Ho scritto un lungo articolo (per i miei standard) su Apogeo, cercando di argomentare sul fatto che i social media non sono un’evoluzione del sistema pubblicitario e di come di conseguenza non salveranno nè la pubblicità, nè sosterranno il sistema del consumo di massa.
nelle 91 tesi
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45 Commenti
nessun commento? ero curioso di sapere altre opinioni. ma forse era troppo lungo :)
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friendfeed è morto :)
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… finito ora. "nel territorio concettuale definito dalla geografia e dalle affinità" e dal tempo, aggiungerei. Per il resto mi sembra fotografi bene la situazione.
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Ciao Gianluca…larticolo è molto ben scritto e devo essere sincero, prima che finissi a leggerlo mi sono detto "ora lo dice ora lo dice…". Per fortuna lo hai detto :-D. Scherzi a parte è quello che cerco di dire nei post che trattano in parte questo tema. Troppo spesso le community che nascono o le conversazioni sono sul prodotto, e non sull’universo di interesse dei consumatori (inerente al prodotto). Vedi ecosostenibilità, vedi consigli di consumo ecc. La Big Idea è sempre quella che porta con se un valore aggiunto..che in qualche modo migliori la vita (se pur solo nello spessore delle conversazioni inizialmente).
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Kathy Sierra lo sta dicendo da un pezzo di smetterla di parlare del prodotto e di cominciare a parlare di chi lo usa (no pun intended con l’USA) http://www.idratherbewriting.com/2009/09/15/seven-deadly-sins-of-blogging-1-being-fake/
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Valeria What about Toyota Prius community http://harmonytweets.com/ about (about car too sure!)design, social good, or clean technology or French Ferrero community about family sport activities tips http://www.womarketing.netsons.org/marketing/503/ferrero-la-sua-promessa-in-una-social-community/ (and is no really Ferrero branded). I think are some good exemple about it.
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Queste son le cose su cui vale la pena di lavorare e investire adesso
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Bello foodtracer.
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Molto bello ma non capisco se è un concept o qualcosa che già si può provare, anche solo su tre prodotti.
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Molto interessante FoodTracer, cercherò di saperne di più
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Sono riuscito a leggerlo solo adesso. Come sempre, quanto scrivi è più che condivisibile. Mi concedi solo una precisazione a proposito dei social media? In origine, e per moltissime persone è ancora così, si chiamavano social network. La parolina magica l’hanno aggiunta i pubblicitari. Reazione scomposta alla crisi del mestiere eccetera, eccetera, eccetera. Poi ci sarebbe da discutere ancora più a lungo in merito a questa crisi. E’ in crisi la pubblicità o gli spazi che la ospitano? E ancora, a proposito di credibilità, come mai in alcuni paesi e per alcune marche, proprio la pubblicità contribuisce ancora al successo di un bene, di un brand o di un servizio? E non mi riferisco solo a quella online in tutte le sue forme, né a posizionamenti ecogreensocialsostenibilambientali. Ma forse qui, caro Gianluca, servirebbe un articolo ancora più lungo. O forse addirittura un libro. Elettronico o no che sia. ;-)
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a me è molto piaciuto. lo trovo interessante e divulgativo. Molto tecnico. Forse i pubblicitari avrebbero bisogno di qualcosa di più semplice. Sai, hanno menti semplici, altrimenti l’avrebbero già capito.
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Questa volta non sono d’accordo con l’Imprenditore, alcuni discorsi sono complessi e a semplificare si rischia la banalizzazione, se i pubblicitari fossero interessati, sarebbero qui, leggerebbero, frequenterebbero e non avrebbero difficoltà a comprendere. L’articolo è sicuramente tecnico, ma non difficile. Credo sia alla portata di chiunque abbia pretese di lavorare con la comunicazione
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Questa volta non sono d’accordo con l’Imprenditore, alcuni discorsi sono complessi e semplificare rischia la banalizzazione, se i pubblicitari fossero interessati, sarebbero qui, leggerebbero, frequenterebbero e non avrebbero difficoltà a comprendere. L’articolo è sicuramente tecnico, ma non difficile. Credo sia alla portata di chiunque abbia pretese di lavorare con la comunicazione
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ehm, io sono rimasto un po’ appeso: sono arrivato in fondo pensando che l’articolo continuasse, invece era finito: mi manca il "quindi….?"
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io sono arrivato a queste conclusioni, partendo da un altro punto di osservazionehttp://marketingusabile.blogspot.com/2009/09/un-nuovo-divario-digitale.html#links
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non sottovaluterei l’intelligenza delle agenzie di pubblicità, un conto è capire, un conto è voler cambiare. A mio parere non c’è un vero problema di comprensione, quanto di mancata volontà di evolvere, per varie ragioni, di cui magari un giorno vorrei scrivere qualche riflessione.
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@maurizio, cercavo di essere un po’ ironico sulla chiusura delle grandi agenzie su questi temi. E ci credo, come hai scritto tu richiedono un completo ripensamento delle strutture
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lo capisco, ma è l’ironia che le grandi agenzie non capiscono, è quindi importante oggi essere molto chiari e soprattutto diretti, perchè anche i clienti inserzionisti hanno le loro colpe, ma non è utile cercare di individuare responsabilità, quanto trovare soluzioni comuni per una Comunicazione migliore
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@imprenditore: Io faccio la pubblicità e l’ho capito tutto. Ho azzardato anche anche un commento. Attenzione che quando si sta troppo tempo in rete, si finisce a ragionare per tag. ;-) like maurizio.
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@imprenditore: Io faccio la pubblicità e l’ho capito tutto. Ho azzardato anche anche un commento. Attenzione che quando si sta troppo tempo in rete, si finisce a ragionare per tag. ;-) like mauruzio
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@imprenditore: Io faccio la pubblicità e l’ho capito tutto. Ho azzardato anche anche un commento. Attenzione che quando si sta troppo tempo in rete, si finisce a ragionare per tag. ;-)
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porta i numeri, porta nuove metriche (perché non si può continuare a basarsi sui click) e qualcosa cambierà…
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ragionare per tag? mi dici qualcosa in più?
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ragionare per tag? mi dici qualcoa in più?
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E invece ragionare al contrario, partendo da come si può creare un sistema migliore?
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@maurizio: ragionare per tag significa mettere etichette come questa: "i pubblicitari avrebbero bisogno di qualcosa di più semplice. Sai, hanno menti semplici, altrimenti l’avrebbero già capito"… ma era solo una battuta in risposta all’ironia di imprenditore ;-) rispetto al ragionamento contrario, condivido pienamente ed è proprio x questo che ho dato un "like" a quello che scrivevi tutto qui. era un like, mi piace, verbo. ciao.
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infatti Labicus, io non sono d’accordo con gli "slogan facili", ma è anche vero, che da anni scrivo in modo preciso e circostanziato sul mondo della pubblicità e delle agenzie, vedi anche ultimo post che ho qui linkato e non ho mai avuto alcuna reazione. Ciò che affermo è che il dibattito è inesistente
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infatti Labicus, io non sono d’accordo con gli "slogan facili", ma è anche vero, che da anni ho scritto in modo preciso e circostanziato sul mondo della pubblicità e delle agenzie, vedi anche ultimo post che ho qui linkato e non ho mai avuto alcuna reazione. Ciò che affermo è che il dibattito è inesistente
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@labicus come ogni generalizzazione e provocazione è evidente che ci sono situazioni diverse (gli imprenditori sfruttano i lavoratori?) resta il fatto che molte delle grandi strutture non sembrano averlo capito. Basta vedere i loro siti.
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Per la miseria che pezzo! Misurato e apocalittico ..Ora mi do la mazza sui piedi. Segnalo il pezzo a tutti gli amici manager a cui parlo inutilmente di socialcosi da mesi, così chiudo baracca e burattini (che non se ne poteva più), metto il portatile in macchina, vicino al MacDonald’s col wifi e vediamo! Grazie :)
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speriamo che mini non ci squalifichi per off topic.
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a mini piace il dibattito, se di qualità ;)
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allora mi ritiro in sordina. non voglio certo essere il primo pubblicitario a inerpicarmi su un dibattito così scivoloso, peraltro con il limite intellettivo che imprenditore ha evidenziato. ;-) vado a rifare il sito dell’agenzia. vogliate scusare.
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è un peccato
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sono quindici anni che fuggono, chissà perchè il digitale fa loro tanta paura ;)
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@Maurizio in riferimento alle agenzie pubblicitarie tradizionali, quando ho avuto la mia prima esperienza in Germania durante una ricerca di consulenza per un noto gruppo automotive, inizia a confrontarmi con tutto quello che riguarda la digital influence (per dirla alla Ogilvy), tuttavia quando nel progetto cercai di inserire un approccio del genere, non c’erano le competenze al riguardo nell’agenzia…che fatturando circa 20 milioni di euro, non era interessata a modificare il suo corebusiness. Avendo già una forte specializzazione nel settore automotive, B2C e B2B.
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Articolo molto molto condivisibile e interessante. La domanda principale, toccata ma lasciata aperta, rimane comunque sempre quella: e i soldoni? dove vanno? chi ce li mette? Se il ritorno non è immediato bisogna (ri) prendere a investire. E questo vale sia per le agenzie (come sottolinea Goetz) sia per chi commissiona. Ma l’investimento ha sempre un ritorno incerto: tanto più incerto quanto più potenzialmente alto. E qui, invece, si tira a campare.
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Articolo molto molto condivisibile e interessante. La domanda principale, toccata ma lasciata aperta, rimane comunque sempre quella: e i soldoni? dove vanno? chi ce li mette? Se il ritorno non è immediato bisogna (ri) prerendere a investire. E questo vale sia per chi le agenzie (come sottolinea Goetz) sia per chi commissiona. Ma l’investimento ha sempre un ritorno incerto: tanto più incerto quanto più potenzialmente alto. E qui, invece, si tira a campare.
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Matteo hai ragione, bisogna partire dalla misurabilità, ma non occorre inventare nulla, basta seguire il dibattito che i pubblicitari americani hanno portato avanti sull’accountability ad esempio sulla rivista e sul sito Advertising Age.
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Matteo hai ragione, bisogna partire dalla misurabilità, ma non occorre inventare nulla, basta seguire il dibattito che i pubblicitari hanno portato avanti sull’accountability ad esempio sulla rivista e sul sito Advertising Age.
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like andrea. @maurizio: OgilvyInteractive quest’anno compie 25 anni. così. per dire. un’altra cosa, ma giura di non prendertela. se qualcuno non legge quello che scrivi, non significa che manchi la discussione. semplicemente la discussione magari è solo un po’ spostata. x quanto riguarda il sottoscritto, giuro che ti leggo. rispetto ad advertising age, poi, attenzione: sono quelli che hanno eletto Obama: Marketer of the year. (sic!). Ultima cosa. Non fuggo, scappo a lavorare. Scusato?
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Non parlavo di me, non sono così importante. Ciò che dico è diverso, manca un dibattito pubblico, nessuno ha il coraggio di ospitarlo. Non c’è nelle conferenze, non c’è sulle riviste di settore, non c’è. I problemi sono conosciuti, ma non vengono affrontati. Per il resto, io Advertising Age continuo a leggerla, perchè mi è utile, è pragmatica, aperta a diverse opinioni, tra cui anche alcune estreme, lo convengo, ma cosa c’è di analogo in Italia?
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da noi questo non sarebbe mai possibile http://www.comunitazione.it/leggi.asp?id_art=5263&id_area=146&mac=2
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bel dibattito, grazie.
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