Riccardo Luna (Direttore di Wired) descrive i divertenti feedback ricevuti da un focus group, immagino preventivo al lancio della rivista.
9) “E’ come avere un amico collegato su Skype che ti aggiorna su tutte le cose belle che stanno accadendo nel mondo” Giovane dirigente in un focus group milanese
8) ”Se me cuntet su…Ciumbia!?” Traduzione per extra lombardi “Che cosa mi racconta??!” (credo…) Impiegato adulto hinterland milanese
7) “E’ il Vogue della tecnologia” Un papà hacker al quale non era piaciuto
6) “E’ come George Clooney, patinato ma sorprendente” Un impiegato curioso che invece ne era entusiasta
5) “Se fosse una città? Al confronto di Wired, Milano sembra Cinisello Balsamo” manager trentenne
4) “Mmmmh, questo Negroponte l’ho già sentito… chi è?” Giovane impiegato romano
Avrà un senso fare ‘focus group’ per una testata essenza della rete stessa? Il focus group apparentemente fa sembrare come più sociodemograficamente centrato il campione, e come più esaurienti e accurate le coppie domande/risposte, in quanto scelte da noi stessi (“chiedo le cose veramente importanti, al mio vero target, non alla cricca degli smanettoni del web che non sanno niente del mio prodotto”) però (se non avete esperienza diretta, leggetevi il racconto Mr. Squishy di D.F. Wallace, in Oblio) si rischia in realtà sia di perdere qualsiasi tipo di spontaneità e di interesse vero in chi risponde, che la presunta precisione sociodemografica, spesso una mera illusione ottica, visto che il nostro prodotto potrebbe essere apprezzato da persone e comunità che nemmeno avevamo considerato, oppure, con numeri di partecipanti al focus group così limitati e arbitrariamente prescelti, essere fuorviante: sempre che, in un mondo composto da tribù virtuali-ma-reali in cui ognuno di noi è contemporaneamente appassionato di cose estremamente diverse, sia possibile scegliere “persone rappresentative” di un qualsiasi fenomeno.
E questo senza nemmeno considerare che in un mondo in cui l’informazione passa attraverso la rete, il potere di “creare mercato” è sicuramente un punto a favore dell’utilizzo della rete come focus group, ottenuto come sottoprodotto della community diffusa.
Io spero che Wired in futuro sia più orientato dalla rete che dai focus group. E non solo Wired.
Cose simili:
- David Foster Wallace è andato via
- Chiedete alle persone *vere*
- La solita rubrichetta del critico dilettante – Groundswell, Wikinomics, Word of Mouth Manual vol.II
- Wired

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Ecco, pure i focus group…
L’arrivo di Wired in Italia mi fa sempre più paura.
I have a bad feeling about this.
Vedi anche: http://www.oz-design.it/blog/?post=1271
beh, mi sembra normale che qualche focus group l’abbiano fatto. come li convinci editori ‘normali’, con twitter? :)
Non ho capito.
Wired sta alla rete come Focus sta alla scienza, quindi fanno proprio bene a fare i focus group. E soprattutto a farli basandosi sulla sociodemografica spicciola e non su interessi condivisi. Così avranno feedback che li porteranno ad adeguare la rivista ai gusti del target, che li porterà ad avere lettori solo tra il target, quindi a confermare che avevano ragione a definire quei signori (tutti maschi 25-45 istruzione medio-alta, concentrati al centro nord e nei grandi centri urbani as usual?) come il loro target.
Insomma un bell’esempio di profezia che si autoavvera. In pieno stile Focus.
@matteo: non hai capito, cosa? :)
Non ho capito con precisione quello che intendi nel lunghissimo periodo con secondarie parentesi incisi subordinate che se mi mettevi una nota l’avresti scritto proprio come Wallace.
Ma un po’ scherzavo. Intuitivamente ci sono arrivato. :)
“Wired sta alla rete come Focus sta alla scienza”, era una battuta, vero?
O… non è che ti stai per suicidare?! :)
@matteo: ahaha no, certo che no. il paragrafo con incisi e subordinate era pero’ un piccolo omaggio :)
Matteo, pensavo di essere solo io a spaventarmi con quel paragrafo. Sono cosi’ abituata a staccare le frasi in inglese che ora l’Italiano mi pare una lingua desueta ;-)
Noi (Altroconsumo) prima del lancio del nostro nuovo bimestrale un po’ di focus group li abbiamo fatti. Ma non li abbiamo usati per orientare la rivista, e certo non per apportare chissà quale drastici cambiamenti in corsa. Io li ho visti più che altro come una sorta di prova generale in costume.
La media dei commenti, francamente, era inutile (come, ho poi appreso, era da aspettarsi) ma da essa è emersa, qua e là, qualche singola considerazione molto intelligente, di cui abbiamo fatto tesoro.
Insomma se il target è allargato alla Focus, il payoff, sarà: stacca la spina e acquista Wired ;)