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Facebook e l’illusione della folla
Ci sono due teorie di fondo universali che si contendono il titolo di “ROI superiore di mercato”:
La prima teoria è sempre stata la dominante nei mercati di massa, si fa lo spot nella trasmissione con più telespettatori, si spara nel mucchio grosso e qualcosa viene colpito. Questo però non funziona più, mi pareva assodato. Seth Godin nel suo ultimo libro parla del “plurality myth” del marketing:
Tuttavia quello che mi sembra di vedere in questi tempi è di nuovo una affannosa, sgomitante e cieca corsa aziendale verso la folla – che nel 2009 coincide con Facebook, trascinata da dati con numeri che ricordano i bei tempi televisivi e mostrano come milioni di italiani siano lì, dimenticando che nella folla si è come un piccolo pesce in un grande lago, che in Facebook la gente si iscrive ai gruppi (a decine di gruppi, per la verità) e alle pagine di Fan soprattutto per condividere un’affinità, “taggarsi” ed eventualmente conoscersi, mentre poi la conversazione per il 90% del tempo si svolge nei commenti agli status, nei like, nelle bacheche. Ci sono gruppi a cui sono iscritto che nemmeno ho mai visitato. C’è un gruppo che ho co-fondato, che anche io dopo un po’ ho dimenticato (quelli che parcheggiano nello spazio riservato al pulmino della scuola)
Insomma, la gente sarà pure tanta e tutta, ma lì c’è veramente poco tempo e poca attenzione disponibile per voi. Meglio forse motivare una tribù più limitata, ma più attenta e più disponibile, e forse non su Facebook. Tenere unita una tribù su Facebook è proprio difficile, come a Riccione a ferragosto, con la gente che passa in continuazione al vostro tavolino e fa l’occhiolino alle vostre amiche che faticosamente avete aggregato e con cui ancora più faticosamente cercate di parlare, perché il rumore è oggettivamente altissimo.
Concludendo con una fine battuta intellettuale, cari brand, la verità è che vi state buttando in una discoteca piena a ferragosto, e di solito non siete Brad Pitt.
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