Uno dei piccoli reati che mi concedo è rubare le riviste di pubblicità (già questa definizione meriterebbe un’analisi ad hoc) all’ufficio advertising, che tanto loro non le leggono mai (e questa è una costante di tutte le aziende in cui ho lavorato, anche questa sarebbe da studiare a parte).
Pubblicità Italia, per esempio. Nel numero trafugato or ora, c’è un accorato editoriale sul futuro dell’editoria, con analisi psico-sociologica sul fatto che le persone acquistino contenitori anziché contenuti, e pagare per i contenuti si deve, e che se paghiamo i costi di telefonia perché non l’editoria, ecc. ecc. ecc.
Poi leggi il giornale, e tutti gli articoli – ma proprio tutti, principalmente interviste, riguardano gli inserzionisti, fino a raggiungere il culmine (dell’orgasmo per me, ma è una sensazione personale) con una intervista sulla online reputation (e sul contenuto potrei scriverne fior di post, ma taccio) che è accoppiata in fronte pagina all’inserzione della stessa agenzia su… uno splendido packaging delle pellicole da cucina, e claim “cogliere l’essenza della forma”. Stupendo. Devo abbonarmi.





4 Commenti
a me lo avevano insegnato subito a non mettere l’inserzione nella pagina di fronte all’intervista. perché se è un po’ più lontana la gente non se ne accorge, no? e soprattutto apprezza i contenuti di qualità.
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e certo, mica ce ne accorgiamo, siamo stupidi lettori :)
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@gluca ne evinco che io potrei avere l’orgasmo facilissimo :-)
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per arricchire la casistica. Nel Retailing, i fornitori che riempiono delle proprie inserzioni le riviste specializzate, nella speranza che i buyer le leggano, se le trovano ancora cellophanate nelle salette di attesa delle aziende retailer dove sono lasciati a frollire.
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