Da quando ho iniziato a lavorare, nel 1991, ho sempre detestato la mitologia del lavoro di squadra. In realtà ho iniziato a detestarlo fin dai tempi del liceo, quando ci dividevano in gruppi per far qualcosa "insieme" e alla fine questo significava solo che mi rompevo talmente le palle ad aspettare gli altri che facevo tutto io. Un po’ come nella riunione-tipo, che si discutono tante cose, si prendono tante belle decisioni, se va bene si fa un bel verbale, e la settimana dopo si rifa la stessa riunione, and again, and again. Io continuo a pensare che a una riunione si debba arrivare informati e discutere solo i punti poco chiari o su cui c’è disaccordo: a volte capita e non a caso sono incontri che durano a volte pochi minuti.
Tanto odio il lavoro di squadra, tanto adoro lavorare in rete, soprattutto quando tutti i nodi condividono informazioni, valori, un minimo di visione e una fortissima competenza nel loro ambito. Intelligenza distribuita e condivisa, senza pianificazione.(mafe)
Ecco, questa vorrei averla scritta io, tante volte l’ho pensata da quando sono in grado di pensare, e allora voglio dargli un nome, per ricordarmelo in futuro: il teorema del risciò* – rispetto all’utilizzo di quattro (o sei) biciclette separate, usare un risciò comporterà una distanza percorsa inferiore, molta più fatica totale, e una enorme diseguaglianza nello sforzo infuso.
* in realtà il c.d. risciò si chiama tecnicamente quadriciclo.
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@gluca questa me la scrivo sulla porta :-D
Aggiungo: “e un rischio molto maggiore di incidenti stradali”
Un alto dirigente della mia Azienda mi ha detto una volta, mentre protestavo (blandissimamente) riguardo una nuova risorsa assegnatami, che “ognuno deve saper fare qualsiasi lavoro”.
A prescindere che lo sappia fare, si intende.
Ovvero: la guerra si fa con i soldati che si hanno…peccato che poi la guerra si perde!
Il team work è la stessa cosa, funziona se i soldati sono stati scelti in base all’obbiettivo, non funziona se si è preso l’elenco del telefono e si è scelto a caso.
Non credo che lavorare in rete sia meglio necessariamente che con un team fisicamente adiacente: è vero comuque che il bacino di risorse a cui attingere è praticamente infinito.
La capacità di scegliere rimane fondamentale (per chi ha sopratutto la fortuna di avere la libertà di scegliere)
A mio parere non è il principio del lavoro di squadra a essere sbagliato, bensì la sua applicazione, ossia le squadre di cui (a volte o spesso) facciamo parte. Senza chiarezza di ruoli, competenze e responsabilità non si va da nessuna parte. Se uno è molto bravo e veloce, non può stare allo stesso livello di chi arranca, ma in un ruolo di comando, oppure in una squadra di fenomeni suoi pari. Se -come nel caso di Mafe- perdiamo tempo ad aspettare altri più lenti che fanno le nostre stesse cose, allora la squadra è mal composta. Qualche dirigente dovrebbe accorgersene e porvi rimedio, ma questa è tutta un’altra storia.
il lavoro di squadra è essenziale. permette di dare la colpa a qualcun’altro. (cit.)
Dimentichi il fatto che almeno 2 persone faranno solo finta di pedalare, facendo fare una fatica della Madonna agli altri…
@alessandra: giusto, gli incidenti!
@gg: il teamwork in rete invece secondo me funziona comunque meglio – certo con le persone giuste…
@pier: nessuno mette in discussione la squadra – ma sono gli schemi (chiamiamoli in rete, chiamiamoli asincroni) che devono essere rivisti
@stefano: come nel riscio’, appunto.
@IronMauro: come dimentico? è un punto fondamentale del teorema del riscio’ :-)
Anche a me è capitato di “rompermi di aspettare”. però io paragonerei la squadra ad una canoa a 4 posti: se tutti remano nello stesso tempo e nella stessa direzione, allora la canoa fila liscia verso il traguardo. ps. questo richiede allenamento e affinità con i partner…
magnifico :) e magari gli unici due che pedalano (nella mischia, poi, impossibile distinguerli) hanno lasciato le loro carte di identità alla cassa e hanno pure anticipato i soldi per gli altri..
Se ci pensate potrebbe essere applicato al concetto, oggi sulla bocca di tutti, della condivisione. Tutto deve essere condiviso. Non è vero, ci sarà sempre qualcuno che sarà contro e se questo te lo trovi nelle riunioni, allora non si decide mai niente. La democrazia condivisa, la partecipazione condivisa, le cavolate condivise.
più di un riscio’, meglio 6 biciclette.
corrono insieme (lavoro di gruppo) e tirano la volata di uno. che poi a sua volta rende grande il gruppo.
che ne dite?
@andrea: è assolutamente cosi’, la teoria del riscio’ (il riscio’ è il male assoluto)
Mi sa che ‘sto risciò non è risultato proprio chiarissimo… non era meglio il vecchio “Chi fa da sè fa per tre”?
Oppure si voleva dare una sfumatura diversa?
Devo dire però che, quadriciclonicamente parlando, come metafora si adatta a diverse varianti sul tema. Io, ad esempio (per esperienza personale), propongo:
Corollario di Dario [bello vero?]
Se il team pedala con sincronismo perfetto e con enorme profusione di sforzi chi è alla guida tiene il freno tirato.
@dario: il concetto è chiarissimo per chi ha provato il riscio’ almeno una volta :)
Il re è nudo.
Nella prossima versione del mio CV scriverò: “Rassegnazione al lavoro in team”.