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Capitale sociale, whuffies, ROI, bond argentini

Ho spesso ironizzato sul ROI come elemento decisionale su blogging o altri tipi di "marketing" sociale – non è come calcolare costi e ricavi di macchinari o sistemi ERP.

Tara Hunt ha scritto in agosto un post a mio avviso molto significativo, riferendosi alle persone, ma in molti punti applicabile al mondo aziendale, in cui dice in sintesi che:

  • la misura dell’investimento sarà (è) il Capitale sociale, definito "whuffie" (da cui il libro in uscita), che sta per sum of the reputation, influence, bridging capital and bonding capital, access to ideas and talent, access to resources, potential access to further resources, saved up favors, accomplishments (resumes, awards, articles, etc.) and the Whuffie of those who you have relationships with.
  • Il (self)googling è il whuffie-meter più preciso, al momento. Ma non il solo.
  • Puoi guadagnare capitale attraverso atti apprezzati dalla comunità o condivisi con essa, la maggior parte di questi attuati senza un ritorno immediato o monetario (1). Una specie di karma-raccolta punti, in cui si guadagnano bollini in una immaginaria tessera a punti, senza però sapere i futuri premi in palio – e nemmeno se ce ne saranno mai.
    Whuffie has replaced money, providing a motivation for people to do useful and creative things. A person’s [ndr: brand?] Whuffie is a general measurement of his or her overall reputation, and Whuffie is lost and gained according to a person’s favorable or unfavorable actions. [...] Rudely pushing past someone on the sidewalk will definitely lose you points from them (and possibly bystanders who saw you), while composing a much-loved symphony will earn you Whuffie from everyone who enjoyed it. So, you can gain Whuffie through being nice, networked or notable.
  • Il whuffie è l’unica differenziazione competitiva che conterà in un mondo iperfotocopiabile e competitivo
  • Rispondendo alla contestazione sul fatto che il con whuffie non si possono pagare bollette, scrive che tutto sta nel guadagnare ‘punti’ in modo intelligente e scommettendo su quelli che possono generare reciprocità, che è il collante delle comunità, in senso lato.
    [...] raising Whuffie without spending it is also a mistake. I generally don’t work for people for free unless I see an opportunity to cash in my Whuffie at a later date. This isn’t mercenary, it is smart and it is definitely part of the reciprocity that ties community together. ‘Cause if valuable community members like Michelle aren’t able to pay the bills, we lose them and nobody wins.

A metterla in excel, la formula di una strategia di marketing sociale è quindi irrisolvibile e circolare, e forse difficilmente spiegabile a chi non vive la rete, in cui non è possibile prevedere (per quanto i tuoi whuffie siano scelti in modo smart e reciprocabile) se e quando potrai spendere i tuoi punti e il ricavo effettivo che ne avrai (non li puoi mangiare direttamente(2)), ma in cui sai pure che senza quei punti/whuffie non avrai una identità "spendibile" (senza di loro, non mangi). Certo il ROI (spendo questo, prevedo di ricavare quello) è molto più rassicurante, a volerci credere; però è un po’ come quando i giornalisti domandano(3) "ma fino a quanto si può guadagnare, con un blog?"

(1) che ha stretti rapporti invece con quel Return On Insanity di cui un post qui tempo fa. Oppure come trattare TUTTI i clienti come se fossero dei critici della Slow Food.
(2) anche se a volte mi chiedo se con questo capitale sociale non ci stiamo ingannando tutti, e che non sia un equivalente dei bond argentini in versione 2.0 (alto ritorno in interessi, insolvenza finale). Forse, alla chiusura del suo blog, mr El Manco raccontava, in qualche modo, "che non si mangia con i Whuffie", punto e stop.

(3)  l’ho sentito a Urbino, con le mie orecchie, un anno fa.

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