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Il direct mail pagherà le fatture del 2.0?

Diceva qualche tempo fa MCC:

Se non vuoi la pubblicità, non ti do’ neanche il servizio “Credo che le piattaforme web che offrono servizi utili gratuitamente, debbano essere pagate obbligatoriamente con la pubblicità. Sotto forma di banner, di DEM (Direct email marketing) o altro. Il rapporto con l’utente è semplice: io ti offro un servizio di qualità e tu, compreso in questo, accetti di vedere/ricevere pubblicità. Così come fa da anni la televisione commerciale.”

Se da un punto di vista legale ovviamente l’equazione non fa una piega – è un libero contratto tra persone adulte – non è detto che sia comunque conveniente per chi la vuole imporre (come non è detto che la parte di auditel più evoluta abbia accettato davvero in questi anni di vedere la pubblicità delle reti commerciali). Coloro che chiedono l’eliminazione dalla mailing list pubblicitaria sono la parte più attiva, più avanzata, più connessa della base utenti, e perderla significa rinunciare alla diffusione del passaparola.

Meglio forse lasciare in pace la parte minoritaria di chi non vuole la pubblicità (o meglio, il tipo di pubblicità che le aziende e le concessionarie pensano di doverci propinare), concedendo comunque il servizio, e continuare a spedire direct mail alla maggioranza del gregge, ai poveri di spirito, a coloro che si bevono qualsiasi cosa, a quelli a cui si rivolgono claim come “Finish, la perfezione del diamante” e il giorno dopo lo comprano davvero.

Del resto le aziende pagano volentieri per operazioni che possono configurarsi come circonvenzione di incapace, dal risultato probabile. Purtroppo quando finiranno gli ingurgitatori, dovremo metterci in testa di pagare qualche spicciolo (ma solo per i servizi che meritano davvero, ma questo è un altro discorso).

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  • Qui scrivo — più o meno seriamente — di (un)marketing, social business ed eCommerce. Ma anche di negozianti, e di altre combinazioni tra persone e prodotti, online e offline. (No, il bambino in alto non sono io)

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