Ogni anno (che gli anni veri iniziano a settembre, si sa) trovo sempre difficoltoso ricominciare a scrivere, soprattutto di web, di rete, di socialcosi. Appena vado fuori dal nostro vorticosamente assurdo territorio e mi stacco completamente, parlo con la gente dei negozi, ascolto le conversazioni nei ristoranti, discuto con i baristi, faccio un bagno di umiltà e di insignificanza che mi rimane addosso per molto tempo. E comincio a farmi domande.
E mi chiedo se non ci stiamo tutti un po’ illudendo, e se i più furbi tra noi (più o meno in buona fede) non ne stiano solo approfittando per vendere i santini e ricordini con dentro l’acqua 2.0 a fianco del santuario presunto-miracoloso, che salverebbe aziende mediocri, condannate dalla storia e da sé stesse all’oblio, tramite un miracolo social che non avverrà. Perché i miracoli, davvero, non esistono. Ma d’altronde, molte aziende meritano che qualcuno gli rifili il contropacco.
Esistono grandi aziende (grandi in senso interiore) che non hanno bisogno di occuparsi dei social media, perché sono questi ultimi a occuparsi di loro, a cullarle, a trasportarle verso il posto che meritano. E spesso, nella loro ingenuità, queste aziende (che poi, intendiamoci, sono anche i – poco sexy – bar, le pizzerie-piadinerie, i carrozzieri, ecc.) nemmeno lo sanno, che là fuori, da qualche parte, persone si stanno scambiando opinioni in forum orripilanti, girandosi indirizzi e numeri di telefono attraverso SMS sgangherati e sgrammaticati, inoltrando mail con indirizzo – orrore – @hotmail, scrivendo cose in introvabili posti di Facebook che sfuggono a qualsiasi monitoraggio da milioni di euro di licenza, scaricando i propri chilometraggi da cicloamatori di provincia in siti anti-usabili ma frequentatissimi e discutendo di marche di bici e di posti di ristoro incontrati nel viaggio.
Credo anche che molte aziende pensino che il social web non funziona, perché loro non riescono a farlo funzionare come desidererebbero (e in questo hanno ragione, che non ci possono riuscire, intendo). Ma la verità – per come la vedo io – è diversa. Il web sociale funziona benissimo, proprio in quanto per queste non funziona, anche se vorrebbero, e per altri funziona da solo, anche se non lo sanno neanche.
Ma attenzione, quando le prime si dicono – consolatoriamente e per estensione del fatto che non riescono a farlo funzionare motu proprio – che il social web non influisce sul business, forse confondono causa ed effetto. Il loro business non influisce sul social web, ma il social web potrebbe influire sul loro business: l’altro giorno, abbastanza casualmente, ho girato su Twitter la mappa dei punti vendita dei detersivi alla spina, e sono fioccati ReTweet e citazioni (e tutte le volte che qualcuno lo segnala, succede lo stesso). Probabilmente più di quelli che avrebbe ottenuto una campagna di buzz da decine di migliaia di euro su di un nuovo ennesimo uguale detersivo. Il web influisce sulla produzione di detersivi più di quanto i produttori di fustini influiscano sul web.
E qui arriviamo al punto: trovare un senso. E mi fermo, per il momento (continua – forse).
34 Comments
D’accordo..
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quello che dici è chiaro – aziende pessime non possono far funzionare come vorrebbero i social media ; buone aziende, spesso piccole, sono presenti sui social media senza saperlo grazie al passaparola. Il marketing attraverso i social media, secondo me, dovrebbe proprio far capire alle aziende pessime perche sono cosi pessime, trovare le soluzioni, comunicarle, offrire servizio attraverso la Rete e dunque migliorare, e aiutare le aziende buone a capire come potrebbero incrementare il passaparola positivo e migliorare ancora il proprio servizio.. i social media spostano il senso del marketing da promozione a servizio, alcune aziende falliscono perche vogliono solo promuovere
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(sei quasi l’unico non incinto)
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(sei l’unico)
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(paola?)
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il messaggio è chiaro: chiunque stia cercando di vendere i social-cosi alle aziende, nel suo piccolo, è un truffatore. concordo.
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@michele, sei me, ma più ottimista. @livefast (come sintetizzi tu…)
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@livefast: circonvenzione d’incapace, art. 643 C.P., reclusione da 2 a 6 anni e multa da lire 400.000 a lire 4.000.000
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Concordo sulla parte più furba di noi che ci vende i santini come acqua 2.0… i Social Media funzionano, ma devono essere ridimensionati. Si fa troppo Gurismo, si vendono troppi sogni, ci si riempe la bocca di 2.0, social marketing… solo per spillare qualche 100 euro in più sulla tariffa di consulente…
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commentando la prima parte dell’articolo… in ferie riuscivo a parlare di cose serie, come: dove si pesca meglio, come cucinare gli spaghetti con la bottarga, se quello che abbiamo comprato è un porcellino giovane o adulto, dove si va a raccogliere il finocchio selvatico.. e ora… FB, TW etc.. sigh!
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stupendo
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La stessa sensazione che provo da quando ho iniziato a fare "Il Giornalaio". Condivido che molti dei venditori di social smoking sono…………..
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La stessa sensazione sensazione che provo da quando ho iniziato a fare "Il Giornalaio". Condivido che molti dei venditori di social smoking sono…………..
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@gluca e poi voi lo sapete che in America e’ tutto piu’ grande, anche le zanzare :)
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però l’analisi si può estendere in tantissimi campi i social media non hanno il monopolio della fuffa ;)
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Salve a tutti. Mi inserisco, così di tanto in tanto ..Io non sono per niente d’accordo. Sono un truffatore :) Di solito il pessimismo è figlio di aspettative deluse. Io consiglio di ristrutturare le aspettative e parlare di più con le aziende – che sennò si sviluppa un idioma alieno – Non so se sono un venditore di social smoking (PierLuca :) .. mi sento più di essere uno di quelli che aiuta le aziende a comunicare. Se questo è il ruolo, devo metterci dentro anche un bel tocco di web, oggi, alla comunicazione, comunque .. La reputazione, magari attraverso un progetto industriale ad hoc bisogna costruirsela .. L’impresa ha bisogno del webduetcetc. E gli industriali e i manager che non sono digital native fanno fatica a capire bene come, quanto, perchè .. Ma non mollate .. non molliamo .. Raccogliamo case history che funzionano, alimentiamo la conversazione .. Adesso è anche un momentaccio ..
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post veramente bello e condivisibilissimo
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Non credo sia questione di momenti o periodi negativi; l’Italia, purtroppo è un’esempio lampante di come, per fare business, si faccia leva su un’ignoranza generalizzata rispetto i nuovi media e, soprattutto, le nuove tendenze e possibilità che emergono ogni giorno. Parte della colpa è da cercare, non nelle aziende che vanno educate, ma negli operatori di settore, o sedicenti guru della rete che propongono soluzioni stantie come pane raffermo, incapaci di argomentare nuove tesi perchè privi di studi o esperienze a livello globale in materia. Soluzioni di comunicazione vecchie come chi le propone e chiusura totale ad ogni novità o qualsivoglia forma di innovazione o rischio che si proponga come nuovo modo di vedere la realtà e non come adattamento dell’esistente ad un mezzo che non le appartiene. Continuo a sognare il nord Europa…
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Non credo sia questione di momenti o periodi negativi; l’Italia, purtroppo è un’esempio lampante di come, per fare business, si faccia leva su un’ignoranza generalizzata rispetto i nuovi media e, soprattutto, le nuove tendenze e possibilità che emergono ogni giorno. Parte della colpa è da cercare, non nelle aziende che vanno educate, ma negli operatori di settore, o sedicenti guru della rete che propongono soluzioni stantie come pane raffermo, incapaci di argomentare nuove tesi perchè privi di studi o esperienze a livello globale in materia… Continuo a sognare il nord Europa…
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Non credo sia questione di momenti o periodi negativi; l’Italia, purtroppo è un’esempio lampante di come, per fare business, si faccia leva su un’ignoranza generalizzata rispetto i nuovi media e, soprattutto, le nuove tendenze e possibilità che emergono ogni giorno.
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i social media non sono buoni per tutto. nessuno ne faccia un dramma per favore
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Va bene. Occhei. qui ci son 3940 caratteri per voi .. Altro che 140!! Quindi ho capito così .. che sono tutti puffaroli a parte quelli che la pensano come Gianluca .. Le aziende sono ignoranti, italiote e se non sono sui social-cosi è perchè sono pessime (pessimo prodotto, pessimo management ..) e spariranno, probabilmente .. I consulenti sono truffatori, venditori di social smoking che si riempiono la bocca di social pippe per tirarci su un centello di consulenza in più .. Insomma, a me questo thread non mi convince .. Quindi che faccio, ci vado giù pari, tanto al massimo mi ignorate, non sono mica maleducato .. In verità io credo che noi, TUTTI, non si sappia ancora bene e cosa fare .. aspettaaa .. Andiamo dentro aziende in crisi, anche grandi, che adesso (e vi assicuro che conta) invece di crescere ed assumere devono ridimensionarsi, e licenziare, o alla peggio chiudere. Gli andiamo a dire cosa? Che il marketing è morto e che la rivoluzione digitale ci ha messo in mano un cannone potente e micidiale, i social cosi, che…
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@Andrea, mi pare che forse mettendo piu’ attenzione sulle persone, e meno sulle entita’ astratte (si dice?) come l’azienda si possa cominciare a recuperare il discorso. Cosa dici?
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@ Valeria, ma si certo :) è che quando parlo dell’azienda, che quella è là e sembra sempre distante e algida, in realtà vedo le facce delle persone, con cui parlo che invece sono interessate, incuriosite, ma paralizzate o almeno rigide per paura, crisi, anchilosi relazionali .. E certo che bisogna partire da loro e mica mollare ..
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:) che quando parlo dell’azienda, che quella è là e sembra sempre distante e algida, in realtà vedo le facce delle persone, che invece sono interessate, incuriosite, ma paralizzate da paura, crisi, anchilosi relazionali .. E certo che bisogna partire da loro e mica mollare ..
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..a chi lo dici..ma non sono inciinta neanche io..
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Andrea, perchè depressive? Sto dicendo che il web sociale funziona, ma che non puoi spingere l’acqua in salita, e chi lo dice non è sincero. Se il tuo cliente non farà prodotti fottutamente outstanding, nessuna bravura del consulente o killap 2.0 lo aiuterà più di tanto, sia che sia pastore, che nuotatore. Quello che non ha senso è credere a uno switch del budget di marketing da adv a social come panacea della crisi.
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la sindrome della bacchetta magica
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Infatti – caro Andrea – quando parlavo di "social smoking" – il riferimento era alla presentazione dei social media come panacea di tutti i mali [dalla nascita dei corporate blog ad oggi è pieno di gente che li propone in qs modo] e al fatto che vi deve essere allineamento tra interno ed esterno dell’impr4esa sia in termini di organizzazione che di comunicazione.
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@pierluca mi sono iscritto a ryze tra il 2001 e il 2002 (quindi agli albori del social networking), poi a linkedin ecademy etc etc… : all’inizio non c’era tutto questo delirio di onnipotenza, anzi, erano considerati il fratello stupido dei blog, perche’ proponevano all’utente una presenza e una partecipazione alla socialsfera "pronta per l’uso", senza i grattacampi dell’html, della gestione dell’host, del blogroll composto a manina, dei contatti costruiti sulla base di commenti scambiati, della visibilita’ ottenuta solo navigando e costruendo reali scambi di link…
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Non so; io agli inizi mi iscrissi – su invito al tempo – solo a Linkedin per avere un cv online e mantenere qualche contatto che in realtà coltivavo e coltivo più con il blog………tutt’ora?
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Pienamente d’accordo Gianluca. L’altro giorno ho scritto un piccolo post proprio sul fatto che è il prododdo/azienda ad essere il punto da dove parte tutto. Nel senso che un buon prodotto o una buona iniziativa attorno ad esso stimola le conversazioni senza le quali non esisterebbero i social cosi. Perfettente calzante il discorso dei detersivi a dosi…il prodotto è lo stesso, ma con una distribuzione social. Purtroppo mi sembra che la cosa meno vera delle social media cosi campagne, sia la possibilità di migliorare i prodotti o l’universo del prodotto graIe al coinvolgimento delle persone. un cane che si morde la coda se il prodotto non è già interessante.
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@Gianluca,@PierLuca. No, aspettate .. Grazie intanto delle risposte .. Le leggo solo ora .. Ieri compleanno (eheh). Ma mettiamo il cliente ce l’ha il prodotto (difficile dire se è proprio oustanding .. lo è in virtù del fatto che ha una certa reputazione, che è ben distribuito, dell’inerzia, etc etc) e anche una organizzazione che di prodotti ne può sfornare a centinaia .. . L’attività di web 2.0 è diventata indispensabile perchè la reputazione viene misurata ‘anche’ sul web. Il corporate blog è la voce del brand. Se la gente lo trova può vedere lì sopra che tono di voce usa parlando di se (e già qui le cose si complicano per per i brand). Ma anche l’e-commerce (lo vedo come una fonte di info, belle concrete, eventualmente redditizia). Poi i social cosi .. La posizione con le aziende, le persone delle aziende, è che esistono delle case history importanto nel web 2.0 (a me piace UNIQLO per esempio) che mettono in evidenza come una attività interessante, continua, rilevante, sia redditizia per aumentare la reputazione del…
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Certo che un produttore di impianti per l’industria del tabacco con i social media di cantine ne potrebbe riempire con i suoi prodotti, il problema è dove mettere poi il vino. Muove il mercato come una mosca sopra una mucca.
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