
Dopo lo shampoo annacquato, la mia startup ideale dovrebbe produrre gel e dentifricio in tubetti che possano aprirsi facilmente e *totalmente* al termine dell’uso e consentire il recupero di una ulteriore quantità di prodotto quantificabile attorno al 10/15% del totale – a seconda dell’involucro e della pressione esercitata.
Naturalmente i product manager sarebbero scelti solo tra quelli bruciatesi* per aver osato proporre innovazioni che si ispiravano a cose come “esiste solo una missione sostenibile: migliorare la vita delle persone della comunità di cui fate parte“ oppure alla ricerca di uno scopo più alto come direbbe Tara Hunt, o in generale a una visione di lungo periodo.
Nel mondo a rete è sul prodotto che si vince la sfida della comunicazione di successo e non più il contrario. IMHO.
* sicuramente a favore di quelli che avevano proposto di allargare il diametro del foro del tubetto – ehi, sei un genio! - e magari di fare buzz marketing.
13 Comments
[riporto dal blog] aggiungerei che ormai "l’esperienza è il prodotto", come ha scritto Peter Merholz. quindi non è nemmeno sul prodotto che si vince la sfida (la qualità del dentifricio, il prezzo, etc), ma sull’esperienza che quel prodotto genera (la possibilità di sfruttarlo fino in fondo, aaah!). imho, of course ;-)
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[riporto dal blog] aggiungerei che ormai "l’esperienza è il prodotto", come ha scritto Peter Merholz. quindi non è nemmeno sul prodotto che si vince la sfida (la qualità del dentifricio), ma sull’esperienza che quel prodotto genera (la possibilità di sfruttarlo fino in fondo, aaah!). imho, of course ;-)
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[riporto dal blog]aggiungerei che ormai "l’esperienza è il prodotto", come ha scritto Peter Merholz. quindi non è nemmeno sul prodotto che si vince la sfida (la qualità del dentifricio), ma sull’esperienza che quel prodotto genera (la possibilità di sfruttarlo fino in fondo, aaah!). imho, of course ;-)
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se l’esperienza è il prodotto, ogni prodotto è un brand per metonimia, giusto? L’esperienza è accresciuta dal brand, o il prodotto vive di luce propria? Ovvero, pan di stelle merendina, sarà figo perché ci sono i pan di stelle biscotti? o saranno percepiti a parte dal brand di riferimento? Direi che la domanda è alquanto retorica. Posso dire che ogni prodotto è un brand e ha poca importanza chi c’è dietro (dal punto di vista dell’esperienza vissuta)? Soprattutto oggi, ché un flop di un grande marchio viene amplificato più del successo [sono indeciso se premere invio. Sono ancora febbricitante :D]
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ps: non ho letto il post
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E’ quello che ho sempre sognato anch’io.
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molto vero, alberto, grazie. vitz: metonim…cchè? [parli troppo in difficile per la mia simple mind - e anceh per quella del PM medio :]
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"PM medio" ROTFL
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uff :-D
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quando i tubetti erano di banda stagnata si vendava un accessorio che riusciva a spremerli fino in fondo, ma non ebbe grande diffusione. Successivamente i dentifrici sono stati anche fatti liquidi ma senza successo. Mi chiedo quindi se c’è qualcuno che vuole veramente spremere fino in fondo e non venga voglia dopo un po’ di cambiare gusto.
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credo (a intuito) che ci sia una buona fedeltà di marca nel settore dei dentifrici. Fino a un paio di anni fa, quando finiva il tubetto, lo aprivo cone le forbici e "pucciavo" lo spazzolino dentro :) Una soluzione al problema (spreco) sarebbe ben accetta
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@Vitz questa? http://www.fantastik.it/spremidentifricio-spremi-facilmente-tubetto-dentifricio-altro-p-319.html
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io faccio così, quando qualcosa in tubetto (creme, detergente per il viso, maschere) sta per finire, o le confezioni monodose che monodose non sono mai, abbondano sempre, apro, taglio e con una spatolina o un cucchiaino travaso in un contenitore vuoto, in genere i vasetti di plastica appositi che trovo da sephora o quelli di vetro del fondotinta finito. quando poi finisco anche il vasetto, lavo e asciugo e riutilizzo. il dentifricio difficilmente mi capita di finirlo a me, ora che ci penso :/
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