La solita rubrichetta del critico dilettante – Groundswell, Wikinomics, Word of Mouth Manual vol.II

 Groundswell è l’evento letterario del marketing (rabbrividisco all’abbinamento, ma tant’è) del 2008. Dopo i soliti capitoli con il riassunto delle puntate precedenti del "nuovo" web (che viene ribattezzato, appunto, Groundswell) a uso di chi si è svegliato solo adesso dopo anni di coma-marketing, il libro sfodera alcuni punti che lo rendono assolutamente degno di nota:

- finalmente un libro che prende in considerazione tutta ‘la grande onda’ (come lo traduciamo Groundswell?) e non si perde nella lode unidirezionale verso i blog in particolare, ma riscopre forum e altre forme considerate un po’ passè

- una segmentazione degli utenti internet che diventerà probabilmente accademica: creators, critics, joiners, collectors, spectators, inactives

- il culto del ROI: io sono sempre un po’ scettico, come se si dovesse scegliere la disco per la serata tramite un complesso algoritmo che definisca con matematica precisione la probabilità di cuccare rispetto alle risorse investite. Magari però in certe occasioni può essere utile per far passare alcuni progetti – vedi punto seguente

- è il primo libro sull’argomento scritto completamente in linguaggio da consulente: in pratica ripete gli stessi concetti che nei blog di marketing più illuminati si leggono da mesi o anni, ma quando si deve fare una presentazione a un CEO, è più paraculo citare Forrester, e il fatto che poi la Grande Società di Consulenza si farà pagare 100 volte un blogger per dire le stesse cose non sarà certo un problema. Comunque è un segnale importante "se lo dice Forrester, vuol dire che è vero".

- una interessante analisi "Groundswell vs focus group" – se cercate idee fuori dalla media, non le troverete in un focus group. Se cercate la media dei vostri user, non la troverete nel Groundswell

- l’importanza deill’accettare e incentivare i "rating e review" nel siti aziendali

- alcuni reality-bites: la consapevolezza della necessità della (buona) pubblicità, finché almeno molta parte degli utenti aziendali sarà offline, inattivi o poco partecipativi

- la morale finale? ogni forma di conversazione è vantaggiosa, anche se l’80 % delle conversazioni finiscono in insulti. Ricordatevi di Dell, dall’hell al paradiso

Bene, ora ce lo dice anche Forrester: speriamo lo dica anche ai CEO, e ci faciliti così il lavoro.

 

Immagine di The Word of Mouth Manual The Word of Mouth Manual Vol.II (di Dave Balter, fondatore di BzzAgent, una delle maggiori aziende di automated W-O-M, sampling, ecc. ecc.) è un libro consigliato agli ultras pro-buzz e contro-buzz: i primi potrebbero porsi qualche dubbio di fronte ai consigli di Balter, che sottopone qualsiasi buzz di successo a un "training conversazionale’ propedeutico vero, aperto e sincero con i propri clienti, i secondi potrebbero riconsiderare la certezza che gli agent non sono dei corrotti che stanno inquinando il web, e che forse non sono motivati dai vantaggi materiali.

Impagabile è anche il parallelismo tra Falco e i Grateful Dead: il primo, con il suo Der Kommissar, è "viral marketing", i secondi, con la loro capacità di coinvolgimento nel tempo, sono "word-of-mouth".

Non male anche la formula per "paragonare" l’efficacia dell’adv rispetto al WOM. ScreenShot027

Certo a leggere questo libro sembrano lontanissimi certi sampling mordi e fuggi, in cui l’azienda fa il "regalo" solo per avere un post (e quindi link, Google, ecc. ecc.), qualunque cosa ci sia scritto dentro, e poi scomparire, che è poi una specie di versione marketing dell’invito a cena con obiettivo a breve termine per il fine serata – che poi ognuno, fuori e dentro di metafora, è libero di scegliersi il tipo di legami che vuole avere, eh.

Technorati Tag: ,,

 

Immagine di WikinomicsWikinomics è un libro profondamente americano, negli esempi e nella scrittura, nel bene e nel male: dopo alcuni capitoli piuttosto scontati e prolissi – la storia del software open source ormai la conosce anche mia mamma – affronta quelli che sono i punti fondamentali del wikinomics-pensiero:

- la condivisione (parziale) delle conoscenze aziendali alla fine conduce invariabilmente a un vantaggio superiore al rischio che i concorrenti si approfittino delle stesse competenze – le aziende devono avere i confini porosi e alimentare comunità di sviluppo

- come il word-of-mouth può moltiplicare i "venditori", il web 2.0 (semplificando molto) può moltiplicare gli addetti alla Ricerca e Sviluppo: tutto il libro gira attorno alla viralità creativa, al peer-to-peer nel design come elemento competivo dominante nell’era dell’informazione aperta

- i costi pressochè nulli delle transazioni in senso lato sgretoleranno (con i pro e i contro del caso) la rigida strutturazione gerarchica aziendale che ha contraddistinto l’economia aziendale "come la conoscevamo". Non è un caso, secondo me, che l’innovazione (non solo online) arrivi sempre più da piccole startup con molte connessioni ‘deboli’.

- i mercati business-to-business possono avere enormi benefici lato co-creazione e nella progettazione – e forse questo lato è uno dei più innovativi di questo libro

Ora, leggere questo libro dall’Italia (dominata dalla cultura del segreto aziendale e della paranoia della copia, dalla spesso autoreferenziale sicurezza sulla qualità del ‘made in italy’, dal pensiero imprenditoriale del tipo ‘noi siamo l’eccellenza, siamo stati i primi a fare questo, e sappiamo meglio di chiunque altro come farlo, e abbiamo *al nostro interno* i migliori designer/tecnici/ingegneri del mondo’) è un’esperienza onirica al limite dell’assunzione di stupefacenti di sintesi chimica.

Consiglio, se lavorate in azienda, di non farne nemmeno parola, pena gravi danni alla vostra carriera: eppure qualche dubbio, sulla sostenibilità a lungo termine della partita "pura R&D interna vs il resto del mondo", alcune aziende dovrebbero porselo – e quindi farsi prestare, sia pur di nascosto, questo libro per le vacanze, rigorosamente tutte in agosto, che tanto tutti sono chiusi, in agosto.

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PS: in questo post doveva rientrare anche Marketing Non Convenzionale dei Ninja+Cova, ma credo sia un libro importante, e voglio finire di leggerlo con calma. Rimandato a settembre quindi – tanto è in ristampa :)

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11 Commenti

  1. Pubblicato il 31 luglio 2008 alle 10:01 AM | Permalink

    > è il primo libro sull’argomento scritto completamente in linguaggio da consulente: in pratica ripete gli stessi concetti che nei blog di marketing più illuminati si leggono da mesi o anni, ma quando si deve fare una presentazione a un CEO, è più paraculo citare Forrester
    A volte è anche l’unico modo per farsi ascoltare. Se citi una cosa detta da un qualsiasi blogger, si chiamasse anche Ciao-sono-il-Dio-dello-argomento, in molti ambiti ti tirano uno sputo in un occhio. La stessa cosa condita dai sacri nomi di Gardner o Forrester fa elevare peana
    E ciò si tratti di patate, infrastrutture o tema-a-scelta :(

  2. Pubblicato il 31 luglio 2008 alle 10:25 AM | Permalink

    Uhm uhm… ok, mi hai convinto sul wiki, di WOM solo a sentirne parlare ancora mi vengono fuori delle strane bollicine sul corpo, Groundswell mi sa che mi tocca. Tutti in agosto. Che sarebbero tutti chiusi ma mi hanno piazzato una trasferta il 25.Userò i libri per fare la figura di “quellochenesa” in aeroporto…
    PS: periodo di lettura intensa… problemi di insonnia? :)

  3. Pubblicato il 31 luglio 2008 alle 10:31 AM | Permalink

    Io groundswell l’ho iniziato da poco e per me che di marketing so poco e niente è veramente ben fatto…probabilmente per chi “ne sa” molte cose potrebbero sembrare scontate, ma per me che c’entro poco e mastico quasi solo tecnologia è una lettura molto valida :)

  4. Pubblicato il 31 luglio 2008 alle 10:58 AM | Permalink

    Groundswell è illuminante. Proprio ben fatto e serve per tutti gli scopi che citi!

  5. Pubblicato il 31 luglio 2008 alle 12:49 PM | Permalink

    Ho quasi ultimato la lettura di Groundswell e devo dire di essere decisamente soddisfatta di averlo acquistato (un pò per caso) all’aeroporto di Gatwick un mese fa!
    A mio avviso il punto di forza del libro sta nel rispondere con una forte struttura, supportata da illmuninanti case studies, alla domanda “So What?” (che valore risiede nel groundswell per me? che vantaggi ne traggo?), domanda oggi più che mai fondamentale nell’approcciare un dialogo con i propri customers sul web 2.0 (e convincere i clienti a darsi una mossa a riguardo…).

  6. Pubblicato il 31 luglio 2008 alle 6:55 PM | Permalink

    Beh, ce ne fossero di recensori dilettanti sintetici e che vanno direttamente al punto come te (e che sopratutto LEGGONO i libri che recensiscono).
    Sono curioso di saper cosa ne pensi di marketing non convenzionale…

  7. alex
    Pubblicato il 31 luglio 2008 alle 6:59 PM | Permalink

    Ma sei matto a finire il post così?!?! AL MIO SOCIO GLI VERRà UN INFARTO… hihihi Ciao Gianlù, buone vacanze!

  8. Pubblicato il 31 luglio 2008 alle 7:10 PM | Permalink

    Ciao, quando avrai tempo di recensire Marketing non convenzionale, se vorrai scambiare qualche riflessione trovi i miei pensieri qui http://www.terraenuvole.com/marketing-non-convenzionale-di-bernard-cova-alex-giordano-e-mirko-pallera/
    Intanto mi annoto i tuoi buoni consigli, per le vacanze ho già Wikinomics che mi fa l’occhiolino ;-)

  9. Pubblicato il 1 agosto 2008 alle 10:35 AM | Permalink

    @sara, certo che leggero’ le tue riflessioni
    @alex tranquillo, sai che i blog non contano nulla
    @emmebi: eheh
    @baldo: no, li ho letti in 3 mesi eh!

  10. Pubblicato il 1 agosto 2008 alle 3:49 PM | Permalink

    @alex: e volevo aggiungere che questo è un guerrilla *teaser* coi fiocchi :P

  11. Pubblicato il 6 agosto 2008 alle 5:17 PM | Permalink

    hiihhihi ;)

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