L’aggettivo artigianale, nel gergo del marketing, è sempre associato a qualcosa di approssimativo, poco professionale, improvvisato (e già questo dovrebbe farci riflettere sui valori del marketing che ci portiamo dietro).
Chi legge questo blog attraverso un browser (o attraverso l’opzione di Netvibes che associa i feed RSS alla visualizzazione delle post page in html – che amo molto, in quanto permette tra l’altro di commentare agevolmente) avrà notato che sono comparsi i timidi* banner di Metafora**, la concessionaria (diciamo così, per semplificare) di pubblicità promossa da Apogeo (* anche la parola timido ha un significato usualmente negativo, per rimanere in tema).
Metafora è quindi una concessionaria artigianale e timida, poco aggressiva nel conteggio del Click-through, delle impression, nel non considerare politiche di behaviour-targeting dei cliccanti, nella non-contestualità degli annunci rispetto al testo, nella scelta dei formati ammessi – no animazioni, ecc.
Ma, signori, tutto ciò che è industriale, sparato, aggressivo, calcolato, soppesato non è a suo agio a contatto dei personal media* (media? diciamo delle nostre case digitali).
I banner studiati per essere buttati su qualsiasi pagina di Libero, nella maggior parte dei casi non sono graditi e non sono contestuali, se sparati nei blog: più semplicemente, non vengono proprio visti, come un canale che trasmette in una lingua straniera. Forse vengono cliccati, ma perchè occupano tutto lo spazio. E’ una questione di geometria (spesso variabile, oserei dire) non di scelta.
Ed è egualmente illusorio incastrare il lettore evoluto nel suo comportamento d’acquisto – fondamento del behavioural – quando l’unica cosa che lo accomuna è la ricerca della diversità nelle fonti rispetto al mainstream giornalistico e la sua logica estremamente pull, rispetto al visitatore di un qualsiasi portale.
E vogliamo parlare di Adsense, una delle più grandi illusioni del web recente? L’arroganza intellettuale di poter comp(a)rare (in modo industriale, appunto) i testi di una pagina con le chiavi di un annuncio prescindendo dall’umore, dal contesto, dal significato vero e profondo dell’articolo, in una parola fregandosene del tipo di persona che legge e del messaggio implicito dello scrittore. Lo sanno, quelle aziende che in modo indifferenziato e senza controllo irrorano in questa illusione della contestualità blog o forum inzeppati di tanti annunci in modo tale che sia quasi impossibile non cliccarci, anche solo per sbaglio?
Nella mappa dell’advertising online 2008 avevo indicato tra le forme di pubblicità che possono funzionare nella blogosfera la pubblicità certificata o etica. Parole molto grosse, me ne rendo conto. Chi sono questi (chi siamo noi) di Metafora per dire che un’azienda è ok o è non ok? Nessuno. Ma siamo a casa nostra e possiamo decidere – a maggioranza – chi entra e chi no. E’ una zona grigia, potenzialmente e pericolosamente a cavallo della commistione tra contenuti e annunci, ma sopperisce nell’equilibrio la conoscenza e la stima che il tempo (spero) ha generato tra chi scrive di qua e chi legge o commenta di là.
L’eventuale successo di Metafora potrebbe essere (per me è soprattutto partecipare a un esperimento utopico, dall’interno) un’importante e storica resa all’artigianalità, ai piccoli numeri, alla non contestualità immediata di tutto ciò che costituisce gli intoccabili concetti della produzione di serie, dell’affinamento mediante analisi del comportamento o del censo, della monodimensionalità dell’analisi verso l’acquisto a breve, o in una parola, del sacro graal del target: "ognuno di voi è differente, smettiamo di dividervi per inseguirvi meglio".
La risposta a ogni dubbio che può venire al planner potrebbe essere: questo non è per forza negativo. I visitatori del network saranno (relativamente) pochi ma buoni, con un approccio positivo e impegnato al sito che stanno leggendo – che in parte si trasmetterà all’inserzionista, se è bravo a sua volta a essere in linea con questo nuovo approccio. L’azienda ideale, per Metafora, è un’azienda talmente avanzata che ha rinunciato a misurare i comportamenti online delle persone come se fossero pezzi e sfridi usciti dalla catena di montaggio, un’azienda che torna a scommettere sui propri prodotti e sulla trasparenza, sulla capacità di essere scelta consapevolmente, e sul valore del rapporto con il cliente, più che sul valore delle impression.
* solo io ho l’impressione che anche i giornali tradizionali online diventeranno meri aggregatori dei blog dei giornalisti + ultimore varie?
Cose simili:
- La mia idea sul caso del succo di frutta avvelenato
- proporzioni
- Il marketing insegnato (d)ai negozianti – Marketing of the dead
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Sono assolutamente d’accordo con te.
Fortunatamente la Rete sembra essere diventata il luogo in cui le aziende “devono” condurre una vita propria comunicando con i consumatori e non più facendosi vedere in giro sui banner.
Addirittura ti dirò che ritengo più efficace un commento da parte di un corporate blogger qui vicino al mio, piuttosto che un banner sul network di metafora.
Alla fine comunque, io cliccherei sul banner solo solo per come avete “profilato” le aziende!
:-)
Guardo da tempo con interesse all’esperimento Metafora.
Probabilmente non ha ancora trovato la fisionomia giusta, perché l’impegno e la filosofia che ci sta dietro non emergono nella “punta dell’iceberg” che è il banner.
Ma tutto ciò che cerca di ridare il giusto senso al termine “artigianale” è da valorizzare e sostenere.
Riguardo ai giornali, io mi auguro che diventino “aggregatori dei blog dei giornalisti + ultimore varie”, ma temo che alla ricetta manchi l’ingrediente principale. Il marketing. E non sarà certo del genere “Metaforico”…
E di articoli tratti dai quotidiani cartacei, aggiungerei.
Riguardo a Metafora, apprezzo l’idea da tempo, ma le riconosco 2 limiti presi pari pari dall’advertising tradizionale: l’uso del banner come mezzo ed i vincoli quantitativi (es minimi da acquistare o impression minime per vendere spazi).
Sì, una delle caratteristiche di Metafora è che si basa molto sulla fiducia e la conoscenza del network di siti su cui si appoggia.
Quindi immagino le difficoltà a dialogare con l’inserzionista abituato a parlare un’altro linguaggio.
Credo che il linguaggio di Metafora sia quello giusto, deve essere solo completato il vocabolario, e poi vanno trovati gli inserzionisti disposti a imparare una nuova lingua…
(Ma noi sappiamo che tra non molto saranno *obbligati* a impararla)
Concordo completamente. Negli ultimi tempi poi i portali di informazione si sono (quasi tutti, chi più chi meno) trasformati in mostri animati, fastidiosi come non mai. Utilizzano forme sempre più aggressive di comunicazione banner. A volte facendo dentro di me un paragone con un pedone è come se ti sbattessero il 70×100 nei denti.
@all: in effetti uno dei primi dubbi sollevati nella intranet di metafora da me è stato proprio nell’utilizzo del banner.
Per le metriche, Giuseppe, in qualche modo dovra’ essere prezzato il servizio: hai qualche idea alternativa?
Mah, il punto è che sulla vendita bulk di banner, concordo che è difficile trovare altre metriche. Tuttavia, dire che è per aderire al Metafora Network è necessario che il sito ospitante raccolga almeno XXX.XXX visitatori al mese esclude automaticamente i siti di qualità ma di nicchia, che invece potrebbero essere un’ottima attrattiva per gli investitori smart.
@giuseppe: sulla possibilità dei siti di nicchia sono d’accordo con te: non so se sia una scelta ‘strategica’ o ‘pragmatica’
segnalo il commento di Gaspar
http://www.gaspartorriero.it/2008/03/oltre-il-banner.html
Sono d’accordo, il banner forse non è lo strumento più adatto. Oalmeno non può essere il primo. O non l’unico. Concordo con Oz, ed aggiungo: è necessario alargare la conoscenza del brand “metafora”: conoscuito quello allora sì che potrà farsi garante di una filosofia che trovo innovativa e, in una parola, bella.
Per esempio cosa ne dite dei “Google Gadget Ads”?
Mi sembrano interessanti, non tanto dal punto di vista tecnico, quanto per la possibilità che offrono all’inserzionista (memo: trovare un sinonimo asap) di aprire una “finestra” all’interno di una pagina web.
Ovvio che poi bisogna vedere cosa uno ci mette nella finestra, ma se questa fosse usata per aprire un dialogo…
Progetto ambizioso ed affascinante. Bravi!
google gadget ads: mi intriga assai, vado a studiare subito.
TrackBack:
http://www.oz-design.it/blog/?post=1236
[...] Nei giorni scorsi mi sono inserito in una interessante conversazione che, passando da un blog all’altro, parla di pubblicità artigianale e delle forme di pubblicità online oltre il banner. [...]
Oggi ti ho telefonato, ma non ti ho trovato, volevo farti gli auguri di Buona Pasqua. Ha risposto tua madre e mi ha salutato cordialmente. Abbiamo chiacchierato, ma alla fine c’è rimasta molto male quando Le ho detto che non ero Luca Conti.
Auguri