Alcune note sul libro dei Ninja, che ho finito di leggere a luglio e poi, cosa dopo cosa, non avevo trovato il tempo di riscrivere in bella copia (comunque è/era in ristampa, quindi si poteva aspettare :)
Cominciamo dai più:
- Ho trovato molto interessanti ed esaurienti (si nota che i ninja sono molto a loro agio nel loro territorio, insomma) i capitoli sulle dinamiche interne di tribù – poi chiamiamole viral, buzz o altro non importa, e sui momenti di vita contrapposti ai vecchi stili di vita: di come io, brand, parlo e vivo a contatto con la mia comunità quando la persona è in quella parte particolare della propria vita (io posso essere marketer, ma anche biker, ma anche fotografo, ma anche poeta – ok, questo è già più difficile – ecc. ecc.)
- La descrizione dei casi pratici (benchè – immagino – prese in gran parte dal proprio best of di agenzia) è completa e ricca di spunti pratici e strategici.
Infine i meno:
- I primi capitoli (il primo, in particolare) sono molto accademici e dal linguaggio (volutamente? a mio parere, ovviamente – che sembra quasi “per darsi un tono”, cosa di cui non c’era bisogno, credo) troppo involuto, che contiene frasi del tipo “[…] interattività e interpassività sono indissolubili, come nell’assioma ontologico della soggettività lacaniana […]” Insomma, un inizio così stride poi un po’ con il resto, e sembra un pochino suturato ex-post.
- L’entusiasmo ha portato a un’eccessiva voglia di parlare un po’ di tutto lo scibile del marketing & communications: dal cluetrain al web 2.0, passando per l’NPS e la reputazione online. Forse un po’ troppo per un libro solo.
Rimane un mio dubbio sulla loro visione finale, che (sottilmente) è lasciata in un estremo e instabile punto di equilibrio: è il non-convenzionale (ok, chiamiamolo così, un’ultima volta, via) al di là della teoria, nella loro pratica, più una forma aggiornata di advertising che un tipo di conversazione? Il loro equilibrio consigliato tra interruzione (sia pure di tipo nuovo) e conversazione rimane sospeso, non tracciato.
Cose simili:
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Comunque, la frase “interattività e interpassività sono indissolubili, come nellassioma ontologico della soggettività lacaniana” mi sembra assolutamente non convenzionale.
;))). Mi hai fatto sorridere, e dato che temevo il peggio sono più che soddisfatto della recensione. Grazie Gianluca. Posso spiegarti: la prima parte del libro è stata tradotta da alcuni manoscritti di Bernard Cova, che – pur essendo un docente universitario – scrive e parla in modo davvero chiaro e semplice. Ma purtroppo la traduzione dal francese, in alcuni passaggi è diventata ostica. ci abbiamo provato a limare il più possibile per rendenderlo comprensibile “anche a mia madre”… Per quanto riguarda il tuo dubbio epistemologico ;), ti dico che rimane per ora irrisolto, anche per noi. speriamo di riuscire ad approfondire la questione nel prossimo libro dei Ninja che ti preannuncio, sei davvero il primo a saperlo, si chiamerà “Marketing Virus”!
letto il libro, l’ho trovato semplicemente un libro…mi spiego: niente di più di un riepilogo di marketing non convenzionale in un libro convenzionale, meglio questo blog, complimenti, davvero, il vero marketing è semplice ed intuitivo, come lo faceva il sarto negli anni 30.
Non è ne convenzionale ne non convenzionale, è semplice e ficcante e fa vendere.
Questo blog è proprio così:
semplice e vende…..
Bravo
Caro Gluca, convengo con te per quel che riguarda il punto di equilibrio. Del resto (e mi rivolgo anche a Marco Putelli) il libro voleva essere un supporto alla nostra attività di alfabetizzazione per i nostri studenti (Universitari, Master e Manager) rispetto al mondo del non convenzionale. QUesto spiega i minus che sottolinei.
Marketing Non Convenzionale intende fare una fotografia di un momento di transizione.
Oggi la maggior parte delle aziende intravede anora in maniera opportunistica i nuovi mezzi/canali/linguaggi della comunicazione perdendo di vista che l’evoluzione da affrontare è nel sistema valoriale e non nella scelta delle agenzie!!!
La nostra visione è chiara e la perseguiamo sia nei nostri percorsi di ricerca con Bernard Covà , sia nel nostro lavoro: le aziende devono comicniare a comportarsi come “cittadini responsabili” nella consapevolezza di agire nella SOCIETà e non più esclusivamente nell’abberante astrazione del MERCATO.
Il libro che avevamo in cantiere dopo Marketing Non Convenzionale doveva chiamarsi… SOCIETING.
Ma qualcuno è arrivato prima di noi ;)
Grazie mille. Un abbraccio ;)