”
posso proporla come frase dell’anno? :)
Stefano ho un’esperienza diversa… Prova a sottoscrivere una flat UMTS da appena 8 Euro al mese con Wind e vedi come cambia il tuo modo di navigare sul Web… L’opzione mobile diventa “naturale”.
Riguardo la formula su trust & frutta: il numero di abitanti deve essere misurato in termini di puri residenti o di popolazione totale, compresi villeggianti? Ci sono paesini di montagna che in certi periodi centuplicano la propria popolazione… :-)
Ciò che Elmanco sostiene riguardo a “internet su cellulare” io lo penso riguardo a twitter.
Di internet sul cellulare presto (tipo: ieri) non si potrà fare a meno. Di twitter spero si possa fare a meno prestissimo.
Ottimo post btw.
Il pricing inverso dei maestri di sci è comune a tutte le località sciistiche, ma 23/38 mi sembra particolarmente svantaggioso!
Ciao GD,
veramente molto belli !
j
Anche se sono terrone e non padano, confermo con entusiasmo tutti e 10 i punti qualificanti dell’esperienza media dell’appassionato di sci sulle alpi medie in una stagione media. Per quanto riguarda le catene le auto e le nevicate, aggiungerei che lo sguardo per-fortuna-non-capita-a-me che cogli nelle altrui autovetture si verifica con regolarità costante e ricorda un famoso passo di Lucrezio nel de rerum natura sulla contemplazione da riva del travaglio dei pescatori in mare…:-)
Sì, la mia esperienza finora è stata molto negativa, ma i requisiti necessari per un uso accettabile di internet su mobile sono appunto un flat conveniente ed un monitor ed interfaccia comodo… e non sono ancora requisiti alla portata di tutti!
Avevo letto da qualche parte che Google riceve in media 5 volte più visite dagli iPhone che da qualunque altro modello di cellulare: quando questi numeri cresceranno, allora anche i contenuti web per il mobile si evolveranno, ma c’è ancora qualche anno di strada davanti.
Stefano, non “anni”, ma “mesi”. Mi ci gioco l’iPhone.
Geniale come al solito! :D
@ Cristiano: La durezza dell’acqua non influenza lo sviluppo di calcoli. I filtri eliminano anche altre sostanze utili che con l’acqua minerale berresti comunque, quindi rischi di bere dal tuo rubinetto acqua meno utile al tuo organismo.
Sai che proprio da poco riflettevo sul fatto che gli italiani abbiano bisogno della firma anche sull’acqua pensando che sia migliore, più buona..addirittura più sana! Mah…
A presto!
eheh… la pensiamo diversamente : )
… rileggendo il mio commento mi è sembrato uno spot alle acque minerali.
Lungi da me farmo.
Intendevo solo dire che è meglio l’acqua dal rubinetto senza nessun filtro.
Scusate per la precisazione.
Riguardo al punto 7, vorrei rimarcare che molte cose, regolate in città da multe vigili urbani norme ecc, una volta lasciate al buon senso senza regole funziona meglio! Comunque comlimentio per il brillante post… a presa diretta sul modo in cui l’uomo di città cerca di diventare (ridcolmente) scaitore di montagna.
Sullo yogurt si ricade nella solita sindrome antropocentrica: chi lo cresce nel proprio frigo è in realtà un ignaro strumento evolutivo nelle grinfie del lactobacillo e della sua insaziabile sete di conquista del mondo.