Barcamp
Sabato sono andato al Barcamp che si svolgeva all’interno dell’ormai tradizionale Conversazioni dal Basso, a Urbino, incentrato per gran parte sul tema dei network sociali. Al di là della goduriosa friendfeedzzazione della conversazione fuori dai talk “ufficiali”, ci sono stati alcuni interventi molto interessanti, che potete trovare (in parte) in video; quelli di Maz Hardey e Vincenzo Cosenza, in particolare, hanno vivisezionato da prospettive diverse il fenomeno della socialità online e di quel mostro aspiratutto di Facebook, con spunti e dati da approfondire. Interessante anche l’intervento di Luca sulle videostar di YouTube, che ha poi suscitato un vivace dibattito sull’hype dei video virali e dintorni.
Crisi & web 2.0
Peccato poi per l’intervento di Antonio che, essendo (a memoria) il primo talk con slide disegnate a gesso alla lavagna nonchè per l’argomento cambiato a soli dieci minuti dall’inizio a causa di questo caleidoscopico post di ZetaVu su barcamp, crisi e web, sui blogger che non si occupano di cose serie, ecc. ecc., con accesa discussione finale, meritava sicuramente il video.
Su crisi e web 2.0, la vedo così: il modello di business basato sulla pubblicità tabellare, per quanto alla Adsense, contestuale, digitale, interattiva, ecc. ecc. è bacato alla radice, perchè il mercato totale della pubblicità (per dirla alla Tombolini) non può espandersi più di quanto raggiunto alla fine degli anni 90, e lo spostamento pubblicitario verso il web non compenserà il futuro stallo (e anzi, lo sgonfiamento) globale, sostanzialmente indipendente da crisi o meno, aggravato dalla progressiva cecità degli utenti verso tutto ciò che è comunicazione aziendale monodirezionale, e dalla dispersione in milioni di rivoli diversi. Non ci saranno soldi sufficienti per tutti. E Google, dite? Beh, Google ha raggiunto un semi-monopolio nell’unico modello che è veramente “web-native”: la pubblicità sul search. Quindi non può essere preso come riferimento generale, credo.
Però, fortunatamente per noi, i venture capital non hanno mai creduto a questa visione, e continuavano a finanziare cash in cambio di denaro “pubblicitario” di domani. Da oggi i VC avranno ben altri problemi, altri posti in cui mettere prioritariamente soldi. Questo da un lato è un peccato, perchè il denaro scollegato da un modello di business vero o comunque a breve, e fondato, lato servizio, sull’eternal beta e sul free, porta a soluzioni più innovative e curve di adozione molto più rapide di un mercato in cui si paga per ogni servizio, anche se pochi euro/mese. E’ il paradosso dei servizi, “se mi fai pagare, non lo adotto (o troppo lentamente per raggiungere una massa critica sufficiente a farlo apprezzare in pieno), se non ti pago, non sopravvivi”.
D’altra parte, i costi, anche in internet, sono costi (anche se certe startup del 2008 spesso non sono poco più di “tempo libero, mash-up e hosting low cost”, e questa è la grande differenza con l’insensatezza della prima bolla da jet e champagne, che qui si ricorda bene in prima persona) e quindi comunque da qualche parte bisognerà farli saltare fuori, questi soldi. Credo che dovremmo metterci nell’idea che i servizi che utilizziamo non possano vivere solo con la pubblicità, e che non tutto può essere gratis – il che non vuol dire che io ci creda veramente, a questo futuro cambio di mentalità degli utenti. Tempo fa avevo chiesto in giro su twitter se e quanto sarebbero stati disponibili a pagare per avere il servizio – il risultato? circa 1 euro al mese. Molto? Poco? Non lo so.
La mia impressione è che, nonostante il low-cost model, molte startup in futuro chiuderanno se non riusciranno (e velocemente) a valicare la fascia ristretta degli early adopter per distribuire davvero utilità vera a persone “normalmente connesse” (e disponibili a pagare per questa), non solo qualcosa alla “ehi, hai visto che figata, posso importare questo in quello” ecc. ecc., oppure in alternativa riuscire a essere luoghi di conversazione in cui aziende (paganti) possano entrare in contatto con la propria community.
(sul tema è da leggere anche il post di Biccio, secondo me – via Internet PR)
Urbiquisara
Non poteva mancare poi quella che è ormai l’agenzia di guerriglia marketing più famosa e informale della blogosfera, che ha colpito di nuovo, prima mostrando la Girl Geek Dinner via Qik, poi facendo fototwittare i partecipanti con una scenografia degna di art attack, il tutto per sublimare l’assenza di Sara con il sequel dell’operazione ubiquifra.





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5 Commenti
1 al mese = 12 all’anno, metà del fee di un account pro di flickr, quindi non male per un servizio come twitter.
Ammesso e non concesso che la pubblicità sia morta – non posso ammetterlo, sarebbe un po’ come dire che sono morto anche io e tutto quel che faccio per vivere – diciamo quindi che i social network per sopravvivere devono basarsi su servizi concreti e utili da proporre con account pro.
Anche se sto lavorando al famoso tag advertising di cui vi ho parlato all’advcamp e che come da progetto presenterò entro fine dicembre, cercherò di far tesoro di queste indicazioni. Il mio errore, su vinix, è stato quello di dare troppo al piano free non vi è dubbio, però le startup di questo settore, specialmente se piccole e autofinanziate, hanno sempre il timore di frenare in qualche modo il raggiungimento della famosa massa critica. Qualsiasi paletto si mette sempre con grandissima apprensione e anzi, si cerca sempre di non mettere paletti e piuttosto trovare addendum per i piani premium.
Per esempio, entro dicembre presenteremo anche una novità importante sulle statistiche di letture e molto altro per ogni utente, è una funzione che da un lato potenzialmente potrebbe far volare il traffico, dall’altro si presterebbe molto bene ad essere limitata o offerta solo ai pro. Scelte difficili..
Ciao, Fil.
Fil. sia chiaro che io non conosco il Futuro :) scrivo la mia sensazione, tutto qua.
Poi magari all’interno della tua community, inventi un tuo adwords che bypassa i limiti della tabellare.
O riesci a trovare uno sponsor o piu’ che paghino per alimentare e partecipare alla conversazione. che è cosa – sottilmente – diversa dall’adv che conosciamo.
Si si Gianluca, mi rendo conto però che quanto dici un fondamento ce l’ha e siccome prevenire e meglio che curare e molto di quello che ho lo sto investendo in questi progetti, è indubbio che mi ponga anche io il problema e cerchi continuamente di trovare anche alternative. Lo strumento che andremo a proporre è uno degli strumenti alternativi che ci saranno a disposizione, penso ne nasceranno altri e la coda lunga dei servizi alternativi rischierà di mettere in crisi addirittura google che piano piano rischia di perdere di vista il suo corebusiness, la ricerca.
Tutti commettono errori, anche Google.
Vorrei capire meglio questo tuo periodo “O riesci a trovare uno sponsor o piu’ che paghino per alimentare e partecipare alla conversazione”. Come potrei farlo dal momento che le conversazioni sono completamente gratuite ?
Oddio, non vorrei scadere nella richiesta di consulenza ;)
Fil
bella domanda, ne riparliamo, promesso :)