Friendfeediana – Friendfeed for dummies

E’ passato un anno e un po’ da quando scrivevo di FriendFeed come un piccolo bar per le discussioni tra gli amici. Oggi quel bar è cresciuto, diciamo che è diventato un bar da aperitivo permanente (cit.), un posto che ha strane (per chi non lo frequenta, almeno – diciamo spannometricamente 2/3 dei lettori di questo blog, se non lo siete, potete evitare la lettura) regole e convenzioni. Eccole:

Si parla come si scrive, e non viceversa (come avviene invece su Facebook – niente tripli punti esclamativi, maiuscole, abbreviazioni da teen). Non ci crederete, ma discussioni sull’uso dell’accento al posto dell’apostrofo in “po’” possono ottenere anche 100 o 200 commenti. Alcuni avventori basano la loro partecipazione praticamente solo sul controllo ortografico puntiglioso di quello che scrivono gli altri, e sono pure delle friendfeedstar (almeno moralmente).

Gli avventori sono tendenzialmente radical-laico-liberal-antiliberisti (una buona parte delle discussioni verte sui travagli del PD, e sull’ironia dell’ironia dell’ironia (tendenzialmente). Chi la pensa diversamente viene considerato spesso ignorante troll, e spesso bloccato o ignorato. La funzione block serve a mantenere la purezza della specie della discussione (essendo le conversazioni di FF pubbliche, chiunque si può inserire, in teoria).

In quanto bar, sia pure digitale, mette in primo piano le relazioni consolidate tra i discutenti, ben sopra agli argomenti di discussione. Per esempio, in Friendfeed potete cominciare una discussione su semplici domande del tipo “come sono i sofficini Findus al gusto panna acida?” oppure, “mi si è ammaccato il MAC, cosa faccio”, oppure “mi sto annoiando…” e ottenere una vasta gamma di commenti più o meno utili, basati sul desiderio di aiutare in qualche modo gli amici a uscire da questo problema insormontabile (nel terzo caso, soprattutto se siete donna, perché anche gli intellettuali broccolano, a modo loro). Pensate cosa succederebbe a lasciare certe domande su forum specializzati o meno: come minimo vi beccate un “read that fucking manual!” oppure del troll oppure degli “offtopic!” Potete farlo anche su Facebook, ma il numero di commenti sarà infinitamente inferiore (e l’aria di compatimento dei vostri amici sarà più elevata).

Gli avventori lavorano tutti nel settore new-media-social-web-tech-PR-qualcosa-manager/consultant/wannabeconsultant/student, con eccezioni, comunque nel settore delle professioni liberali. Il che vuol dire che se non lavorate in quel settore, potete ignorarlo tranquillamente. Se invece ci lavorate e non ci siete, siete out (sono serio, eh). Se conquisterete abbastanza crediti sociali con condivisione, segnalazioni, e un po’ di like e commenti, altri vi aiuteranno nei momenti difficili (niente di nuovo, come il forum dei motociclisti o dei cicloturisti, ma più 2.0).

Per entrare dignitosamente in FF dovete buttare in condivisione almeno un account di un altro social oggetto (FB, da solo, non è ben accetto, meglio Flickr, un Tumblr, se non un blog) in cui potenzialmente cercate di diventare tought leader di settore. Questo non interessa al 99% delle persone, per cui probabilmente FF rimarrà per sempre un fenomeno di nicchia.

FF fin dall’inizio ha una sola mission, vincente: creare flame, risse e mob, con qualsiasi mezzo (ha fatto litigare perfino due tranquilloni come Goetz e Mantellini) Chi si ricorda IRC e Usenet vi trova una certa affinità. FF vi farà discutere e litigare all’infinito, per poi ovviamente lasciare ognuno sulle rispettive posizioni. I mezzi che usa sono estremamente sofisticati:

– Friend of friend: se un tuo amico interviene in una conversazione, questa conversazione ti sarà segnalata, e proverai un irresistibile desiderio di dire la tua.

– le conversazioni che virano verso il flame rimangono (indipendentemente dalla data di inizio) costantemente presentate davanti alle altre, quindi con effetto circolo virtuoso, o vizioso, e in tempo reale, con effetto chat. Spesso conversazioni carsiche riprendono quota dopo un po’ di tempo.

– L’interfaccia è scarna al punto tale da rendere l’unica cosa attraente il commentare o il mettere un “like” (che ha lo stesso effetto diffusore di un commento, ma molto più veloce da scrivere)

gli avventori hanno la percezione di essere in numero paragonabile a quelli di Facebook (al di là di una innegabile superiorità intellettuale auto-confermata). Questo deriva dal fatto che FF è tutto tendenzialmente pubblico e ricercabile, e quindi tutto visibile, mentre in FB ognuno vede solo fino a dove arrivano i confini dei propri amici, quindi praticamente tutto invisibile. Il territorio di FF rispetto a FB potrebbe invece essere San Marino comparato all’Italia.
gli avventori credono che già il bar sia troppo pieno, e che non sia più quello di una volta, ecc. ecc.

in FF tutti pensano di avere qualcosa di unico da condividere, in continuazione, in pubblico. Questo facilita le nuove relazioni, in quanto hai sempre qualcosa di cui parlare e sparlare, in questo bar (“ehi, che foto hai fatto!” “grazie del link!”). Mentre in Facebook, tendenzialmente, ognuno parla e condivide solo con la propria cerchia di amichetti, in cui inserirsi è problematico, se non ti conosci da prima. Oppure attacchi bottone piuttosto al buio.

in FF ci sono alcune brand con account aziendali. A parte eccezioni, l’effetto bizzarro è un po’ quello dei venditori che “vendono” ad altri venditori.

FF non è simmetrico, per cui, al contrario di FB (almeno in certa misura) ricrea (almeno in potenza) il fenomeno dei 1000 follower/100 following con formazione spontanea di Friendfeedstar (che in certi casi ricalcano le Blogstar, ma non sempre)

Due precisazioni: 1) FF, all’interno di quanto detto sopra, offre ottime opportunità di conoscenza, aggiornamento e networking, oltre che un riassunto della propria attività in Rete, ma soprattutto è divertente, a prenderlo con un certo distacco. 2) quando partecipo, ho gli stessi difetti di tutti gli altri. Quindi io sono peggio di loro, per sintetizzare.

PS: in agosto ho tenuto una quasi-rubrica in e su FF che si chiama appunto FriendFeediana, con diagrammi illustrativi semi-seri sulle dinamiche del mezzo in questione.

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le mie teorie

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Gianluca Diegoli
Sono un bocconiano sfuggito alle società di consulenza, con un'esperienza ventennale di management nel marketing digitale.
Il mio lavoro è supportare le aziende come consulente indipendente e manager temporaneo su e-commerce, marketing,omnichannel.
Ho lavorato - tra gli altri - per Coop Alleanza 3.0, Ducati, Barilla, Tiscali, Altromercato, Cirio, Henry Cottons, LVMH, Telenor, CRIF, PMI, agenzie e startup.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri.
Ho fondato Digital Update assieme ad Alessandra Farabegoli, che organizza corsi sulla comunicazione digitale.
Insegno e-commerce all'Università IULM di Milano.
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Un Trackback

  • Di Cose che ho imparato in quattro giorni offline il 10 febbraio 2010 alle 1:01 PM

    […] di notizie casuali, oppure un ripetersi di thread già visti e stravisti, per chi almeno abita in Friendfeed da quasi due anni e Twitter da tre. Ogni twit, post di Friendfeed (anche sleggiucchiato o solo addocchiato) porta via […]