Si discute tra Rubel, Scoble e Owyang sul fatto che serva ancora — nel 2009 — un blog per essere leader di pensiero e in generale per la reputazione personale o aziendale.
Io, come Owyang, ritengo che sia utile, non ultimo perché sul blog il dominio è proprietario, e non usufruisco della gentile ospitalità — soggetta a revoche e condizioni di uso mutevoli — di quello del social network o della piattaforma che mi ospita, cosa che mi ricorda sempre i tempi (in)gloriosi di Geocities)
Sono convinto che il blog, il mezzo sociale con il rapporto di appartenenza più sbilanciato in assoluto verso chi lo scrive, ma comunque aperto agli altri — anche perché nel 2009 in realtà tutto è commentabile, anche i blog senza commenti — sia ancora un fattore essenziale in una strategia di branding, sia perché esistono enormi aree molto arretrate nel ciclo evolutivo della Rete, in cui la potenza di attrazione del lifestreaming non è (ancora) rilevante, sia perché non bisogna mai dimenticare che bloggare serve spesso principalmente per essere trovati, più che per essere seguiti.
Naturalmente, non a tutte le aziende o le persone serve davvero una strategia di reputazione, alla maggior parte basta — in estrema sintesi — non sentirsi soli, e questo spiega perché molti hanno mollato il blog per un più veloce, utile e comodo social networking.
Il SEO e Google sono però la vera porta di ingresso, il subscribe-me di quelle fonti personali o aziendali, magari utili, di spessore, interessanti e differenzianti, ma che non hanno e non avranno mai la forza attrattiva necessaria per essere seguiti con regolarità dalla maggior parte della propria audience potenziale, non tanto per propri limiti tecnici o di bontà di esecuzione, ma proprio per le tematiche di cui parlano, che possono interessare molto in alcune circostanze ma in modo discontinuo, tale da rendere improbabile il follow continuo via RSS o altro.
Per questo il blog, estremamente favorito nel SEO rispetto per esempio ad ambienti sostanzialmente chiusi come Facebook, e sia pure con modifiche nella forma e nei suoi legami con gli altri ambienti sociali, è qui per restare, e ancora per un bel po’ di tempo.
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