Tralasciando per un attimo il senso del patetico derivante dalla visione di un uomo di quasi sessant’anni vestito come Willy il Principe di BelAir, trovo veramente poco furbo, per un video che in pratica è uno spot di una marca di jeans – product placement mi sembra troppo restrittivo, inserire nel sito ufficiale "E’ espressamente vietato ogni tipo di riproduzione o prelievo (sic) anche parziale senza autorizzazione." e nemmeno una funzione di condivisione sul sito dei jeans.
Ma come, non si fa che parlare di viral qua e viral là, e poi mi vieti ‘il prelievo’?
Per poi ritrovarlo su YouTube, seguito da una serie di commenti in cui l’elemento anatomico e commerciale, oltre a quello grammaticale, spicca nettamente.
Peccato per il video……..C’è una spudorata publicità alla marca dei jeans incredibile;più che un video musicale sembra uno spot publicitario…..ma la marca dei jeans poi qual’era?
ke idiozia questo video e questa canzone!!!!!!!!! le canzoni piu vekkie di vasco sono molto piu belle pero- carino quel culo XD
E come al solito la conversazione, se chiudi la porta, rientra dalla finestra.





10 Commenti
“Dare la possibilità agli utenti di utilizzare il nostro videoclip? Eh, ma come ci facciamo pagare? NON CI FACCIAMO PAGARE? Cioè lo regaliamo? Ah, è così che sta cambiando il modo di fare marketing? Ah, dici che dobbiamo raccogliere i commenti della gente? Ma se poi parlano male del prodotto? (La sai quella cosa dell’anno scorso delle cuciture che si scucivano e del colore che si scolorava, no?) Eh, ma non siamo mica pronti noi a queste cose qui. Cioè per fare queste cose qui ci vuole molto coraggio, troppo coraggio, che son rischiose. Dovrei parlarne con l’amministratore delegato. Guarda lo vedo domani che dobbiamo parlare del piano media. Non lo dire in giro che è ancora una cosa segretissima: facciamo passare il video nel tiggì delle otto! E subito dopo il tiggì, passa lo spot dei gìns! Pensa quanta gente lo vede! Capito? Prima il video e poi lo spot, bùm, li bombardiamo! Eccezionale eh? E il passaggio nel tiggì ci costa zero! È un’idea mia… Allora domani gliene parlo, ah ma non ti garatisco mica nulla, non ti garantisco. Senti, un’ultima cosa, il logo… un po’ più grande, eh? Vado eh, ciao ciaociaociaocià.”
confermo: non sono pronte le aziende, non sono pronti i testimonial.
e vi assicuro che cercare di evangelizzare questi ultimi non vale la pena, per ora. troppo legati a concetti superati.
Ciao Andrea, però non bisogna mollare. È questione di tempo. Pazienza. E ottimismo.
Non è questione di tempo, ma di sensibilità, chi l’aveva ieri, ce l’ha anche oggi. Per fare un esempio molto in vista non è il blog ad aver fatto la Ducati, lo era anche prima. E’ anche vero che tutto si può imparare se c’è la volonta.
Maurizio, il tempo serve per far sì che chi non ha sensibilità la acquisisca. Il cambiamento è possibile.
Speriamo che abbia ragione tu.
È che sono un inguaribile ottimista.
Tu hai ragione quando dici che ci vuole la sensibilità; un altro caso esemplare è il calendario Patagonia, che da 20 anni usa le foto (bellissime) inviate dai suoi clienti, UGC ante-litteram; ma tempo e volontà ssono due armi potenti.
tutto si muove, ma a volte mi sembra cosi’ lentamente da sembrare fermo.
È vero, io però ai miei clienti porto sempre come esempio la debacle della discografia. L’effetto “goccia che fa traboccare il vaso”. E poi concludo dicendo: non pensiate che Steve Jobs venga a salvare anche le vostre chiappe.
È tutto rallentato, finché non arriva *qualcuno* e pigia il fastforward.
stupenda anche le finte foto (bottom gallery) che in teoria dovrebbero spedire i visitatori per vincere un premio…..va bene metterne qualcuna finta per non avere la pagina vuota….ma almeno fare una foto diversa per nome ed usare nomi di donna…