Circa un anno fa Massimo Mantellini su PI recitava la bellezza dei piccoli eventi, intesi come numericamente limitati, e di come il successo effettivo di questi siano basati sull’interesse riscontrato nelle nicchie.
Molte delle nuove frontiere della comunicazioni, siano esse digitali come i blog o "in carne ed ossa" come le "non-conferenze", introducono chi le frequenta ad una idea dei piccoli numeri come garanzia per un efficace flusso dei pensieri. Si tratta di una sorta di spiazzamento ideologico per noi che siamo nati e cresciuti dentro la cultura di massa, all’interno della quale il successo e l’efficacia del comunicatore era sancito in maniera definitiva dal riscontro numerico della sua audience.
Dal mio punto di vista, meno aulico, credo che questi piccoli eventi siano oggi anche i più efficaci in termini di marketing. Secondo me, l’evento perfetto del futuro sarà così:
- Create i presupposti per lo scambio di opinioni peer-to-peer (l’unico contenuto che non si può trovare su Google)
- Create i presupposti per cui i contenuti non siano solo dall’alto ma anche scambiati da un partecipante all’altro (per quanto voi infondiate contenuti interessanti, mai sarà possibile pareggiare le conoscenze di tutti i partecipanti)
- Chiudete le porte dopo un numero massimo di partecipanti (oltre la ventina la conversazione diventa impossibile)
- Create le condizioni per cui i partecipanti si possano collegare socialmente online
- Create un legame con l’ambiente geografico e storico circostante – perchè non esistono ‘iscritti’ ma solo ‘persone’
L’evento perfetto non è più quello con il numero massimo di partecipanti, come nel ’95, quando affrontavo con angoscia il numero di iscrizioni a un determinato evento aziendale (F5, F5, F5…) in quanto la misurazione aziendale, più epidermica e più accessibile del successo dell’operazione era data (essenzialmente) dal costo, diviso per il numero di partecipanti – che poi si finiva sempre per ridurre le sedie e invitare gli amici per dare l’idea del tutto esaurito.
Il punto della questione è che nell’ecosistema estremamente fluido e contagioso che si sta formando intorno alla socialità in rete, chi partecipa a un evento e rinuncia quindi al proprio tempo – che nell’era del multitasking ha valore multiplo – non solo deve avere un controvalore in cambio di conoscenza, di scambio e di contenuti molto più alto di quanto fosse dell’era pre-Rete, ma soprattutto, una volta che questo controvalore ha avuto un bilancio positivo, la capacità delle persone (soprattutto in certi ambiti) di creare passaparola autentico (soprattutto online ma non solo) supera di gran lunga il fattore della limitata numerosità assoluta dei partecipanti: in pratica, se ne vecchi eventi il valore era uguale al numero dei partecipanti, in questi eventi (almeno in quelli riusciti) il valore è uguale al numero dei partecipanti, ma al quadrato.
Anche qui, insomma, meno pallottolieri e più persone.
(grazie a Miriam, Lucia, e alla crew di TSW per l’ispirazione)
Cose simili:
- Forrester cerca di dimostrare la tesi #2 – La Peer Influence Analysis
- 300.000 sono pochi?
- Linkedined in BO
- Mandarina Duck, la pubblicità, la conversazione, il blog e altro ancora

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Ne discutevo con un amico del settore moda: sono partito con “gli eventi nel tuo negozio con 30 persone ti servono più delle fiere”… mi ha dato regione, ma ho avuto il sospetto che lo diccesse solo perchè gli costano meno :)
In realtà il punto strategico è sempre la partecipazione, il coinvolgimento: meno si è, e più si dà l’idea di ascoltare, più le persone capiscono, si fanno “tirare dentro”: loro preferiscono, e l’azienda gode :)
Mini come praticamente sempre concordo. Attendo serenamente fiduciosa l’illuminazione notturna che mi farà guadagnare anche uno stipendio di giada con questo approccio ;-) Per il momento mi accontento del resto
In questo contesto ci sta bene anche la “mia” teoria dei 150 ;-)
Ciao Gianluca,
desidero innanzitutto ringraziarti per la tua presenza allevento di About User.
In questo contesto posso anche dire “piccolo evento”, senza temere che suoni in modo riduttivo :) .
Concordo su tutti e 5 i punti che descrivi.
Quando abbiamo deciso di realizzare questo evento, abbiamo avuto come primo obiettivo la creazione di una rete di persone allinterno della quale far emergere il valore del lavoro che stiamo tentando di fare.
Ci ha ispirati credo anche la natura del lavoro che si fa in un test di usabilità: il rapporto è spesso uno a uno: rapporto con le persone che ce lo commissionano, il rapporto con ciascun utente che viene invitato al test, di nuovo il rapporto con il cliente per la definizione della fase di follow up.
Un saluto.
Ciao Gianluca! Grazie a te per aver accettato il nostro invito, la buona riuscita di un evento di questo tipo dipende anche dai partecipanti :)
Allora… ci vediamo al prossimo spritz!
Gianluca dire che concordo sarebbe limitante. sono stra d’accordo.
Il meeting 2.0 sarà necessariamente come dici tu, user-generated e iper selettivo.
Ho creato personalmente delle iniziative di questo tipo, collegate ad eventi territoriali e coinvolgendo un numero molto ristretto di persone (12 coppie) accuratamente selezionate. Risultato: percezione dell’evento come status symbol; elevata fidelizzazione. Attraverso il passa parola (se preferite Word of Mouth:p), poi, ho ottenuto una rapida brand awarness avendo richieste di partecipazione non sollecitate.